Saggio

IL PANE DEL REPORTAGE

Ornella Bellucci, giurata del Blogger Contest 2020, ci accompagna nel cuore delle storie, per lei "Il reportage rende testimoni del proprio tempo. Meglio se riesce a dare voce agli ultimi".

testo di Ornella Bellucci

Photo by Yohann LIBOT on Unsplash
06/11/2020
2 min
Il Bando del BC20
Il reportage è il più collettivo dei generi audiofonici perché ciò che scrive viene dalle persone, dal comporsi o dallo scomporsi delle loro complessità.

Dal loro coagularsi in colonna spinale della narrazione. Ed il valore del testo a supporto – quando c’è – dipende dalla qualità del rapporto io-lui, io-gli altri. Perché c’è sempre un io che scrive, che cura la regia, che ‘conduce’ il reportage. Per aprirsi all’altro, agli altri, che sono la polpa della narrazione. Per comprenderli e accoglierli.

Il reportage – per chi ne è autrice/autore come per chi ne fruisce – rende testimoni del proprio tempo. Meglio se riesce a dare voce agli ultimi, le cui testimonianze, ragioni o rimostranze sono le prime che dovrebbe assumere. Perché è nella e dalla sofferenza che la grinza di nonsense che la narrazione tende, una volta sciolta – attraverso le voci che fanno la storia – ci rende uguali davanti all’ascolto. Contemporanei a noi stessi ed alla storia in campo. Ed agli umori che la storia restituisce.

L’approfondimento, capire le ragioni di una vicenda, descrivere cosa c’è dietro i fatti, sono il pane del reportage.

Il reportage attraversa una riflessione, un momento di spiritualità, confronto, apprendimento. In esso cronaca e narrazione si fondono per raccontare una storia, un personaggio, un paese o un avvenimento. L’approfondimento, capire le ragioni di una vicenda, descrivere cosa c’è dietro i fatti, sono il pane del reportage.

Oggi sono pochi i reporter che girano alla ricerca di una storia per passione. La curiosità del mondo che anima il reporter – diceva Kapuscinski – è una questione di carattere. Il concetto di viaggio è quanto mai elastico. E tra i più preziosi vi è quello approda nel reportage, sia in scrittura che in audio. Il viaggio etnografico o antropologico intrapreso per conoscere i luoghi, la storia e i cambiamenti avvenuti in essi, è un modo per trasmettere, per condividere le informazioni acquisite.

Il reportage viaggia su camion, su treni affollati, in macchina oppure a piedi. Il bagaglio del reporter è infatti sempre leggero. La passione, la solitudine e la paura accompagnano sempre il reporter. Il linguaggio del reportage è asciutto e concreto: poche frasi fulminanti per descrivere avvenimenti autentici e persone autentiche, usando le forme e lo stile o gli stili della narrativa.

Con l’arrivo di internet, poi, la possibilità di produrre e mettere in circolazione prodotti da ascoltare si è moltiplicata. Ma è con la diffusione degli smartphone che le potenzialità del settore audio esplodono su diversi fronti. Uno è quello delle interfacce, degli assistenti vocali e di tutti i dispositivi, hardware e software, a loro connessi. Un altro è quello dei contenuti narrativi e giornalistici che attraverso gli smartphone sono diventati accessibili a tutti.

La chiave di volta sono stati i podcast
Il termine è la combinazione tra “pod” e “cast”, due particelle della lingua inglese che fanno riferimento alla natura tecnologica del mezzo. “Cast” vuol dire “spargere, diffondere”, “pod”, vuol dire “baccello”, fa riferimento al supporto fisico che per un decennio ha avuto il monopolio sulla distribuzione dell’audio digitale, l’iPod di Apple.

Un servizio di radio on-demand valorizza format narrativi, sperimentali nella forma e nei contenuti, che costruiscono un rapporto intimo con gli ascoltatori. Il podcast è quindi un contenitore in cui è possibile inserire contenuti vari.

È l’audio serie statunitense a far esplodere a livello globale il fenomeno. Serial, serie podcast del 2014, è diventata rapidamente un culto tra gli ascoltatori di podcast. La ‘creatura’ della giornalista Sarah Koenig ha scalato le vette delle classifiche del genere, dimostrando che lo storytelling audio può avere un impatto di massa, uscendo dalla ristretta cerchia dei fedelissimi del podcast. Conta 32 episodi divisi in tre stagioni ed è stato ascoltato da oltre 250 milioni di persone.

In Italia qualcosa di simile è accaduto con Veleno. Un reportage giornalistico sulle vicende di bambini del modenese tolti alle famiglie e dati in affidamento, con annesse denunce di orrori e abusi in parte rivelatesi false. I fatti risalgono alla fine degli anni Novanta. L’audioreportage, realizzato da Pablo Trincia e Alessia Rafanelli, è stato pubblicato on line da Repubblica nel 2017.

Con la diffusione di nuove tecnologie di registrazione ed editing, accessibili a tutti e semplici da utilizzare, la possibilità di realizzare questi prodotti si è diffusa ed i costi sono crollati. Nel settore, in crescita, c’è sempre più richiesta.

Ornella Bellucci

E' giornalista professionista, dopo trascorsi nella carta stampata e in riviste culturali (Il manifesto e Lo straniero) attualmente si occupa di audio documentari “perché le voci, attraverso gli umori che rilasciano, non mentono”. Ha scritto, per la radio in particolare, diverse inchieste e reportage sui temi del lavoro sfruttato ed abusato e documentari sul sociale più fragile, mettendo insieme diversi premi giornalistici. Collabora con varie testate giornalistiche (in particolare con Radio Svizzera Italiana e Radio Articolo 1, e ha collaborato a lungo con Radio Popolare). Attualmente collabora con Rai Radio 3, curando la regia del programma Vite che non sono la tua e, per la stessa rete, come esperta letteraria del programma La lingua batte.


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