Racconto

Il Gigi

Il-GiGi ha entusiasmo da vendere e un’espressione da sognatore, due occhi neri che sembrano due buchi. Abbiamo messo insieme un piccolo running team e lui ha chiesto a me di esserne parte.

testo e foto di Emilio Previtali  / Scanzorosciate (BG)

Il GiGi ha entusiasmo da vendere e uno sguardo da sognatore, due occhi profondi che sembrano due buchi nel cartone
04/02/2018
5 min

“La sera prima della gara mi sentivo più o meno come un tuffatore bendato nel momento in cui sta per lanciarsi nel vuoto. Ci sarà acqua abbastanza là sotto? La paura di non farcela era tantissima, anche perché io prima di iniziare ad allenarmi per il Grand Trail delle Orobie non avevo mai corso in vita mia. Mai, proprio.”

Il-GiGi ha entusiasmo da vendere e un’espressione da sognatore, due occhi neri che sembrano due buchi. Abbiamo messo insieme un piccolo running team e lui ha chiesto a me di esserne parte.

“Assunto.”
“Non è un problema se non ho mai corso in vita mia?”
“Assunto.”
“Una volta iscritto alla GTO ho cambiato vita. Ho cambiato alimentazione e iniziato a correre prima su strada e poi in montagna, nel frattempo il mio peso è sceso da 62 a 55 kili. Facevo corse di 45 kilometri. Prima, neanche in bici.”

Certe volte al lunedì in ufficio ci arrivavano voci dei suoi allenamenti massacranti e rocamboleschi, 10 o 11 ore di corsa solitaria in montagna, notizie di mancamenti e di ricoveri al pronto soccorso. A dire il vero eravamo anche un po’ preoccupati.

“Starà mica esagerando, il-GiGi?”

Il giorno prima della gara il-GiGi è venuto a trovarci in ufficio e ha portato tre vassoi di pasticcini. Era tirato come una corda di violino ma al tempo stesso sereno e gentile, come sempre, però più misurato nelle parole. Meno loquace. Era preoccupato. Così preoccupato che alla fine se n’è andato via e dei pasticcini ci siamo dimenticati. Sono rimasti lì su un tavolo.

“Andavo a dormire e stavo lì a fissare il soffitto e a chiedermi cosa sarebbe successo se non avessi finito la gara. Ce la farò? Tutto quel tempo rubato a mia moglie e a mia figlia, perché? Tutta quella fatica e quei giorni sprecati, per poi magari ritornare a casa con la coda tra le gambe accompagnato da un coro di te-l’avevo-detto-io di parenti e colleghi.”

E invece.
E invece Luigi “il-GiGi” Mostosi ha portato a termine la gara in 14h19’33″. 277° classificato.

“Solo adesso inizio a comprendere cosa ho fatto. Fatico a credere che quello che abbraccia sua figlia sul traguardo e che vedo nelle foto e nel filmato, sono davvero io. Ce l’ho fatta. Penso che a volte abbiamo veramente bisogno di tentare qualcosa che sembra impossibile e di navigare alla cieca, di perderci e ritrovarci. Penso che bisogna trovare del tempo per ricordarci chi siamo e fin dove possiamo arrivare.”
L’avventura, è questo.

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[ 2 classificato bc.2015 ]

Il-GiGi ha entusiasmo da vendere e un’espressione da sognatore, due occhi neri che sembrano due buchi.
Emilio Previtali

Emilio Previtali

Emilio Previtali ha cinquantatre anni ed è snowboarder, telemarker, alpinista e giornalista. Scrive di ciclismo, di montagna e di sport in genere, le sue storie preferite sono quelle in cui non succede quasi niente. I libri di alpinismo di solito non gli piacciono perché insinuano nel lettore l’idea che la vita, senza lo straordinario, sia priva di senso. Non va d'accordo con i puntini di sospensione e di solito nemmeno con chi li adopera. Odia la frase di Goethe “La montagna è una maestra muta che fa discepoli silenziosi” e ha un forte accento bergamasco. Quando gli chiedono di scrivere una sua biografia, scrive al volo cose come questa, un po’ perché la ragione esatta per cui gli piace scrivere è la libertà di non dover spiegare niente, e un po’ perché non sa cosa dire.


Il mio blog | Scrivo storie con le foto di Instagram, nei post di Facebook, certe volte sui giornali, altre volte sui libri. Scrivo preferibilmente storie che si mescolano con le fotografie, con le immagini in movimento o per qualcuno che parla ad alta voce. Scrivo dove mi pare si debba scrivere. E’ la storia che racconto, che decide dove vuole finire. Questa è finita qui.
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