Dopo lâincidente sul Porcellizzo, luglio 1970
testo e foto di Sandra Scrimali
Lo zaino, in robusta tela azzurra e cuoio grigio, pendeva sconsolato e floscio dallâattaccapanni del corridoio di una casetta di campagna.
Irma aveva impegnato tutto il mese di lavoro in libreria per procurarsi unâattrezzatura adeguata, ma la sfoggiava solo nelle grandi occasioni. Era stato suo compagno sulle Torri del Vajolet e sul Sella, era maturo il tempo per osare qualcosa di piĂš. La sessione estiva di esami era terminata per lei, non ancora per Flavio, per cui fantasticava da sola sui possibili obiettivi. Non erano i tempi di Internet, in cui asciutte relazioni, immagini in sequenza, filmati musicati coltivano sogni e fantasie. Allora bisognava fare tesoro dei racconti di altri alpinisti, fioriti di aneddoti, innaffiati di vino rosso e riscaldati dal fuoco dei bivacchi. CosĂŹ prese forma il progetto di risalire il lungo fianco di granito adagiato sotto il cielo di cobalto della Val Bondasca e discendere, raggiunta la cima, dallâaltro versante della grande montagna evocata come un sogno da tanti alpinisti.
Raccolse i materiali, martello, chiodi, moschettoni, una corda gialla da 8 mm poteva bastare. Lo zaino era giĂ pesantissimo e ancora mancavano la tenda per dormire nei prati, il piumino, lâacqua e i viveri, la macchina fotografica. Sul tavolo si materializzavano i suoi pensieri per affrontare ogni imprevisto, ma decidere lâindispensabile, in unâafosa giornata di pianura, era arduo: in 40 tiri di corda può succedere di tutto ma anche un carico eccessivo può divenire fatale. Speravano di realizzare una lunga storia dâamore, un abbraccio al granito come non avevano mai provato, un trillo argentino sulle pareti ferite dai chiodi che Irma, da seconda di cordata, avrebbe recuperato con molte scuse e qualche carezza, e questo canto non doveva trasformarsi in gemiti di dolore o di morte.
Il fascino misterioso dello Spigolo Nord, per due ragazzi con pochi soldi e poco tempo per prepararsi era un esame da 110 e lode, il loro entusiasmo non contemplava spazi oscuri per lâincidente, per il fallimento, per la morte. Ă tuttora un impegno notevole che mette a nudo la personalitĂ , non consente errori, prova la resistenza alla fatica, al clima, alla solitudine, al timore di incrodarsi e non farcela. In quegli anni bisognava in ogni caso venirne fuori con le proprie forze perchĂŠ non câerano i telefonini e nemmeno un Soccorso Alpino capillare come si sarebbe sviluppato in seguito, ma Irma non considerava nemmeno la possibilitĂ di un incidente, aveva totale fiducia in Flavio e la fresca baldanza dei suoi ventâanni di ragazza libera e fuori dal coro.

Dopo lâincidente sul Porcellizzo, luglio 1970
Finalmente riuscirono a partire, un padre collaborativo aveva prestato lâauto per facilitare lâavvicinamento, il cielo era sereno e cosĂŹ i loro pensieri. Attraversati ruscelli da fiaba, boschi odorosi di muschi e resine, rigogliosi prati dâalta quota, ecco comparire quasi dal nulla la Capanna emergente dalla scenografia piĂš spettacolare che avessero mai ammirato: di fronte a loro le grandi cattedrali di granito sulle quali Cassin, Molteni, Valsecchi, Bramani, Fiorelli avevano vergato, anche col sangue, pagine di storia dellâalpinismo. Un lungo braccio dal Pizzo si stendeva fino a lambire con un dito i prati alle spalle della Capanna, un malizioso invito a lasciarsi trasportare in alto, passo dopo passo, tiro dopo tiro, sosta dopo sosta, fino a toccare il Cielo, ora addolcito dallâimminente tramonto.
Montata la tenda poco lontano, entrarono nellâaccogliente rifugio, dove profumi di cucina e racconti di avventure si incrociavano con le ultime novitĂ sui percorsi e sulle previsioni del tempo, ma la cruda novitĂ per Irma fu che Flavio sarebbe salito con un ragazzotto di belle promesse, un tal Lodovico che era in cerca di compagni di cordata. Insieme avrebbero valutato la Via, per poi tornarci con lei. ÂŤEâ per il tuo bene, Tesoro, non voglio metterti nei pericoliÂť. Forse la proteggeva da infausti presentimenti, forse un Destino era giĂ in atto. Fu irremovibile. Lodovico gongolante. Irma dovette ingoiare il rospo, Flavio sceglieva sempre lâopzione piĂš saggia.
ÂŤNon resterò qui a piangere fra gli Eriofori, aggiro la cima e vi aspetto dallâaltra parteÂť reagĂŹ lei. CosĂŹ ben prima dellâalba i loro sentieri si divisero. Irma partĂŹ con passo nervoso, carica di risentimento e di stizza verso Lodovico che la privava di quel sogno di granito che occupava i suoi pensieri da mesi. Lacrime di amara frustrazione le annebbiarono la vista, ma presto fu ammaliata dal silenzio che la circondava sotto quel cielo di fiordaliso, con le candide seraccate alla sua sinistra: azzurro e bianco come una porcellana di Della Robbia! Porcellane sĂŹ, ma troppo incombenti.
Assorta nei suoi pensieri aveva perso i segnavia. SentĂŹ la paura gelarle le gambe, era proprio sotto tiro, bisognava sbrigarsi, sloggiare, recuperare il sentiero, mettersi in sicurezza. Voci lontane risuonavano: ÂŤIrma, Irma, IrmaÂť. Aveva allucinazioni, forse la quota, forse il digiuno, forse lo sforzo. ÂŤIrmaaa, Irmaaa, IrmaaaÂť rimbalzava lâeco inquietante. In un lampo ripassò le lezioni del corso dâalpinismo, tornò sui suoi passi fino a ritrovare lâultimo segnavia noto mantenendo un occhio alla neve instabile, fino a che intercettò lontano, su uno sperone di roccia, un provvidenziale segnale tondo e rosso, raggiunto il quale si trovò con sollievo in prossimitĂ del Passo. LĂŹ appollaiato fra due grandi massi stava seduto un angelo biondo e riccioluto che la osservava sorridendo con un filo dâerba fra le labbra. Uno scambio di frutta secca e proseguirono insieme ramponando il canale gelato ormai in ombra, fino a che si affacciarono al luminoso sole dellâItalia.

Cresta Marimonti, giugno 2017

La valle del Porcellizzo e il Rifugio Gianetti, giugno 2018
Il canale di discesa era ingombro di neve fusa, troppo scorrevole sulla sottostante base ghiacciata e il giovane austriaco precipitò a valle. Irma si arrestò di colpo per valutare la situazione ma in pochi istanti già scivolava a precipizio giÚ per il ripido pendio. Vide le rocce correrle incontro e poi fu tutto buio. Si risvegliò fra le braccia del suo angelo che le sussurrava parole incomprensibili con voce rassicurante mentre le fasciava la testa come poteva e le faceva sorseggiare una bevanda dolciastra. Si avviarono insieme verso il rifugio sottostante.
ÂŤIrma, Irma, IrmaÂť, ancora quelle voci in lontananza. Doveva essere il trauma cranico, lâaltitudine, il digiuno. Raggiunto il rifugio fu medicata e fasciata a regola. Ma poi⌠Elicottero sĂŹ, Elicottero no, Elicottero viene da lontano, Elicottero non câè. Il trauma cranico iniziava a produrre euforia. Irma chiese due uova al tegamino e sarebbe scesa da sola. E mentre si organizzava la partenza apparve Flavio. ÂŤSono ore che ti rincorro e ti chiamoÂť. Lodovico si era dimostrato incapace ed avevano rinunciato a proseguire.
Scese come in delirio, si risvegliò in ospedale il giorno dopo, di colpo ripiombata sulla Terra, con tutti i piccoli e grandi problemi della vita quotidiana che lassÚ, sotto un cielo di zaffiro, sembravano lievi ed inconsistenti.
Una dopo lâaltra le vicende di una vita complessa rinviavano lâappuntamento tanto vagheggiato. I capelli bianchi avevano camuffato i segni delle suture. Lo zaino azzurro, sbiadito e rattoppato delle ferite inferte dalla caduta, era sempre lĂ , appeso alla sua gruccia. Era venuto il tempo di rispolverarlo e restaurarlo. Ora Irma aveva un Maestro, le tecniche di arrampicata erano cambiate, erano trascorsi quarantacinque anni di una vita intensa e mai banale, si poteva ripartire. Ma proprio quando il sogno era uscito dal cassetto e, rivestito di una nuova luce di fattibilitĂ , lo Spigolo brillava nuovamente nei suoi occhi, una spaventosa frana oscurò la valle rendendo impraticabili i sentieri e gli accessi alle Vie. Imponderabile destino.
Lo Spigolo si negava forse per proteggerla da infausti drammi. Il curriculum di Irma si sarebbe arricchito della Marimonti, della Molteni, del Barbacane, ma allâabbraccio affettuoso dei suoi sogni dovette rinunciare definitivamente: troppo bianchi i suoi capelli, troppo corto il suo respiro, troppo lente le sue gambe. Avrebbe finito volentieri i suoi giorni lassĂš, sulla cattedrale di granito, ma era destinata a continuarli giĂš nella pianura nebbiosa.
Mentre il suo Spigolo le restava nel cuore, il pensiero di averlo immaginato, accarezzato, assaporato da vicino, le dava lo slancio per proseguire sui sentieri della vita, dove pochi sono i sogni che si avverano se non si sa cogliere il profumo che un piccolo fiore calpestato emana prima di morire.
Bel racconto che si legge tutto d’un fiato per il taglio giornalistico e mai retorico. Conoscendo personalmente Irma, non si può fare a meno di considerare come il suo carattere, la sua determinazione e la passione alpinistica ancora oggi, che ha raggiunto una etĂ “diversamente giovane”, siano ancora freschi come allora. A Sandra, autrice del pezzo, invece mi sento di consigliare di continuare a scrivere facendosi aiutare da Irma per le storie.
grazie “vecio”. Aspetto tuoi racconti da fuoco di bivacco
Molto accattivanteâŚsi legge tutto dâun fiato! Scritto molto bene, trasmette passione e determinazione⌠belle emozioni!
Super racconto ! Me lo sono letto tutto d’un fiato e mi ha fatto venire voglia di andare in montagna! Direi che ha raggiunto lo scopo.
Bel racconto, ci si legge la passione, la determinazione e lo spirito di adattamento, ed anche quella giusta dose di saggezza che a volte si concretizza assieme ai capelli bianchi. ? Racconto in cui molti sapranno immedesimarsi, pensando alle loro passioni.
Complimenti! Ben scritto ed avvincente… Una delle grandi avventure della nostra Sandra!! ?
Il rifugio del Vajolet, il primo rifugio che visitai grazie a Sandra e alla sua passione per la montagna, una passione che ha contagiato pure me. Da quella volta in cui mi ci ha portato per caso, ogni occasione è buona per visitare un posto diverso ma che sia in MONTAGNA!
Matteo
Complimenti! Bellissimo ed emozionante racconto!
Racconto molto bello, intimo, crea atmosfere. Lascia la bocca amara per un sogno non realizzato, ma è la vita. La speranza, però, è sempre l’ultima a morire e se le gambe, il fiato possono con i capelli bianchi venir meno, io non getterei la spugna. Se quello zainetto è ancora lĂŹ ad aspettare, provare a riprenderlo in spalla fin dove si può … Chiaramente io parlo di Irma, non di te.
Io amo il Mare e le Montagne amo soprattutto guardarle. il racconto è molto molto bello, indipendentemente dal contesto delle montagne.. mi ha fatto ricordare lâ osservazione di un mio amico musicista: ci sono alcuni pezzi di violino o pianoforte dove lâ orchestra è solo una cornice⌠Vorrei leggere altri racconti.. Sapere di Irma,.., ma non solo. Bravissima!
Interessante ed coinvolgente.Aspetto altri racconti.
Mi piace molto questo andamento veloce talvolta nervoso ma sempre ricco di particolari e di emozioni. La lettura risulta agile e ci trascina con passione negli ambienti che ben conosciamo ed ai quali sentiamo di appartenere.