Saggio

PAUL, EMMY E WALTER, LA MEGLIO GIOVENTÙ

Riflessioni su una fotografia a Selva di Val Gardena il 12 agosto 1911.

testo di Ledo Stefanini

10/04/2023
6 min
Una fotografia famosa quella scattata da Rudolf Redlich a Selva di Val Gardena il 12 agosto 1911.

Ritrae tre giovani che non sorridono alla camera; ma esprimono con l’atteggiamento una sicurezza e contentezza appena contenute. A destra è Walter Schmidkunz, a sinistra Paul Preuss, al centro la bella e vitale Emmy Eisenberg, con un cognome al quale si associa talvolta quello di Hartwich, altre quello di Brioschi; altre ancora ambedue: Hartwich-Brioschi.

Walter Schmidkunz, divulgatore delle Alpi e dell’alpinismo
Walter Schmidkunz, nato a Kiel nel 1887, fu editore, scrittore di montagna e giornalista. Con i suoi libri popolari, raccolte di racconti e articoli, contribuì a far conoscere l’ambiente alpino e le varie modalità di frequentazione.
Per il cineasta gardenese Luis Trenker scrisse diversi copioni per i suoi film di successo (Der Sohn der weissen Berge 1930, Berge in Flammen, 1931, Der Rebell, 1932). Una delle opere migliori di cui curò la pubblicazione nel 1937 fu Bergvagabunden, sull’alpinista Hans Hertl, che fu operatore cinematografico con Leni Riefenstahl (Olimpia, 1936) e con Luis Trenker (Liebesgrüße aus dem Engadin, 1938).

Dopo la morte per assideramento sulla parete Nord della Civetta, nel 1932, Leo Maduschka divenne noto al grande pubblico soprattutto per merito di Schmidkunz che ne pubblicò le opere di argomento alpinistico più importanti. I libri su Hertl e su Maduschka sono paradigmatici di una concezione dell’alpinismo che fu peculiare degli alpinisti tedeschi degli anni tra le due guerre, legata da una parte al motivo del vagabondaggio – tema caro al romanticismo tedesco – e dall’altra alla filosofia del wanderungen sviluppata da Friedrich Nietzsche in Così parlò Zarathustra.

Il rapporto di Schmidkunz con il nazionalsocialismo fu controverso. Nel 1924 si dimise dalla sezione dell’Alpenverein bavarese per protesta contro le posizioni antisemite del club e per le sue convinzioni venne anche accusato di essere di origini ebraiche. Per contro, nel 1933, con il titolo di Adolf Hitlers Wahlheimat (patria d’adozione di Adolf Hitler) pubblicò una guida turistica di Berchtesgaden che trasudava ammirazione per il dittatore. Dal 1940 pubblicò i Münchner Lesebogen, pienamente in linea con la politica letteraria dello stato nazista. I Münchner Lesebogen erano costituiti da opuscoli da 16 a 30 pagine che furono distribuiti a milioni durante la Seconda guerra mondiale, come letteratura d’evasione per soldati e operai delle fabbriche di armamenti.

Dopo la fine della guerra, nell’ambito dell’opera finalizzata alla denazificazione, Schmidkunz fu portato in giudizio con l’accusa di comportamento filo-nazista, reato che fu classificato come “minore”, per cui venne condannato solo a una multa e a un anno di libertà vigilata. Dopo l’assoluzione in appello nel 1949, Schmidkunz si trasferì a Neuhaus dove continuò a lavorare come consulente editoriale fino alla morte nel 1961.

Walter Schmidkunz al centro della foto, a sx Karl List e a dx Wastl Fanderl (1938).

Lago di Misurina: da sinistra, Severino Casara, Emmy Eisenberg-Brioschi ed Emilio Comici.

La netta divisione dei ruoli tra guida e guidato può essere letta come “(auto)oppressione”, ma che rivela anche i limiti della l’emancipazione femminile sul tema contemporaneo dell’alpinismo borghese. (Hartwich 1924).

Emmy Eisenberg, lo sguardo femminile sulle montagne
Emilie ovvero Emmy Eisenberg (Vienna, 1888 – ivi, 1980), prima della guerra si era legata più volte alla corda di Paul Preuss, come stanno a dimostrare le numerose fotografie. Dopo la morte di Preuss (3 ottobre 1913) continuò a scalare in cordata con Rudolf Redlich, anche lui del gruppo del fuoriclasse austriaco. Emmy, di famiglia ebrea, nello stesso giorno (20 novembre 1914) ricevette il battesimo luterano e sposò Alexander Hartwich (1888 -1979), un amico di Preuss destinato a diventare famoso come psichiatra. Dell’amico e maestro di alpinismo, Hartwich scrisse che «La sua arrampicata somigliava ad una danza tanto appariva leggera, senza sforzo e così perfettamente gioiosa». Dopo la separazione da Hartwich, Emmy contrasse matrimonio con Otto Brioschi (1901 -1966); motivo per cui prese ambedue i cognomi: Hartwich-Brioschi. La conversione di Emmy Eisenberg nel 1914 non fu dovuta a un profondo travaglio mistico, ma piuttosto si trattò di un tentativo di mettersi al riparo dal vento fortemente antisemita che cominciava a spirare nel Paese. Tra i numerosi ebrei viennesi che si convertirono al protestantesimo nello stesso periodo vi fu Lise Meitner, che più tardi scoprì la fissione nucleare.

Dopo la Grande Guerra, lo scontro antisemitico si estese anche all’alpinismo. Alcune sezioni del Deutscher und Oesterreichischer Alpenverein introdussero la “clausola ariana” secondo la quale l’adesione alla società alpinistica era riservata solo alle persone “di razza ariana”. Si trattava di un provvedimento molto importante, anche per il fatto che si stimava che oltre un terzo degli iscritti fossero ebrei. Per reazione, i membri espulsi dal DÖAV fondarono nel 1921 una nuova associazione che prese il nome di “Donauland” (Terra del Danubio). Lo stesso anno Emmy (Eisenberg) Hartwich, che pure apparteneva ad una eminente famiglia ebrea, tenne una conferenza sul tema «Die Frau in den Bergen» che venne pubblicata sulle «Mittheilungen»; ma poco dopo lo scritto venne espunto dalla rivista, per cui ne rimase traccia solo negli indici[1]. Il saggio – che non è andato perduto – illustra, con linguaggio ironico e pungente, la posizione delle donne nell’alpinismo del tempo, che probabilmente era anche quello predominante presso il grande pubblico e nell’Alpenverein.

Negli anni ’30 Emmy strinse amicizia con Severino Casara ed Emilio Comici, con i quali condivise ancora molte esperienze alpinistiche.

Paul Preuss
Paul Preuss

Molti dei ragazzi che si riunivano intorno a Preuss in quei giorni provenivano da famiglie ebree ed erano inconsapevoli dei tempi duri che li attendevano dopo la guerra imminente.

Paul Preuss, visionario e filosofo dell’alpinismo
Di Paul Preuss come alpinista è superfluo parlare, basta fare riferimento alla monografia che ce ne ha dato Reinhold Messner[2].
Dal punto di vista intellettuale, è morto troppo giovane per lasciare testimonianze importanti intorno a questioni che non riguardassero la pratica alpinistica. Certo, anche la sua poetica dell’alpinismo è testimonianza di una rigorosa purezza di pensiero a cui è stato fedele fino alla morte. Il suo amico Paul Jacobi, anche lui morto in guerra, lo ricordò come un uomo la cui visione del mondo era basata su alti ideali. Qualcosa di lui ci dice una breve poesia che, in suo onore, scrisse nel febbraio del 1906:

Spera sempre in ciò che ti aspetti
Ma non aspettarti mai quello che speri.
Credi solo a ciò che ti convince,
Ma lasciati convincere
Solo da ciò in cui credi.

A felice ricordo di chi, tra Schiller, Lessing e se stesso
Lascia solo una foglia in libertà,
Perché sotto i raggi del sole ogni sua goccia
Di rugiada possa brillare.

Il giorno della fotografia Preuss veniva da una campagna alpinistica intensa ed entusiasmante. Il 28 luglio aveva realizzato il suo capolavoro: salita e discesa in solitaria della parete Est del Campanil Basso, mentre la sorella Mina e l’amico Paul Relly lo aspettavano sullo Stradone Provinciale. Con Relly il primo agosto, aveva aperto una nuova via sulla parete Ovest del Crozzon di Brenta e due giorni dopo ripetuto la via del “masso squarciato” di Dibona sul Croz dell’Altissimo. Dopo breve tempo, Paul Relly e Mina, si sposarono.

Molti dei ragazzi che si riunivano intorno a Preuss in quei giorni provenivano da famiglie ebree ed erano inconsapevoli dei tempi duri che li attendevano dopo la guerra imminente. Nel 1921 Eduard Pichl, presidente della sezione austriaca del DÖAV, fece introdurre nello statuto del club la clausola ariana a cui abbiamo fatto cenno; ma poiché questo non era sufficiente per gli elementi più retrivi del DÖAV, in un’assemblea straordinaria della sezione austriaca venne votata l’esclusione della Sektion Donauland dall’associazione alpinistica: Per questo motivo la sezione danubiana venne trasformata in Alpenverein Donauland, non associata al DÖAV. Preuss, morto nel 1913, nonostante le sue clamorose imprese e del fatto che fosse socio onorario di molte associazioni alpinistiche, non sarebbe stato mai accolto nell’ Österreichischer Alpen Club di Vienna, per motivi razziali.

E tuttavia, questo fu solo l’avviso della tempesta che stava per scatenarsi. La fotografia da cui abbiamo preso l’avvio rappresenta tre ragazzi sereni che si godono l’atmosfera di una località dolomitica. Tutti tre sono, in misura diversa, di discendenza ebraica. Emmy aveva cercato di mettersi al riparo con l’abbandono della fede religiosa del padre; Schmidkunz, divenne un sostenitore aperto della politica nazista nei confronti degli ebrei e Paul Preuss morì prima di conoscere quello che il futuro gli avrebbe riservato. Scriveva Dino Buzzati nel 1970, rievocando una riflessione di Tita Piaz:

«Nell’amaro rimpianto per una giovane gloriosa vita troncata si mescola un dubbio: non fu la sorte a lui misericordiosa? Se quel giorno fosse giunto in vetta sano e salvo, se avesse proseguito sulla strada che sembrava protetta da una fortuna invincibile, se fosse sopravvissuto alla guerra, a quali ignominie sarebbe andato incontro Paul Preuss che era figlio di un ebreo?»[3]

_____
[1] Hartwich, Emmy, «Die Frau in den Bergen. Eine heitere Plauderei über ernste Dinge» Mitteilungen des Deutschen und Oesterreichischen Alpenvereins 50, no. 3 (1924): 26–28.
[2] Messner, Reinhold, L’arrampicata libera di Paul Preuss, Istituto Geografico De Agostini, Milano, 1987.
[3] Buzzati, Dino, «Il fenomeno Preuss», Corriere della Sera, 31 agosto 1970.

Ledo Stefanini

Ledo Stefanini

Docente di fisica all'Università di Pavia (sede di Mantova), studioso di storia dell'alpinismo.


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2 commenti:

  1. Galileo Venturini ha detto:

    L’articolo non ha bisogno di commento. La storia che ne è seguita, nel suo lento svolgimento, ci descrive ampiamente quello che è accaduto. Forse la dea bendata gli ha davvero voluto bene a Paolo Preuss come ha scritto Dino Buzzati.

  2. nino ha detto:

    Grazie per l’interessante contributo storico. Nino Guidi

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