Poesia

LETTERA DA BETLEMME

Natale. Sono cambiati gli scenari, restano uguali i protagonisti. Da sempre in questa storia vi sono un padre, una madre, un figlio.

testo di Roberta Dapunt, illustrazione di Chiara Abastanotti

25/12/2021
6 min

Natale. Sono cambiati gli scenari, restano uguali i protagonisti.
Da sempre in questa storia vi sono un padre, una madre, un figlio. Da sempre in questa storia le loro umili riserve alle prese con i condizionamenti economici, politici e militari, imposti da un arrogante potere di ogni tempo. I luoghi sono molti, molte le loro storie. In questa lettera il luogo è Betlemme. Potremmo sostituirlo con Afghanistan, Libia, Iraq, Siria, Yemen, Somalia, Nigeria, Myanmar, Congo.
E non finiremmo. Non finiremmo.
Roberta Dapunt

Ti scrivo da sotto la memoria di Betlemme,
in essa sono scritta anch’io,
io in questo credo.

Ti scrivo da dietro il muro di Betlemme,
poiché dietro vi è un lento martirio di umanità.
Qui vanno gli usurpatori della libertà,
i calpestatori della pace, sui corpi delle donne e dei bambini.
Come spiegare a loro che dormono
nei letti caldi i figli di Betlemme.

Ti scrivo dalla redenzione dei giovani martiri di Hamas
e dal terrore diffidente dei ragazzi di Tsahal
e questa è per me una storia di Natale,
qui in questo posto dove ebbe inizio questo nome,
per ricordarti che per raccontarti essa ora,
c’è bisogno di una resurrezione nuova,
c’è bisogno dell’armonia delle loro anime,
perché in questa babilonia di corpi
molti morti vorrebbero tornare.

Ti scrivo dai miei occhi fissi sui cimiteri,
dove rimane la cenere dei loro corpi e la carne
e il lutto porta uguale sconforto sopra uguali sassi.
Eppure ammetto, anch’io non so bene
quale cielo sia più azzurro,
se davanti o dietro questo muro.
Ma denuncio e non approvo
quella pietra che sollevata nella storia
porta il nome di un destinatario.
E denuncio e non approvo
un muro di cemento
e i figli di Betlemme che giocano a pallone
senza il rischio che anche per un poco, possa volare più lontano.

Ti scrivo da sotto il tappeto di una mangiatoia,
per rispetto a un lieto evento,
perché nessun nemico vi ha mai poggiato di fronte le mani armate.
Io, perché nella mia nullità dovrei rendere secoli a quell’istante.
Ti scrivo, perché mi è stato chiesto di scrivere
ed era un Natale di maggio.
Seduti a un tavolo siamo stati novizi di affinità e intesa, Kamal e io.
A turno hanno parlato i nostri occhi.

Ti scrivo con la schiena curva per l‘umiltà di una porta.
Qualsiasi luogo raggiunto è per me una riverenza,
ma ho chinato ogni mio giudizio davanti ad essa,
poiché penso, non vi è storia più importante di quella di un bambino appena nato.

Ti scrivo dalla tomba di Rachele
che piange i figli e non vuole essere consolata.
Nell’ospedale della Sacra Famiglia a Betlemme
quando lavano i capelli ai bambini, profumano di universo.
Mai sentito questo odore?

Pittura digitale, formato A4 orizzontale, di Chiara Abastanotti

Roberta Dapunt

Roberta Dapunt è nata nel 1970. Ha pubblicato OscuraMente (1993), la carezzata mela (1999), del perdono (2001). La terra più del paradiso (2008), Einaudi. Nauz, Gedichte und Bilder, in ladino con la traduzione in tedesco (2012), Folio. Le beatitudini della malattia (2013), Einaudi. Dies mehr als Paradies, la terra più del paradiso (2016), Folio. Rede an die Sprache, un discorso semplice (2014), ‹Wege durch da Land›. Nel 2016 è uscito il film NAUZ di Jochen Unterhofer e Florian Geiser, Ammirafilm. Nauz, versi ladini, (2017), Il Ponte del Sale. Nel 2018, pubblicazione di sincope, Einaudi, vince il Premio Letterario Viareggio-Rèpaci. Die krankheit wunder / le beatitudini della malattia (2020), Folio. Scrivo ad alta voce, Roberta Dapunt, un film di Pier Paolo Giarolo e Antonio Dalla Palma (Outroad, 2020). Varie sono le composizioni musicali sui suoi versi e le collaborazioni con musicisti.


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2 commenti:

  1. Andrea ha detto:

    Ti scrivo qui dove tutti possono leggere. Ti scrivo per dirti della Grazia di ascoltarti, ti scrivo per una carezza trattenuta nella mano. Ti scrivo per dirti che il tuo essere poeta è un dono troppo doloroso che io vorrei mai, ma di cui mi servo per respirare. Ti scrivo per dirti buon Natale.

  2. DAVIDE TORRI ha detto:

    Sono stati veramente innumerevoli le amiche e gli amici che ricevendo questi singolari racconti natalizi hanno espresso note positive. Riguardo la poesia di Roberta abbiamo ricevuto ieri una lunga telefonata di una suora salesiana. Ci ha detto che leggendola lei e le altre suore (sono in una casa accoglienza proprio dietro alla stazione Centrale di Milano) si sono molto emozionate ricordando come in alcuni dei luoghi da cui la lettera potrebbe partire loro hanno delle sorelle. Suore che vivono lì, dove il lutto porta eguale sconforto. Siria e Myanmar ad esempio. Ecco.
    Con altitudini, noi, voi, muoviamo a fatica delle montagne non sempre di roccia. A volte ci chiediamo il perché.
    Ecco una risposta.

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