Racconto

La vendetta del lupo monco

testo e foto di Paolo Rossi

Lupo in area Alpi (ph. Paolo Rossi)
30/01/2019

Paolo Rossi lo conosciamo: le sue Vacche Ribelli e, soprattutto, il suo essere – umanamente – fotografo di lupi per-nulla-cattivi lo hanno messo nell’angolino caldo delle persone care a altitudini.it.
Ora comincia per lui una nuova, piccola ed intrigante, sfida. La storia di un lupo che, a causa di un atto di bracconaggio, ha adottato comportamenti anomali. Menomato da una fucilata, per anni insieme al suo branco ha suscitato terrore negli abitanti di una valle dell’Appennino settentrionale. Questo animale eccezionale ha mantenuto il suo status di capobranco nonostante l’invalidità. Oggetto di ricerche infruttuose da parte di bracconieri e biologi, ha vissuto da fuorilegge fino alla sua scomparsa.
Noi saremo con lui. E, dopo la lettura di questa storia, invitiamo anche voi a sostenerlo. Concretamente. Anche senza like.

Genova, 12 dicembre 2018

Oggi è un momento chiave, forse ho ottenuto il documento più importante per il futuro cortometraggio.

«Pronto parlo con Giuseppe?»

«Sì sono io»

«Sono Paolo un regista indipendente e chiamo da Genova. Scusi se la disturbo sul posto di lavoro (Giuseppe è un fruttivendolo e ho trovato il suo telefono su Google), la chiamo perché ho saputo che è l’unico uomo che è stato capace di filmare il Lupo Monco. L’unico ad averlo incontrato di persona. E’ vero?»

«Sì, sì, confermo. Sono un cacciatore selecontrollore (abilitato all’esercizio della caccia di selezione, ndr), per essere precisi: quel giorno ero appostato nella speranza di filmare caprioli ma, stranamente, di caprioli quel giorno proprio non se ne vedevano. Poi ho capito il perché. Da lì a poco son sbucati due lupi. Tranquilli, al passo. Stavano vicini e mi sembravano un maschio e una femmina adulti. Raspavano, urinavano, marcavano il territorio. Sembrava che non si facessero scappare nessuna traccia odorosa in aria o in terra che fosse. Ero lontanissimo ma devono avermi percepito ugualmente perché all’inizio dell’avvistamento entrambi tenevano le code un poco tra le gambe. Poi si son rilassati e son andati avanti con il loro tran tran, non sembravano in caccia»

«Il monco si riconosce bene nel video girato in quell’occasione?»

«Eccome! Camminava molto male. Si muoveva a balzi, come se avesse le gambe anteriori legate strette. Ma per il resto è proprio una bella bestia, più grande della femmina, un lupo di 40 kg. La femmina da parte sua era più snella, più agile e più guardinga del maschio. Magari era lei che gli portava da mangiare visto che lui non poteva certo correre dietro ai caprioli. Chissà?
Ho sentito che gli studiosi dei lupi hanno poi catturato degli esemplari per mettere loro dei radiocollari così da poterli seguire ma, anche, che il Lupo Monco non lo hanno mai preso. Per me era troppo furbo quello lì»

«Si è tutto vero, furbo e senza una zampa. Quindi ha meno probabilità degli altri lupi di mettere il piede nella trappola. Possiamo usare il suo eccezionale documento video per il nostro film sulla storia di questo lupo? Io e la mia troupe ne saremmo a dir poco contenti»

«Certo che potete! »

«Grazie mille Giuseppe, allora la inviteremo alla prima del film, il 17 marzo 2019. Va bene?

«Ben volentieri»

__________
Aiuta Paolo Rossi a realizzare il suo film “La vendetta del lupo monco”
www.produzionidalbasso.com

L’obiettivo è di realizzare un cortometraggio sulla storia di un lupo che, a causa di un atto di bracconaggio, ha adottato comportamenti anomali

Paolo Rossi

Sono nato a Genova nel 1983. Mi sono appassionato ai lupi in giovane età; con il tempo ho dapprima trasformato la mia passione e curiosità in una tesi di diploma in Agraria e successivamente ho cominciato a cercare frequentemente questi super predatori sui monti liguri.


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