Reportage

Salewa Get Vertical /#1

Quattro intense giornate di scialpinismo, con compagni di avventura
di sei nazioni, in una delle più belle valli del Tirolo austriaco.

testo e foto di Giacomo Frison  / Venezia

Simon Gietl a sx con Giacomo Frison in cima all'Eiskogele (3233 m)
25/03/2018
5 min

Get Vertical / base camp experience di SALEWA
Giacomo Frison e Jacopo Mori erano gli inviati speciali di altitudini al SALEWA Get Vertical, l’avventura di ski mountaineering che si è svolta a Obergurgl/Hochgurgl, dal 15 al 18 marzo 2018, in una delle più belle valli del Tirolo austriaco. Le quattro intense giornate di scialpinismo prevedevano la salita ad alcune cime con sci o ramponi ai piedi, discese mozzafiato in neve fresca e tre notti in quota: due in rifugio e una in tenda sotto le stelle nel campo base allestito da SALEWA.
Vivere l’esperienza del “Base camp experience” era uno dei premi offerti da SALEWA ai vincitori dell’edizione 2017 del Blogger Contest. Ad aggiudicarsi il premio è stata Mariolina Cattaneo che, suo malgrado, all’ultimo momento non ha potuto partecipare e al suo posto vi è andato Jacopo Mori. Giacomo Frison, autore di questo articolo, invece ha partecipato come fotografo e blogger di altitudini.
Di seguito il racconto del Get Vertical come lo ha vissuto Giacomo, mentre nei prossimi giorni leggeremo il racconto di Jacopo.

OBERGURGL,
“IL PAESE DEI GHIACCIAI DEL TIROLO”, meta prediletta per scialpinismo e trekking.
Identità unite da una soffice passione

Resistere ad una passione soffice come quella della neve fresca è qualcosa di impossibile per chi da anni l’apprezza con la pratica dello scialpinismo su qualsiasi montagna.
Questa mattina ho lasciato casa in punta di piedi, attraversato due ponti, fatto qualche passo sui masegni di una Venezia semi-deserta e poi sei ore di macchina in autostrada del Brennero, con quel guard rail color marroncino e i suoi affascinanti castelli lungo la valle dell’Adige fino a lnnsbruck.

Adesso nevica. Siamo in Tirolo, in Austria, dove ci siamo dati appuntamento in diciotto persone nel paese di Obergurgl. Dopo una facile pellata, alle ore 18 e 30 siamo tutti seduti a tavola ad una quota di 2450 metri presso il Langtalereck Hutte. Un rifugio accogliente, dove sono tre i tavoloni ben disposti ed equilibrati riservati al nostro gruppo. Il tepore e la complicità del buon cibo assieme alla facile bibita aiutano a rallegrare le conversazioni.
Il Salewa Get Vertical è iniziato nel migliore dei modi e stiamo prendendo confidenza tra noi. Al mio tavolo siamo in sei, di sei nazionalità diverse e ciascuno con il proprio accento parla l’inglese che meglio sa per farsi capire. Una polacca, uno svizzero, un ceco, un austriaco, un tedesco ed io italiano. Sembra una di quelle barzellette dove c’è un personaggio per nazione, ma qui è tutto vero!

Un insieme di ingredienti perfetti

Tutti abbiamo affrontato un importante viaggio per raggiungere la valle di Otztal, ma basta guardarsi attorno per vedere che ne è valsa la pena. Qualcuno ha lasciato il marito e figli a casa e per la prima volta, dopo tanto tempo, si trova ad avere una buona scusa per essere altrove, per conto proprio. C’è chi quando ha ricevuto l’email di conferma che era uno dei vincitori di questa esperienza ha urlato per tutto l’ufficio e offerto il caffè ai colleghi. C’è chi si è trasferito vicino alle piste da sci per vivere la sua passione e per insegnare lo spazzaneve. C’è chi scrive, fotografa e lavora per alcune riviste di montagna come me. C’è chi non scia in neve fresca da anni e chi non potendosi dedicare molto allo scialpinismo ha passato gli ultimi tempi a trasmettere l’amore per la montagna ai figli. Insomma ci sono molti appassionati, ragazze con ottima tecnica, giovani dalle gambe forti e persone vogliose d’avventura. Un insieme di ingredienti perfetti.

Come da istruzioni le nostre sacche sono piene di attrezzatura, anche con imbrago, ramponi e piccozza per ogni eventualità. Salewa ha regalato ad ognuno di noi un corredo completo di abbigliamento da scialpinismo e adesso siamo tutti colorati con le tonalità del giallo, rosso e azzurro. Punte di colore in mezzo al bianco della neve mentre raggiungiamo le cime più alte.
L’aspetto più bello di un gruppo che si crea in alta quota è la facilità di diventare subito compagni di avventura. Bisogna fidarsi subito uno dell’altro. Si scherza molto, ci si prende in giro, c’è chi è astemio e non ha vita facile in mezzo a tanti amanti della grappa fatta in casa, ma quando la salita si fa dura, il fiato manca e il cuore batte forte, non si smette mai di farsi coraggio a vicenda. Si diventa subito premurosi del proprio compagno.

L’aspetto più bello di un gruppo che si crea in alta quota è la facilità di diventare subito compagni di avventura.
Matthias indica a Tatiana l'itinerario per la vetta

Matthias, Anton e Gabriel, le nostre guide

Il programma prevede almeno tre cime oltre i 3000 metri e le guide Matthias, Anton e Gabriel hanno l’esperienza e l’energia che serve per trasmettere sicurezza anche ai più insicuri.

Matthias è il più maturo delle guide, pur essendo tutte e tre molto giovani. Il primo giorno con un traverso ghiacciato ha fatto subito selezione e ha dimostrato che nonostante la sua altezza ha un baricentro perfetto e sta in equilibrio sugli sci che è una meraviglia. Traccia spesso dritto, senza inutili zig-zag – dice lui, ad ogni pausa ripete a rotazione tutti i nostri nomi. E’ davvero bravo. Beve bicchieroni di Himbeersaft (succo di lampone) appena si torna al rifugio. Mi mostra alcune foto dal telefono: ha due bimbi piccoli e una bella moglie dal capello corto. Oltre al mestiere di guida alpina fa anche il carpentiere, una sicurezza economica in più per il futuro dei suoi figli, mi dice.

Gabriel invece è un tipo riccioluto e sorridente, con piercing sul labbro e tatuaggi sulle braccia. Le ragazze si farebbero estrarre da una valanga solo da lui, dicono sia un abile soccorritore in montagna e tra i più esperti di queste valli.

Anton è il più semplice dei tre, anche lui ha un viso bruciato dal sole e si diverte a darci le istruzioni per la giornata, sembra un vigile in mezzo al traffico quando muove le braccia per spiegarci le vette che ci circondano.

Jack! This is the real powder man!

Faccio ancora fatica a pronunciare le cime che abbiamo prima raggiunto e poi ridisceso su ampi pendii e canalini carichi di neve. In alcuni punti la “polvere” era talmente divertente che sembrava di nuotarci dentro, tanto che Gabriel mi ha gridato più volte da lontano: “Jack! This is the real powder man!”

Per chi volesse programmare alcune scialpinistiche prenda come riferimento i nostri tre itinerari: il Hinterer Seelenkogl (3472 m), il Schalfkogel (3537 m) sopra l’affascinante e lunghissimo Gurgler Ferner e I’Eiskogele (3233 m). Vette con vedute panoramiche una più bella dell’altra.

Salutarsi non è mai semplice specie se sei diventato amico di Simon Gietl, uno dei più forti alpinisti del momento. In pochi giorni una persona estranea diventa un amico, ci si lega assieme, ci si dà consigli, si scava assieme la truna per la tenda, si dorme sotto le stelle e insieme prendi decisioni importanti mentre condividi una passione forte. Quando impari a capire come relazionarti nel gruppo è il momento di abbracciarsi e augurarsi buon rientro a casa. La speranza è quella di sciare ancora presto assieme. Si sa, una gioia condivisa è una gioia doppia sia nel raggiungimento di una facile vetta, sia nella conquista di qualcosa di più impegnativo.

Toglieteci tutto, ma non la montagna e… una birra a fine giornata!

Salutarsi non è mai semplice specie se sei diventato amico di Simon Gietl,
uno dei più forti alpinisti del momento.
Giacomo Frison

Giacomo Frison

Sono nato a Venezia nel 1987. Mi sono appassionato alla montagna grazie agli insegnamenti di mio papà e successivamente negli anni la distanza tra la laguna e le montagne è venuta sempre meno. Sono fotografo e il mio lavoro è principalmente ispirato dal rapporto tra uomo e natura che mi ha portato all'avventura e alla scoperta. Le mie passioni sono combinate in un progetto chiamato ALTRIPIANI, che fonde fotografia, alpinismo, ricerca culturale e antropologica delle zone montane più remote. Sono convinto che una buona storia abbia bisogno di buone foto, ma anche di un buon racconto scritto.


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