Racconto

#22 • La lotteria del destino

"Dicono che una volta, il mondo, fosse unito – e quassù e laggiù regnasse questa bellezza. La chiamavano natura. E goderne non era un premio."

testo e foto di Alessandra Longo

Invalicabili sono i nostri limiti, non le montagne - Monte Chaberton, Val di Susa.
21/12/2019
2,40 min
informazioni
La lista prevede milletrecentoquarantasei ottemperanze.

Ogni check accende una lucetta verde, un barlume elettrico che rischiara di speranza il tuo destino. Illuminate tutte le spie «Auguri baby, è il tuo Natale!» Sfavillanti di gioia, i selezionati dissimulano la loro esuberanza in una cauta indifferenza. D’altra parte: voi, poveri dannati all’inferno, gioireste per chi ha ottenuto un biglietto per il paradiso?

Tornano a casa, zitti, «Caro sei sicuro che vada tutto bene?» e vivono nel segreto «Certo cara, è lo stress, questo caldo asfissiante» finché non arriva il giorno della Chiamata. Una mattina rovente, come tutte le altre, allungando la mano sotto il cuscino, poco più in là, una moglie non troverà null’altro che un biglietto spiegazzato. La lista, quella completata dal consorte ora lassù, nell’azzurro.

Tutte le storie dell’approdo, lassù, si assomigliano. «Amore mi sento leggero come non mai ! Ogni cosa da qui sembra piccolissima!» Sarà la differente composizione dell’aria. O forse, chissà, l’alterazione della percezione, uno sconquasso dei sensi che d’improvviso tornano ad esser recettivi. Fatto sta che lassù le cose son ben diverse.

Tutto è libero e maestoso. Nulla è ingabbiato nel cemento, incellofanato nella plastica, etichettato a barre. Tutto è vivo e forte, d’una vivacità sorprendente. I milioni di prodotti di laggiù non sono che una blanda imitazione della perfezione di questo sistema dove ogni cosa è un pezzo unico, collegato con fili invisibili a tutte le altre.

E se le montagne diventassero aree off-limits? - Punta Quattro Sorelle, Val di Susa.

Dicono che una volta, il mondo, fosse unito – e quassù e laggiù regnasse questa bellezza. La chiamavano natura. E goderne non era un premio. Gli uomini salivano quassù e si stendevano sui prati, allungavano la mano, poco più in là, e portavano alla bocca un filo. Non una fibra sintetica, ma l’esile stelo d’un erba profumata, da succhiare senza pensieri, nella freschezza del verde e dell’azzurro. E d’inverno scivolavano nel bianco, avvolti dal silenzio.

Poi dev’essere successo qualcosa di irreparabile. E per evitare che il bianco, l’azzurro ed il verde venissero stemperati in un grigio senza rimedio, allora arrivò la lista. Tutti i territori al di sopra dei milleduecento metri divennero off-limits: divieto assoluto di accesso, transito e permanenza. Borghi evacuati, impianti di risalita smantellati, ponti, strade e ferrovie dismesse. Il governo emanò misure estreme di sorveglianza per preservare le uniche zone in cui la temperatura non superasse i 32 gradi.

Le montagne divennero così il premio, l’oasi per i disperati che vagano in questo gran deserto, il privilegio per coloro che completano la lista dimostrando di meritare una boccata d’aria finalmente pura. Punto 1 – legge la moglie spiegazzando il biglietto: “limita le emissioni di CO2 evitando di utilizzare l’automobile quando non è necessario”. Punto 2, Punto 35, 149, 836, 1090: ricicla, riduci, non sprecare, minimizza il tuo impatto.

Lo sguardo corre sull’interminabile elenco e forse qualche lacrima bagna il cuscino. No, non è la gioia per lui che è lassù. È lo sconforto per lei, per tutte le forzature che dovrà apportare quaggiù – giorno dopo giorno – alla routine della sua vita. Quanto vale superare la propria indolenza? Il costo d’un biglietto della lotteria, la cui estrazione comporta impegno, non fortuna. Primo premio: il nostro destino.

Distratti da noi stessi, la natura ci invita a ricordarci di vivere - Pré St. Didier, Val d’Aosta.

♥ Questa storia partecipa al Blogger Contest 2019. Fai sapere all’autore cosa pensi della sua storia, scrivi qui sotto il tuo commento.

Alessandra Longo

Vivo in Val di Susa ed ho una laurea in filosofia nel cassetto. I sogni, invece, non li chiudo a chiave. Dopo il lavoro, leggo, scrivo, disegno, cammino. A volte inciampo. Spesso in cose belle: collaborazioni, interviste e festival. Ho sempre un progetto che frulla in testa: sarà per questo che ho i capelli ricci?


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