Sulle tracce del conte bianco

testo e foto di Luca Castellani

03/12/2017
4 min

Dove sarà passato quel diavolo di un conte?
Cerchiamo di indovinare la linea di salita più semplice in questo labirinto di cenge erbose, placche di granito, canaletti che solo da lontano sembra una cresta uniforme. Neve e nebbia hanno iniziato a farci compagnia ben prima di metà della via, così che ora vediamo tutto in bianco e nero, come nelle foto d’epoca di Aldo Bonacossa – il conte bianco – e dei suoi amici, tutti pionieri di un alpinismo quasi dimenticato. Ma non è così facile fare un balzo di un secolo indietro nel tempo!

A quei tempi l’andare per monti non era ancora così diverso dal modo di procedere delle bestie: e sulle tracce delle bestie si muovevano i cacciatori, i primi a salire su molte vette. Guidati da un istinto innato, rafforzato dall’esperienza, sapevano destreggiarsi su terreni ripidi e complessi fiutando sempre la strada migliore. Noi invece abbiamo imparato ad arrampicare seguendo prese di plastica colorate, o al più file di piastrine d’acciaio luccicanti: e fatichiamo a mettere a fuoco le cose in bianco e nero, come faceva il conte Bonacossa, e forse anche i camosci che danzano veloci lungo le placche di II e III grado dove ora misuro con attenzione ogni mio passo.

Perché non torniamo indietro? Sarebbe lungo e laborioso, ovvio, ma in una situazione del genere – senza campo del telefono, con visibilità scarsa, terreno scivoloso – sarebbe la scelta più logica. Eppure qualcosa ci spinge avanti, sempre più sciolti e veloci, lungo zolle d’erba infide e massi ricoperti dalla neve. La nebbia inghiotte il vuoto tutto attorno, e ci ha immersi in una dimensione nuova. Senza la relazione stampata sotto il naso, da seguire alla cieca come un navigatore in una città sconosciuta, scopriamo un senso dell’orientamento insospettato, forse un ricordo dei nostri antenati cacciatori: leggiamo le pieghe della montagna, misuriamo con un’occhiata le difficoltà dei passaggi, maciniamo metri su metri slegati attraverso il labirinto. Come se ci guidassero tracce invisibili: non di camosci e stambecchi, bensì del nostro conte bianco.

Logo Blogger Contest2017_300x175
Come se ci guidassero tracce invisibili: non di camosci e stambecchi, bensì del nostro conte bianco.
Castellani Luca_bc17_02

Due spit ci ripiombano nella realtà. Ci leghiamo, io indosso le scarpette, le urla dei comandi di cordata riecheggiano nei camini umidicci: eccoci tornati a una dimensione di arrampicata a noi più abituale. Bonacossa non passò certo di qui: l’ultima parte (la più difficile) della Cresta del Lago Maggiore fu salita 30 anni dopo la sua avventura; lui sgattaiolò fuori per una cengia, che oggi intravvediamo coperta dalla neve e pericolosissima da affrontare senza piccozza e ramponi come siamo noi oggi.
Dopo un ultimo tiro usciamo sull’ampia cresta di confine, ancora avvolti dalla nebbia. Mangiamo qualcosa, guardiamo l’ora sul cellulare (ci sarà campo quassù?), scarichiamo la tensione. Subito notiamo alcune impronte, stavolta vere: qualcuno è salito fin dove siamo noi ora, ma poi dev’essere tornato indietro. Nessuna traccia infatti prosegue verso la vetta, che ogni tanto fa capolino, confusa, fra le nuvole basse: sembra lontana, e ancora molto in alto. Per oggi abbiamo azzardato abbastanza, non saliremo.

Mentre procediamo in discesa sull’ampio crinale, aiutati parecchio a indovinare la strada giusta dalle due file di impronte, non ci spieghiamo perché queste si interrompessero proprio all’uscita della via, né tanto meno di chi fossero. Ora che scrivo l’ho capito: qualcosa aveva rotto l’incantesimo che ci aveva guidato a testa bassa fino all’ultima impennata della cresta, e non siamo più riusciti – o forse non abbiamo voluto – vedere le tracce invisibili, che continuavano logicamente lungo la via normale.
Per forza quel diavolo di un conte doveva esserci andato, in cima!

Luca Castellani

Alpinista di pianura, so apprezzare di più quando il terreno si impenna verso l'alto. Andare in montagna mi spinge a scrivere, e scrivere mi dà un motivo in più per andare in montagna. Ho creato il blog Montagnatore; ora mi occupo principalmente di RedClimber.it con l'amico Federico.


Link al blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Esplora altre storie

A volte addirittura prende a calci l'uscio per reclamare che gli sia aperto e... A volte addirittura prende a calci l'uscio per reclamare che gli sia aperto e non per entrare ma per rapire. Entrerà poi come un...

Quando la notte grondante rugiada incombeva e i profili dei monti si perdevano nel... Quando la notte grondante rugiada incombeva e i profili dei monti si perdevano nel buio, si accendevano fuochi di larice o di faggio e...

"Mi fermo ad osservare e vedo questa femmina di Huemul che mi osserva ma... "Mi fermo ad osservare e vedo questa femmina di Huemul che mi osserva ma non fugge continuando a brucare l’erba tra un gioco di...

Catene montuose simili a quelle terrestri attendono i futuri alpinisti lunari. Ma come sono... Catene montuose simili a quelle terrestri attendono i futuri alpinisti lunari. Ma come sono le montagne lunari?...

Se avete davvero voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto... Se avete davvero voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto quali vie ho già salito, quali le montagne dove sono...

Un sentiero, un incontro e un ponte tra passato e futuro.... Un sentiero, un incontro e un ponte tra passato e futuro....

Alcuni aliti di vento sembrano arrivare per imbracciare pensieri sghembi e soffiare nella cornucopia... Alcuni aliti di vento sembrano arrivare per imbracciare pensieri sghembi e soffiare nella cornucopia dell'anima....

Calda e afosa mattina d’estate: mi sveglio prestissimo, zaino già pronto per fuggire dalla... Calda e afosa mattina d’estate: mi sveglio prestissimo, zaino già pronto per fuggire dalla pianura e raggiungere una coppia di amici con i quali...

Ancora qui, da solo sulle Ande. Volevo arrivare a Lima e andare a nord,... Ancora qui, da solo sulle Ande. Volevo arrivare a Lima e andare a nord, invece devo scendere verso sud, perché ho dovuto accettare il...

Gli spiriti dell’aria scendono dal Monte Colombana sul far della sera e soffiano sul... Gli spiriti dell’aria scendono dal Monte Colombana sul far della sera e soffiano sul fuoco di fili secchi di carice e sterco di asini...