Racconto

Paesaggio tra le rovine

testo e foto di Carmelo Fiorentino

01/01/2019
5 min
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È' il compleanno di un amico. Vogliamo festeggiare in una maniera insolita. Niente regali, per oggi.

Decidiamo di andare a fare un giro per le campagne sperdute all’interno di un paese. Questi posti non li abbiamo mai visti prima. Girando e rigirando scopriamo le vestigia di quello che sembra essere un templio greco. È incredibile quanta bellezza si nasconda per le strade meno battute!
Siamo tutti molto felici. Ne abbiamo ben donde! Il più grande tra di noi ha appena ventun anni.
Siamo un gruppo abbastanza unito ed affiatato, davvero una bella combriccola.
Sono anni stupendi passati con amici a bere ed ubriacarsi fino a tardi. È sempre una festa. Questo momento durerà ancora per molto?

Poco tempo fa sono scappato da casa. Con gli amici va abbastanza bene. Evidentemente non posso dire lo stesso del rapporto coi miei genitori. Eppure, non credo che la colpa dei dissapori con i miei sia esclusivamente loro. Tengo un diario in cui annoto ogni singolo evento delle mie giornate. Poi, alle volte, mi rendo conto di esserci andato giù pesante e copro quello che ho scritto con degli adesivi. Non sia mai che i miei vengano a scoprire ciò che penso e dico di loro! Forse sto solo cercando me stesso…
E, a proposito, fare delle scampagnate fuori porta mi sembra un buon modo per trovare la mia “via”.

Ritorno a passeggiare tra le rovine che abbiamo appena scoperto, io e i miei amici. Che armonia che trasuda da questi spazi. Tutto è perfetto in questo momento. Non sento alcuna tensione. Mi immergo nella natura dionisiaca del paesaggio. Non penso più a niente. Adesso siamo solo io e gli amici tra le rovine di questi antichi templi. Cosa facevano qui i nostri progenitori della magna Grecia. Officiavano le loro messe pagane? Facevano, chissà, i propri sacrifici rituali? Ci sbizzarriamo nelle ipotesi più svariate cercando di indovinare a cosa potessero servire questi templi quando ancora erano intatti. Nonostante siamo ancora dei ventenni, abbiamo molta cura degli spazi che abbiamo furtivamente occupato. Ci muoviamo in religioso silenzio, è proprio il caso di dire.

Dobbiamo comunque avere una qualche testimonianza della nostra scoperta. Abbiamo con noi una video camera. Subito ci mettiamo sotto a fare delle riprese. Sarebbe un delitto aver trovato un posto così bello, e non avere con noi la seppur minima prova della sua esistenza. E poi chissà, potrebbe essere abbattuto da qualcuno che ha degli interessi su quel territorio. A questo, una volta in possesso delle immagini, potremmo opporre una strenua resistenza. Posti così belli devono far parte del patrimonio artistico e culturale della nostra terra. Dovrebbero essere protetti non solo dalle incurie, ma anche, evidentemente, dai malintenzionati. Io e Giacomo organizziamo le riprese. Cerchiamo di allestire quella che sembrerebbe essere una sorta di piccola scenografia.

«Amici, romani, concittadini, sono qui per seppellire Cesare, non per onorarlo», mi diverto a declamare gigioneggiando come il vecchio Marlon. Ormai siamo tutti entrati nella parte. Ci stiamo allenando a provare le scene che abbiamo inventato seduta stante. Allestiremo una sorta di dialogo tra le divinità dell’Olimpo. Per ora non vogliamo fare conoscere ad altri il “nostro” posto. Per cui dovremo arrangiarci e fare una selezione degli “dei”. Siamo in quattro e, com’è ben noto, le divinità principali dell’Ellade erano 12. Non abbiamo di certo un budget hollywodiano. E non abbiamo neppure tutte le maestranze che, negli Studios, lavorano alla perfetta realizzazione di un blockbuster. Faremo a sorte tra le “vere” divinità, per vedere chi avrà la fortuna di vedersi interpretato dall’allegra brigata di ventenni di cui sopra! Io scelgo per me la parte di Apollo. Mia cugina sarà Era, la madre di tutti gli Dei. Hermes sarà lo stesso Giacomo. E per un motivo ben preciso. In passato gli è capitato di fare il latore di messaggi d’amore tra vari amici. Daniela, che si è sempre dimostrata la più saggia tra tutti noi, non può che essere Atena.

Giacomo va in “scena” e pronuncia le fatidiche parole: «O muse, o alto ingegno, or m’aiutate; o mente che scrivesti ciò ch’io vidi, qui si parrà la tua nobilitate»
Atena entra in scena in lacrime…
Era dice queste poche, semplici parole: «Ogni volta che due persone si amano non lo fanno mai allo stesso modo… C’è sempre una persona più forte e una più debole. E la persona più debole è quella che ama senza calcolo, senza remore»

Apollo ha un aspetto piuttosto malconcio. La sua è un’”assenza” più che un intervento sul palco.
Gli attori scompaiono dietro le “quinte”. Sulla scena adesso appare un efebo malinconico, che reca con sé una didascalia: «La primavera va via. E con lei se ne parte il meglio della vita mia»
Cala il sipario.
Questo spettacolo è stato gentilmente sponsorizzato ed offerto dalla azienda di promozione turistica della regione Puglia.

Carmelo Fiorentino

Sono un professore in una scuola secondaria di primo grado. Nella vita per mantenermi gli studi ho fatto svariati lavori (tutti profumatamente pagati… Seee!). Attualmente vivo, contro la mia volontà, nella bergamasca. Se dovesse continuare ad andare bene col lavoro penso di viverci ancora a lungo, magari con più soddisfazione.


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