Reportage

Ultimo fotogramma dal Quinto Alpini

«Che bisogna fare?» domandò il piccolo principe. «Bisogna essere molto pazienti» rispose la volpe. «In principio tu ti sederai un po’ lontano da me... Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino»

testo e foto di Chiara Pezzoni

27/10/2019
3 min
Boschi molto verdi circondano la carrareccia che si addentra nella valle e costeggia e attraversa il torrente Zebrù.

Scorre con fragore ed ingrossa ad ogni nuovo temporale e le sue acque sono color grigio luna, dai molti, piccoli affluenti che scendono dalle vedrette disseminate nel Parco dello Stelvio. Più avanti la valle si apre. Abbiamo guadagnato quota dolcemente, raggiunto e lasciato alle nostre spalle pascoli pianeggianti, poi il percorso è cambiato, diventato morena, accumulo di detriti rocciosi e sfasciume trascinati dall’antichissimo ghiacciaio nei suoi spostamenti.
La Commissione Internazionale per lo studio dei ghiacciai nel 1899 distinse morene in movimento e morene deposte e con una cura certosina le classificò dettagliatamente in frontali, laterali, mediane, interne, di fondo, superficiali o galleggianti.

Dalla roccia su cui è abbarbicato, in lontananza, fa capolino il Quinto Alpini, col suo tetto giallo vivo che spicca e risalta nell’anfiteatro grigio del ghiaione. Elena e Michele gestiscono il rifugio da 16 anni, nel periodo estivo. A far loro da magazzino è il bivacco che si supera lungo la salita e i rifornimenti vengono fatti sempre a piedi: ora che il sentiero è sgombro facendo su e giù con una motocarriola, quando invece c’è la neve, con le gerle in spalla. Poco dopo il nostro arrivo, infatti, Michele parte nella discesa col suo mezzo, tornerà poco prima che faccia buio e la sera qui il buio è denso.

Dietro il rifugio il sentiero prosegue e in pochi minuti si arriva ad una selletta, punto estremamente panoramico: a sud si staglia il gruppo del Confinale e le cime intorno e a nord che spettacolo! La vedretta di Zebrù. Il primo ghiacciaio che vedo dal vivo e non è come me li ero sempre immaginati, tutto bianco e rilucente, la superficie è striata di grigio e sassosa; visibili nei lembi gocciolanti, nelle spaccature che si vanno sciogliendo, gli strati sottostanti sono però di un colore immacolato. Si sta riducendo in modo drammatico, ma è ancora un gigante e trasmette quel senso di potenza e timore reverenziale che gli elementi naturali fuori dalla nostra portata ci danno.

Qui l’acqua è davvero un bene prezioso, perché difficile da recuperare ed Elena si impegna a trasmettere il messaggio, l’invito all’attenzione. La conservano in bidoni-cisterna convogliandola, con tubature, direttamente dal ghiacciaio, ma il ghiacciaio è vivo e si muove ed anche i suoi crepacci si modificano e così spesso il flusso dell’acqua, nei punti di approvvigionamento, si blocca; allora bisogna andare a spostare i tubi.

L’umidità appanna i vetri mentre ceniamo con una gustosa pasta e fagioli e un tortino di polenta e formaggio spolverato di petali di fiori, a cui la modesta definizione sul menù non rende giustizia. Fuori la quiete e l’oscurità e la temperatura moderatamente rigida avvolgono il rifugio, le tavolate festanti all’interno, i visi stanchi e soddisfatti: un angolino illuminato nel cuore della montagna. Appena sveglia, la mattina dopo, esco ad annusare l’aria fresca dei 2877 metri e osservare questo ambiente in una luce diversa ed ecco che la vedo, seduta sul davanzale della cucina, una piccola meraviglia. Ha gli occhietti semichiusi e sembra infreddolita, con le zampine umide e sporche, perché durante la notte è piovuto; è la figlia della volpe storica del rifugio ed è una furbetta che ruba il cibo alla madre, di certo ora aspetta la colazione.

«Che bisogna fare?» domandò il piccolo principe. «Bisogna essere molto pazienti» rispose la volpe. «In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…»
Ultimo fotogramma del Quinto, uno sguardo a questo paesaggio bellissimo.

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Chiara Pezzoni è una delle autrici premiata all’edizione 2018 del Blogger Contest. Ha ricevuto in premio un soggiorno in ½ pensione al Rifugio Quinto Alpini, offerto dai gestori Elena e Michele. Come inviata speciale di altitudini.it Chiara aveva il compito di  raccontare la sua esperinza in visita al Rifugio Quinto Alpini.

Chiara Pezzoni

Scrivere è dare un po' di sé agli altri e fare anche i conti con te stesso, ti porta a guardar fuori e guardar dentro.


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