Recensione

A PROPOSITO DI STORIA DELL’ALPINISMO

La collana pubblicata dal Corriere della sera, curata da Alessandro Gogna, ripercorrere 250 anni di sfide fra uomo e montagna, imprese gloriose e tragiche raccontate da esperti. Un’opera vasta che ambisce a svolgere la funzione di Summa Storica dell’alpinismo.

testo di Ledo Stefanini

26/02/2023
4 min
L’iniziativa editoriale del Corriere della Sera dedicata alla Storia dell’Alpinismo, a cura di Alessandro Gogna, è giunta al 23° fascicolo settimanale su 25 previste, il che consente una valutazione della struttura culturale su cui si regge l’operazione.

Innanzitutto, possiamo affermare che un’opera di tale vastità, che ambisce a svolgere la funzione di Summa Storica dell’alpinismo come fenomeno planetario, rappresenterà in futuro il principale riferimento di coloro che si occuperanno di questo tema caratterizzato da una sterminata varietà di connotazioni locali e temporali. Apprezzabile è indubbiamente l’acribia con cui il gruppo di collaboratori all’impresa ha curato le singole biografie alpinistiche dei vari personaggi che, in tempi e luoghi diversi, si sono distinti per le loro imprese. Il lettore trova nell’opera, divisi per fascicoli, i pionieri, le grandi realizzazioni sulle Occidentali e in Dolomiti, le Nord e le Invernali, il Sesto grado classico e il Settimo, le Alpi e la Patagonia, senza trascurare l’alpinismo sovietico, quello femminile, l’Himalaya e lo Yosemite.

Un’opera che implementa la grande “Enciclopedia della Montagna” pubblicata da De Agostini fra l’83 e l’87. La differenza fra le due opere non è solo di carattere temporale, nel senso che molte trasformazioni sono avvenute, da allora, in campo alpinistico; ma anche nell’ampiezza spettrale dei temi affrontati. Per essere più precisi, l’Enciclopedia della Montagna dedicava spazio a tutte le voci riferibili all’ambiente alpino, quindi all’alpinismo, in tutte le accezioni, ma anche allo sci, all’orografia, alla formazione delle valanghe, ecc. Per contro, come indicato dal titolo, l’opera diretta da Gogna è interamente dedicata all’alpinismo e solo a quello, cosa che riduce l’ampiezza di campo. Ma solo in apparenza.

Il nocciolo vero è che è impossibile isolare l’alpinismo dal contesto storico dell’ambiente culturale in cui è inserito, che ne incuba la nascita e le forme del suo sviluppo.

Quando gli intellettuali si occupavano di scuola e, in particolare dell’insegnamento della storia, la critica principale ai manuali era proprio l’articolo che veniva associato al sostantivo “storia”. Si avanzava con ricchezza di argomentazioni, che “la” storia non poteva essere solo quella dei grandi uomini e delle battaglie, in quanto alla storia dell’umanità contribuisce anche il cuoco di Napoleone. Non ci risulta che Bertold Brecht abbia mai praticato l’alpinismo; ma, comunque, ne vestiremmo i panni letterari per riportare le ingenue domande del praticante domenicale: «Chi costruì i campi base degli 8000? Dentro i libri ci sono i nomi dei conquistatori dei monti. Sono stati loro a portare i pesanti carichi?». Ma questo è solo un aspetto secondario della questione. Il nocciolo vero è che è impossibile isolare l’alpinismo dal contesto storico dell’ambiente culturale in cui è inserito, che ne incuba la nascita e le forme del suo sviluppo. Le grandi domande schivate da questa, come da altre Storie dell’Alpinismo, sono il contesto culturale che ne ha determinato la nascita nell’Inghilterra della metà dell’800, perché ha assunto forme nettamente difformi presso il Paesi di lingua tedesca; perché si è presentato sotto un aspetto completamente nuovo in Germania, dopo la Grande Guerra; perché ancora nuovo nella California degli anni ’60, e così via.

La verità è che l’alpinismo, in qualunque forma declinato, non può essere ridotto alle imprese; anzi il termine stesso di “impresa alpinistica” è privo di significato quando sia isolato da una rete socio-culturale di cui è espressione. I soldati di Napoleone che nell’inverno del 1812 si scagliarono contro l’esercito russo per passare la Beresina, non sapevano di stare facendo la storia, si battevano per tornare a casa; provvidero gli storici, anni dopo, a dare un senso alla terribile vicenda. L’analogo si può dire dell’invernale alla Soldà in Marmolada di Hermann Buhl e Kuno Rainer nel marzo del 1950, che diede l’avvio ad una lunga serie di imprese invernali. È illusorio pensare che di queste si possa trovare ragione solo all’interno della “repubblica degli alpinisti”.

L’alpinismo, in qualunque modo lo si voglia intendere, è una manifestazione culturale di un gruppo sociale.

L’alpinismo, in qualunque modo lo si voglia intendere, è una manifestazione culturale di un gruppo sociale. Può trattarsi dei gentlemen vittoriani, inventori dello sport, della nobiltà mitteleuropea, dei giovani privi di prospettive dopo la Grande Guerra, dei contestatori americani degli anni ’70, sempre il loro alpinismo è espressione di una cultura di gruppo. Qualche volta, ma non sempre, è espressione di disagio sociale che assume le forme della contestazione culturale, e si manifesta attraverso la “conquista dell’inutile”. I regimi totalitari hanno cercato di intestarsi anche di questa manifestazione di affermazione personale, indirizzandola al proprio vantaggio politico; ma ciò ha riguardato tutte le manifestazioni artistiche.

La creazione dei miti è affare complesso come dimostrano gli approfonditi studi storici sulla costruzione delle immagini popolari di grandi scienziati (Einstein in primo luogo) o romanzieri o musicisti. Un postulato diffuso è che la Storia abbia un verso: che tutto ciò che avviene tenda ad un fine ultimo. Applicato all’alpinismo, avrebbe due corollari. Il primo che le innumerevoli forme dell’alpinismo fossero i prodromi della sintesi alpinistica attuale, codificata nei modi e nelle forme da chi dispone del potere di farlo. Il secondo che quello esaltato e glorificato nelle riviste e nei festival sia il solo degno del nome: in queste modalità si rende reale l’ottimistico assunto di Pangloss: il migliore degli alpinismi possibile.

Ledo Stefanini

Docente di fisica all'Università di Pavia (sede di Mantova), studioso di storia dell'alpinismo.


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