Se non puoi spaccare il mondo, giralo

Ogni età ha la sua buona scusa, e buona stella, per fare un errore: a sei anni sei scusato perché...

testo e foto di Claudia Colonia

E in mezzo al nulla, la casa di un anziano signore.
18/11/2017
4 min

Ogni età ha la sua buona scusa, e buona stella, per fare un errore: a sei anni sei scusato perché sei ancora molto piccolo, a dodici vai compreso perché sei nella preadolescenza, a diciotto sei indiscutibilmente un adolescente. E a ventiquattro? A ventiquattro anni non hai più scuse. Non ne hai bisogno: sei talmente spocchiosamente sicuro di te stesso, da pensare di poter spaccare il mondo. O almeno di girarlo.

E così mi ritrovo in Cile, a Pucon, per fare un’escursione al vulcano e poi ripartire. Ma qualcosa in questo paese mi invita a rimandare la partenza.
Le empanadas ai frutti di mare fatte a mano. Ancora un giorno.
La baracchetta dove bevo il caffè la mattina. Ancora un giorno.
L’idea di fare ancora un giro intorno al vulcano. Di farlo da sola chiaramente. Un punto in più alla presunta onnipotenza della gioventù.

Parto di buon’ora, ammiro il paesaggio, non un essere umano in tutta la giornata, ma neanche bovini al pascolo, aquile nel cielo, teschi di anfibi preistorici, nulla. Il silenzio regna sovrano e tutto mi sembra magnifico, soprattutto quando arrivo a quello che, nei miei calcoli, dovrebbe essere il bivio verso il sentiero che mi riporterà all’uscita. Scendo e scendo e scendo ancora, pensando che, anche nell’assurda ipotesi mi perdessi, mai e poi mai potrei rifare questa strada in salita, ed arrivo all’uscita del parco.

Ma non è quella da cui sono partita. Dove diamine sono finita? E’ tutto deserto, ingiallito dall’arsura, abbandonato da qualsiasi forma di vita. Una cartina con un inequivocabile bollino rosso mi indica dove sono arrivata, probabilmente all’ingresso del parco che usavano cento anni fa. In ogni caso incredibilmente lontana da dove sono partita.

Perfetto. Sono in mezzo al nulla. E ora come torno a Pucon?
Indietro non si torna mai, quindi decido di continuare la strada in discesa finché io abbia vita (l’acqua è finita già da un pezzo). Prima o poi, forse, tornerò alla civiltà. Ma chissà quando, visto che sta per tramontare anche il sole. Immaginando la Farnesina telefonare a casa per comunicare che hanno trovato il mio corpo secco e disidratato, continuo la mia camminata sotto il cielo del Sud America per un tempo non definito. Mi ritrovo a parlare da sola e ad applaudire a me stessa per essermi messa in questo pasticcio, quando un suono leggiadro, portato dal vento, attira la mia attenzione. Lo inseguo. E’ più incantevole del canto degli uccellini all’alba e più irreale delle fanfare della carrozza di Cenerentola. E’ il suono della mia salvezza, la musica del miracolo. In quel nulla totale, qualcuno sta facendo funzionare una motosega.

Rincorro questa musica celestiale per ritrovarmi alle spalle di un uomo che, per l’appunto, sta segando degli alberi nel bosco, chiedendomi per un attimo se comunicare con uno sconosciuto con una motosega in mano non sia una situazione un po’ spiacevole.

“Perdona? Disculpa?”. Non ho ancora capito la differenza tra i due convenevoli. Gli trotterello intorno, la mia vocina coperta dal suono delle fanfare. Mi vede. Con lo stesso sguardo di Maria Maddalena nell’Annunciazione, cerca di capire le mie poche parole di spagnolo, girandosi per un attimo a contemplare la cima del vulcano, come se stesse parlando con un folletto sceso direttamente da lì. Rispondendo parole per me incomprensibili, mi invita ad entrare a casa sua. Quel che segue è pane rustico, marmellata fatta in casa, caffè e acqua, acqua e ancora acqua, ascoltando un vecchio signore raccontare le storie del vulcano.

Un suo amico mi verrà poi a prendere con un vecchio taxi per riportarmi, sana e salva, a Pucon. Forse è ora di spostarsi.

Logo Blogger Contest2017_300x175
Mi ritrovo a parlare da sola e ad applaudire a me stessa per essermi messa in questo pasticcio, quando un suono leggiadro, portato dal vento, attira la mia attenzione.
Perdersi al tramonto sotto il cielo del Sud America: ne vale la pena. Come diamine sono finita in questa situazione?
Perdersi al tramonto sotto il cielo del Sud America: ne vale la pena. Come diamine sono finita in questa situazione?

Claudia Colonia

Sono Claudia, abito a Cuneo dove vivo ed arrampico da una decina di anni. La maternità mi ha aperto le porte del mondo dei blogger, dandomi la possibilità di scrivere per il blog del sito di montagna www.oliunid.it. Scrivere è sempre stato un sogno!


Link al blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Esplora altre storie

Con Giulia e Alessio eravamo stati in cima al Mulaz per rilevare la flora... Con Giulia e Alessio eravamo stati in cima al Mulaz per rilevare la flora di vetta, il giorno precedente avevamo raggiunto Cima Cece che...

L’ultimo libro di Sandro Campani racconta di una piccola comunità dell’Appennino tosco-emiliano. Si inseguono... L’ultimo libro di Sandro Campani racconta di una piccola comunità dell’Appennino tosco-emiliano. Si inseguono vari personaggi, ma il bosco e i suoi segreti sono...

Le pietre di arenaria cupa, ancora umida dal passato acquazzone, ornano di corsi regolari... Le pietre di arenaria cupa, ancora umida dal passato acquazzone, ornano di corsi regolari il movimento continuo del costruito storico; enormi mura cinquecentesche, fluide...

Lo scheletro di una balena affiora dalle acque: è il fossile che emerge dal... Lo scheletro di una balena affiora dalle acque: è il fossile che emerge dal passato? O è il presagio di quel che sarà?...

In principio era la carne, non il verbo. Corpi in grado di lottare, di difendersi... In principio era la carne, non il verbo. Corpi in grado di lottare, di difendersi e di attaccare. Corpi che fecero di noi prima i capi...

Pilota di parapendio con un passato "da mondiale", Martina Centa è uno spirito libero,... Pilota di parapendio con un passato "da mondiale", Martina Centa è uno spirito libero, ama camminare, correre e volare sulle montagne di casa. Ora...

Non ho proprio voglia di alzarmi. Alzarsi significa freddo. Significa mettere gli scarponi per... Non ho proprio voglia di alzarmi. Alzarsi significa freddo. Significa mettere gli scarponi per uscire ed andare alla latrina congelata dove troverò le produzioni...

Dei ragazzi hanno riso guardando il mio viso, stavo camminando, le campane del Duomo... Dei ragazzi hanno riso guardando il mio viso, stavo camminando, le campane del Duomo suonavano, avevo i capelli bagnati, pettinati in avanti....

Quel sogno di infinito stava già nell’animo di Daniele e di Tom, in quell’infinito... Quel sogno di infinito stava già nell’animo di Daniele e di Tom, in quell’infinito volevano fare ritorno, non per entrare nella storia, ma nell’infinito,...

La prima neve aveva già cominciato a far scomparire le cime, il cielo bianco... La prima neve aveva già cominciato a far scomparire le cime, il cielo bianco assorbiva i crinali candidi e il Monte Bove appariva all’osservatore...