Aspettarsi l’inaspettato

testo e foto di Alessandro Barbisan

Una pausa per godere del paesaggio
03/12/2017
4 min

Il sole è quasi a picco, e il paesaggio risplende di incredibili colori e contrasti resi così intensi da quella luce forte come un laser. Nuvole bianchissime incollate come adesivi su un cielo blu intenso e tutto attorno spazio aperto a perdita d’occhio. Ed io, mentre mi godo tutto questo, pedalo.
Sono da poco entrato in Tanzania dal Kenya, e mi trovo su una statale nuova di zecca che va fino a Dar es Salaam. Come spesso negli ultimi giorni, penso quasi incredulo: “Mio Dio l’ho fatto davvero, sto viaggiando in Africa in bicicletta!”.
Incontro villaggi e donne vestite di meravigliosi colori che sembrano tutt’uno con il paesaggio circostante e intanto ripenso a come è nata quest’idea folle.

Qualche mese prima ero a Londra a trovare un amico. In quel periodo pianificavo il mio ritorno in Uganda. L’idea era stare qualche tempo a Kampala, la capitale, per imparare la lingua locale e passare del tempo con un caro amico e fratello Ugandese. Tuttavia giusto in quei giorni mi scriveva dicendomi che per lavoro era andato a vivere in Sud Africa e non sarebbe tornato per almeno dieci mesi.
Il mio piano era fallito in partenza. Ci tenevo molto a incontrarlo e lui mi esortava a raggiungerlo, ma il Sud Africa non mi attirava molto, così diverso dall’Africa nera e la sua cultura più vera, povera e scarna.
Dovevo pensare a qualcos’altro.
Ricordo quei momenti di sconforto, dove il mio piano in frantumi mi metteva di fronte alla solita insostenibile pagina bianca. Quel vuoto vibrante e pronto a cogliere qualsiasi idea nuova, qualsiasi guizzo di vitalità senza contorni precisi, ma potente abbastanza da determinarli strada facendo.
Il mantra era… “come conciliare l’andare in Sud Africa a trovare il mio amico, e allo stesso tempo vivere l’Africa più nera?”

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Attraverserò l’Africa in bici partendo dal Kenya e vivendo le realtà più vere e locali.
Statale per Dar es Salaam, Tanzania / Parco Nazionale Saadani
Statale per Dar es Salaam, Tanzania / Parco Nazionale Saadani

Sentivo distintamente la paura dell’ignoto, ma decisi di corteggiarlo. Non l’avessi fatto, avrei chiuso quella porta accucciandomi in qualche angolo tiepido della mia mente.
Feci dunque il salto.
Nell’istante in cui varcavo la soglia una ventata di follia, quella buona, mi spettinava i capelli, e mentre ripetevo il mantra la risposta arrivava in un lampo, una visione folgorante.
“Attraverserò l’Africa in bici partendo dal Kenya e vivendo le realtà più vere e locali!”
Lo stomaco si chiudeva, la mente iniziava a fantasticare e una frizzante energia corroborava il corpo facendomi sentir vivo.

In un lampo ritorno al presente, alla mia bici e a questo paesaggio Africano. Mi trovo di fronte ad un bivio che non avevo calcolato. Continuare sull’asfalto, o scegliere la “statale” costiera, tutta sterrata per centottanta chilometri fino a Dar? So già quale sceglierò e perché.
In un viaggio così ogni istante, ogni più minima decisione echeggia di quella libertà di sbagliare, di osare. Ogni scelta nasce nell’ignoto e nell’ignoto si rituffa, trascinandoti in fondo alla tana del Bianconiglio, fuori dalla tua zona di comfort.

L’Africa, un luogo dove popolo e natura si fondono e confondono e dove ritrovare il battito primordiale, rompere le catene della nostra ossessiva ricerca di certezze.
L’Africa che con grande ironia, ha poi deciso di sconvolgere nuovamente I miei piani, quando vicino a Dar es Salaam sono stato derubato perdendo nel furto passaporto e carta di credito, facendo così finire il mio viaggio. Un ulteriore salto fuori dalla zona di comfort, un trauma vedere la realtà per quella che è, ma anche una lezione importante.

Fallito la missione? Tutt’altro! Grande la soddisfazione nel sapere di aver vissuto qualcosa di vero, di aver saputo rischiare, libero di osare, libero di sbagliare.

Alessandro Barbisan

Viaggiatore e cercatore, esperto surfista di onde spiraliformi. Idealista pragmatico a stretto contatto con la realtà e con il naso sempre un pò oltre la zona di comfort.


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