Intervista

MARTINA, SPIRITO LIBERO

Pilota di parapendio con un passato "da mondiale", Martina Centa è uno spirito libero, ama camminare, correre e volare sulle montagne di casa. Ora nuove sfide attendono Martina.

testo di Teddy Soppelsa

02/05/2021
6 min
Martina Centa è uno spirito libero, pilota di parapendio e grande appassionata degli sports che hanno per palcoscenico le montagne.

Per conciliare le sue passioni sportive con la famiglia (è mamma di Samuele di 9 anni e Lorenzo di 2), in piena pandemia si è licenziata da dipendente per tornare a lavorare solo con se stessa. Ha aperto un salone da parrucchiera e lo ha chiamato “Stile libero”. «Ho aspettato che mio figlio più piccolo crescesse un po’ per rimettermi in proprio», racconta appena rientrata da un volo, una passione che negli anni ha toccato le vette delle competizioni nazionali e internazionali di parapendio. Ora nuove sfide sportive e lavorative attendono Martina.

Quale è stata la molla che ti ha fatto decidere di spiccare il volo e perché proprio il parapendio?
Il parapendio è entrato nella mia vita quasi per caso. Era il 2003, qualche anno prima avevo fatto un volo con un biposto, e una domenica con alcuni amici partecipai ad una giornata di prova sul Monte Avena. Da quel giorno non ho più smesso di volare e ancora oggi al parapendio dedico gran parte del mio tempo libero; mi ha fatto scoprire una vera passione e mi ha insegnato ad essere paziente e perseverante. A differenza di altri sport, un volta che hai il brevetto, il parapendio ti permette di volare in completa autonomia: voli, atterri, riponi tutto in uno zaino, ti riporti ad un nuovo decollo… Volare, atterrare e ritornare a casa in totale indipendenza.

Puoi spiegare a chi ci legge e non conosce il parapendio se è davvero uno sport estremo?
Il parapendio non è assolutamente uno sport estremo. Io provengo dal ciclismo, sono stata anche una motociclista e viaggiare su una strada oggi è molto più pericoloso che volare in parapendio. Tutto può diventare estremo se non c’è la giusta preparazione. Dopo il brevetto si procede a piccoli passi, più si vola e più si capisce che il segreto di volare in sicurezza è volare il più possibile, nel rispetto dei nostri limiti, delle nostre percezioni dell’aria, senza mai dimenticare la fondamentale conoscenza della meteorologia del territorio in cui voliamo.

Quali emozioni si provano a volare con questo mezzo?
Volare con il parapendio per me è essere libera nel mio elemento. In aria ci sto proprio bene e più volo e più volerei. Il parapendio non ha motore, decolliamo dai pendii e ci muoviamo come fanno gli uccelli veleggiatori: sfruttano le termiche, le correnti ascensionali, che sono la nostra “benzina” per spostarci. Questo dà un senso di libertà totale, non ci sono rumori e senti solo il fruscio del vento. Il parapendio mi rilassa ed è l’unico sport tra quelli che ho praticato che mi fa staccare la mente da tutto: c’è troppa bellezza attorno a me quando volo. Questo sport mi ha insegnato che quello che è appena passato non c’è più e bisogna esser vigili e anticipare i movimenti della vela. Provo sempre grande stupore quando volo perché tutto cambia in continuazione, immagino quello che mi circonda e provo a disegnarlo nell’aria.

Hai iniziato a volare sulle montagne di casa, le Alpi Feltrine, ma più in generale come sono le Dolomiti viste dall’alto?
Ho iniziato sul Monte Avena (è la mia seconda casa), era il 2003 quando presi il brevetto e da allora ogni volta che volo sulle Alpi Feltrine rimango affascinata come fosse la prima volta. A volte mi diverto a volare sopra le creste e i crinali per cercare nuovi dettagli che ancora non ho visto. Ad ogni stagione cambia il paesaggio e fa risaltare le nostre Vette. Aver camminato tanto in montagna fin da bambina mi fa apprezzare ancora di più quello che vedo dall’alto. Poter poi volare sulle Dolomiti credo sia una fortuna che tutti i piloti ci invidiano e noi le abbiamo qui, sempre a portata di mano. Quando voli sopra montagne come la Marmolada o il gruppo del Sella capisci che siamo degli esseri piccolissimi. Ho grande rispetto delle montagne e penso di essere una privilegiata per godere di tanta bellezza.

Quando volo tutto cambia in continuazione, immagino quello che mi circonda e provo a disegnarlo nell’aria.

Da donna, quali sono le difficoltà che hai dovuto affrontare per praticare questo sport? Hai dei consigli da dare a una ragazza che vuole avvicinarsi al parapendio?
Da donna forse l’unica difficoltà che ho trovato è stata entrare in un mondo quasi esclusivamente maschile. Come pilota donna non ho mai voluto sconti o privilegi. Talvolta, quando sono in decollo o anche nelle trasferte quando rappresentavo l’Italia in Coppa del mondo, ho sentito battute del tipo ”Beh le donne dovrebbero starsene a casa”. In Italia ancora oggi molti si stupiscono se una donna riesce a fare le medesime cose degli uomini e così a volte mi sento dire “ma lo sai voli come un uomo!”. Lo so che è un complimento, ma vorrei rispondere che volo meglio di tanti uomini. Ho ottenuto buoni risultati agonistici e anche una medaglia dal Coni per meriti sportivi. Meriti poco riconosciuti, forse perché da donna i risultati valgono meno. Amo chi mi considera un “pilota” e basta, senza genere. Non so perché il parapendio sia uno sport praticato da poche donne. Il consiglio che posso dare a una donna è lo stesso che darei ad un uomo: non mollare alle prime difficoltà, volare richiede tempo, costanza e perseveranza.

Versanti nord del Sass de Mura come li vede Martina in volo.
foto di Mirco De Col, pilota di Superfly360
foto di Mirco De Col, pilota di Superfly360
foto di Mirco De Col, pilota di Superfly360

Quando sei lassù ti capita di aver paura?
Diciamo che la paura c’è in certe condizioni, in certi attimi, a volte minuti, dipende. Quando voli devi sapere gestire l’imprevisto e la paura, per fortuna, mi porta ad una maggiore concentrazione nel gestire quello che sta succedendo. E’ una paura sana che dura poco e lascia spazio alla magia che regala il volo.

E’ uno sport individuale ma con un suo lato aggregativo. Tu come lo vivi?
Volo spesso da sola, perché per il lavoro o per famiglia non sempre riesco ad organizzarmi con qualche compagno, ma volare da sola mi piace molto, mi permette di concentrarmi solo su me stessa. Nonostante ciò ho amato fin da subito le competizioni, perché volare con altri piloti impari e migliori molto. Finita una gara, noi piloti, siamo capaci di chiacchierare una serata intera, meglio davanti a qualche birra, del volo fatto in giornata. Il volo mi ha regalato la possibilità di incontrare tante persone in tutto il mondo. Quando ero in competizione ho trascorso anche tre settimane vivendo 24 ore su 24 con i miei compagni di squadra. Di quel periodo ho ricordi bellissimi di alcune persone che considero dei fratelli di volo. Le emozioni si amplificano se vengono condivise e il volo di emozioni ne ha da vendere.

Il volo più bello di Martina?
Il mio volo più bello, se parliamo di emozioni, è stato partire dal Monte Avena e arrivare in Slovenia con mio fratello Ivan e un caro amico. Otto ore di volo e l’emozione di planare a Tolmino con gli ultimi raggi del giorno, dopo aver superato il confine con un parapendio. Se parliamo di voli in gara, penso che il luogo più bello sia stato in Turchia. I panorami erano unici, facevamo delle quote altissime e la morfologia del territorio era molto varia e mutava in pochi chilometri. Sono stata in Brasile, in Messico, tutti posti meravigliosi, ma credo che il mio volo più bello l’ho fatto lo scorso anno proprio qui nelle mie Dolomiti. Sono partita dal Col Rodella a Canezei in Val di Fassa, ho sorvolato il passo Pordoi, la Marmolada, il Col di Lana, il passo Falzarego passando poi per il passo Giau, Cortina, il Cristallo, le Tre Cime di Lavaredo e Sesto, fino ad atterrare vicino a Sillian in Pusteria. Un volo in solitaria guidata solo dalla voglia di vedere dall’alto in un giorno solo le montagne che tutto il mondo ci invidia. Questo volo mi è riuscito dopo 20 anni, c’è sempre una prima volta.

E i tuoi bambini cosa dicono quando vedono la loro mamma in volo?
Ai miei figli quando esco per volare dico semplicemente: “La mamma va a volare, ci vediamo dopo”. Per me è come dirgli che vado a fare la spesa al supermercato e loro la vivono con altrettanta naturalezza: una cosa che fa parte della nostra famiglia.

Le emozioni si amplificano se vengono condivise e il volo di emozioni ne ha da vendere.

Quali sono le sfide che ti attendono in futuro?
Per prima cosa il mio nuovo lavoro, ritorno a fare la parrucchiera per donna e uomo con un mio negozio. Dopo aver insegnato all’istituto Da Vinci e aver cambiato diversi saloni con un lavoro da dipemdente, ho sentito il bisogno di prendere in mano la mia vita. Mentre la prossima sfida sportiva sarà a giugno qui in casa. Una gara di livello internazionale di hike&fly, la Prealpitour, che si svolge il prossimo 18-19-20 giugno, con partenza e arrivo a Pedavena. Si tratta di una combinazione di cammino a piedi e volo in parapendio, tra rifugi e malghe, attraverso le Prealpi bellunesi fino ad arrivare in Trentino per poi tornare in Valbelluna.

Pare che l’hike&fly sia fatto su misura per te.
Pratico questa disciplina da poco tempo. L’hike&fly, nato grazie alle nuove attrezzature più leggere che si sono evolute insieme a questa tipologia di volo libero, permette di raggiungere a piedi i luoghi in cui voliamo, di decollare e scendere in volo. Dopo la nascita del mio primo figlio mi sono dedicata un po’ meno al volo e più alle ultra trail: un’ altra mia passione. Così ora praticare hike&fly mi permette di apprezzare la montagna durante la salita e poter guardare dall’alto le mie amate montagne. Cambiare prospettiva in così poco tempo è fantastico, tutti dovrebbero avvicinarsi a questo sport. Camminare, correre e volare, vivere la montagna in piena libertà.

Infine Martina, come riesci a gestire il tuo “spirito libero” con l’impegno di mamma?
Il mio è uno spirito libero ma con radici salde. I miei figli sono la cosa che metto sempre al primo posto. Mi piace condividere con loro le mie esperienze, le mie passioni. Le mie storie della buonanotte sono racconti inventati da me di bambini che amano la montagna e hanno grandi sogni e curiosità. Da quando ho una famiglia ho modificato solo i tempi e i modi, dedico quasi nulla ormai alle competizioni, la montagna la frequento molto con Luca il mio compagno e i bambini. Il volo è una cosa solo mia, ma quando torno a casa mi piace condividere ciò che ho visto. Uno spirito libero può esserlo senza diventare egoista. Non mi va di togliere tempo a loro, mi divido tra lavoro, passioni e famiglia. Sì può fare! Quando mi chiedono dove trovo il tempo, o come faccio, penso che la motivazione può fare miracoli. Non amo le serate fuori casa, lo shopping con le amiche, il tempo che mi prendo al di fuori della mia famiglia, grazie anche al supporto di Luca, lo dedico a ciò che mi fa sentire viva: una semplice corsa in montagna, un volo, due passi nel silenzio della natura. Credo che una mamma appagata può essere una mamma migliore.

Teddy Soppelsa

Teddy Soppelsa

Vive a Cesio Maggiore nelle Dolomiti Bellunesi. Ha fondato la rivista altitudini.it e ideato il Blogger Contest, scrive di montagna, alpinismo e ambiente. Ha ideato diversi progetti culturali capaci di unire le emozioni della scoperta alla conoscenza dei luoghi. Ama camminare nei luoghi più selvaggi delle sue valli, fuori traccia, in ogni stagione, meglio se in compagnia.


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