Racconto

Gaia

testo e foto di Astroz Crag (E.D.)

Al cuore appartengono i boschi
30/12/2018
5 min
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È quasi mezzogiorno; tempismo perfetto per ricevere i raggi caldi del sole primaverile che irradiano il viso e fanno risplendere le rughe.

Ti siedi sulla panchina al limitare del bosco e volgi lo sguardo verso la vetta. Il bastone riposa accanto al tuo zaino, vecchio e stanco come te. Qualche metro più in là, ha inizio un sentiero che rapidamente scompare alla vista, addentrandosi nel bosco. Lo conosci a memoria, by heart dicono gli inglesi e letteralmente questo ti si addice. Al tuo cuore prima che alla mente appartengono quei boschi, le valli e soprattutto le cime. Ed è allora che chiudendo gli occhi permetti alla tua mente di viaggiare e ti ritrovi lì, fra le fronde degli abeti che segnano l’inizio del sentiero. Ti ricordi di come in gioventù tu abbia affrontato ogni opportunità, con lo stesso slancio e curiosità proprio di uno scalatore alle prime armi. Di come, carico di aspettative, per la giornata e per la vita, ti addentravi, nel bosco con passo deciso. Ti sembra quasi di percepire gli animali che attenti ti scrutano, il sapore dei frutti di bosco colti con voracità e la rugiada del primo mattino che inumidisce la fronte.

Il pensiero ti conduce direttamente dove il sentiero imbocca il canalone scosceso. Qui la strada si fa più impervia ma la cadenza del tuo passo, rapido e sicuro, rimaneva sempre la stessa. In queste gite solitarie ti concedevi solo uno sguardo veloce verso valle, per assicurarti del dislivello percorso. La campana della chiesa riecheggiava fra le valli. Non sei mai stato credente, ma quel suono ti tranquillizza, fa parte della tua identità. È un eco lontano che scandisce il tempo… il tempo, già. Non riesci nemmeno a concludere questo pensiero che la tua immaginazione ti catapulta sul passo; Il paesaggio si apre e ti regala una vista mozzafiato. Non possiedi nessuna foto di quei luoghi perché hai sempre pensato che le immagini migliori siano quelle della tua mente, ritoccate con i filtri che solo il tempo e le emozioni possono regalare.

Eccole quindi quelle cime alte nel cielo, maestose e terrificanti come solo le tue più profonde paure. Le une e le altre riaffiorano dai tuoi ricordi a comporre un vivido panorama che racchiude in sé la vera sostanza di quello che sei stato. Ed oggi, solo oggi che tu hai il coraggio di guardarti nel cuore, ti sembra tuttavia di averle scalate al meglio delle tue possibilità, accettando le sconfitte e gli imprevisti. Ma anche questo pensiero se ne va fugacemente. Non è più tempo per i bilanci, vuoi ancora una volta arrivare in vetta, anche se solo per un istante, perché lì si racchiude l’essenza del tuo ultimo viaggio.

Il sentiero si fa stretto e pericoloso, si sale fra rocce instabili, pochi passi in piano e di nuovo in salita fra roccia friabile e dirupi vertiginosi. La tua mente si ferma giusto il tempo per assaporare il vuoto e seguire con lo sguardo la lunga linea immaginaria che porta a valle. E poi, all’improvviso, sei già lì, in cima. Sopra ogni nuvola e ogni pensiero. Ed eccola quella sensazione magica che tanto aspettavi: quell’euforia difficile da descrivere. In questo momento non c’è spazio per alcun ragionamento retorico. Si tratta di un istante in cui non esistono né passato né futuro. Qui è tutto più semplice. Non ti curi del tempo perché stai così bene che la mente per un attimo non pensa e il cuore prende il sopravvento. Fai un respiro profondo e ti sembra di respirare essenza di vita pura.

E così, immerso nei tuoi pensieri, seduto in quella panchina con il sole che ti scalda il viso, prendi ancora un’ultima boccata d’aria e ti butti a capofitto nella tua ultima discesa, questa volta senza sapere cosa ti aspetta… In quel momento, tuo nipote, si avvicina e ti chiama. Tu, non rispondi. Hai gli occhi chiusi e il volto disteso e sereno. Lui, quasi istintivamente volge lo sguardo verso la vetta. Conosce bene quella cima, l’ha percorsa con te varie volte, da bambino. La mente lo porta lì, fra le fronde degli abeti che segnano l’inizio del sentiero… Gli sembra quasi di percepire gli animali del bosco che attenti ti scrutano, il sapore dei frutti del bosco colti con voracità e la rugiada del primo mattino che inumidisce la fronte.

Rapito da quei ricordi, chiude anche lui gli occhi e ti abbraccia. E in questo momento, mentre la campana batte dodici rintocchi, due anime si incontrano; inizio e fine, salita e discesa, ancora una volta si compenetrano al cospetto della montagna che ne custodisce i segreti.

  • E così, immerso nei tuoi pensieri
  • La campana della chiesa riecheggiava fra le valli

Astroz Crag (E.D.)

Potrei aver scritto la stessa presentazione di Mauro Procaccini, tanto mi ci rivedo nelle sue parole. Curiosità, vagabondaggi e condivisione sono per me essenziali. E sì, lo ammetto sono l’amica bevitrice che gli ha suggerito di partecipare.


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