Intervista

DON FRANCO, IL PRETE VOLANTE

Alla soglia dei 60 anni don Franco Torresani ha appena vinto in Austria il suo settimo titolo Mondiale di corsa in montagna nella categoria Master. La corsa lo accompagna tutti i giorni, tra una funzione e l’altra, quando riesce a ritagliarsi del tempo.

testo di Luana Bendo

28/10/2021
5 min
Incontriamo don Franco Torresani al bosco Caproni, dove la storia si fonde con lo sport immersi in un contesto naturalistico unico nel suo genere.

Ci troviamo sul versante nord del lago di Garda, a ridosso del monte Stivo tra Massone e San Martino di Arco, oggi di proprietà del Comune di Arco e parte del parco fluviale del Sarca. Qui la natura, in un microclima mediterraneo, offre il suo spettacolo unico a picco sul lago.
All’interno del bosco, sempre molto curato dal SAT e dal Comune di Arco, sorgono una chiesa benedettina del 1300 e più in su l’eremo di Troiana, a testimonianza della sua ricchezza di aspetti culturali e storici. Si affaccia al bosco una delle più rinomate falesie dell’Alto Garda, il Policromuro che ogni stagione richiama scalatori da tutto il mondo.

Conosciuto come il “prete volante”, per via della sua passione per la corsa in montagna, don Franco è stato sacerdote di Arco fino al 2016 e ora è consulente spirituale a Trento. Del bosco Caproni conosce ogni angolo, ha benedetto molte piante qui dove tutto parla di sport e spiritualità.
La corsa in montagna lo accompagna tutti i giorni, si allena sempre e a qualsiasi ora quando tra una funzione e l’altra riesce a ritagliarsi del tempo. La sua è una routine quotidiana che lo aiuta a mantenere la mente lucida, a purificare l’anima con la fatica. Don Franco infatti ama correre in silenzio, sentire i rumori che la natura gli offre a seconda della stagione, ora il crepitio delle foglie che solo l’autunno sa offrire.

«Sono originario della Val di Non, fin da piccolo ho praticato numerosi sport, dallo sci alpinismo alla bici, al duathlon, alla corsa che poi è diventata il mio sport per eccellenza. Ho corso negli anni per diverse società, attualmente con l’Atletico Paratico di Brescia, ma negli anni passati sotto nome fittizio per non dare nell’occhio alle gerarchie ecclesiastiche. Quest’anno sono stato trasferito in residenze sanitarie e assistenziali del Trentino. Ma in passato non è stato così semplice conciliare l’attività di sacerdote a quella di atleta. Ora le cose sono cambiate e nel 2018 ho vinto con altri due sacerdoti una staffetta storica sull’Etna, vincendo il record generale e frazionale. Attualmente sono assistente spirituale del Coni vista la mia predisposizione allo sport, mi fa piacere essere utile agli atleti che sentono il bisogno di supporto».

don Franco celebra la Messa nel Lagorai

Alla soglia dei 60 anni, dopo un passato da azzurro nella nazionale italiana, ha appena vinto in Austria il suo settimo titolo Mondiale di corsa in montagna nella categoria Master che si va ad aggiungere ai 4 titoli europei e 17 italiani nelle varie specialità dell’atletica. Gli chiediamo cosa lo faccia correre ancora dopo aver ottenuto così tanti successi:

«Lo sport è una palestra di vita, soprattutto se praticato in un contesto come quello alpino che lascia spazio e tempo alla riflessione interiore. La corsa in montagna rimarrà sempre parte integrante della mia vita».

La fede infatti lo ha aiutato sempre durante le competizioni, dalle quali non si è mai ritirato, l’essere sacerdote lo aiuta nella resistenza. Alla discesa preferisce la salita, che è anche un po’ andare più vicini al cielo. La montagna è infatti un simbolo biblico potentissimo basti pensare ai monti Sinai, Calvario e Tabor in Galilea, dove don Franco è stato, ha corso e portato avanti un progetto di gemellaggio con gruppi sportivi. Perché correre gli ha dato la possibilità di viaggiare, conoscere e sentirsi parroco del mondo. Nel 2015 ha partecipato a un giro a tappe nell’isola d’Elba coinvolgendo i carcerati dell’isola, cercando l’inclusione e dando nuovi orizzonti a persone che altrimenti non avrebbero avuto modo di redenzione. In questo senso la corsa è anche metodo, il metodo che ci aiuta nell’organizzazione della vita quotidiana.

Gli chiediamo la sua opinione sui tanti che oggi affollano le montagne in queste competizioni e non sempre con la necessaria conoscenze e rispetto dell’ambiente alpino:

«In effetti molti partecipano a queste gare solo per competizione, non conoscendo le regole di un ecosistema fragile, basti pensare ai bivacchi e allo stato di degrado che spesso si trova in quest’ultimi, la montagna va “conquistata” con la fatica».

Per questo motivo collabora da sempre con il CAI e il SAT per la salvaguardia dei beni comuni del patrimonio alpino. Un fil rouge questo che collega negli anni la Chiesa e la montagna, luogo privilegiato per ritrovare se stessi, un legame indissolubile e sano.

Campionato del mondo master di corsa in montagna a Telfes (Austria), settembre 2021

Assieme a lui altri sacerdoti si sono distinti negli sport di montagna tanto da formare un gruppo di quindici religiosi chiamati “Preti sempre di corsa” www.pretisempredicorsa.it.

Ma si può andare indietro nel tempo fino agli anni Venti quando Achille Ratti, diventato poi Papa Pio XI, si è distinto per la sua attività di alpinista compiendo diverse ascensioni sulle Alpi e collaborando con il CAI. In Valle d’Aosta, suor Teresita Giuseppina è stata in vetta al Monte Cervino negli anni 80 oltre al Monte Bianco e altre cime famose. Basti pensare a don Claudio Sacco, noto per le sue discese di sci ripido nelle Dolomiti, parroco a Sedico in provincia di Belluno, travolto da una valanga nel 2008 mentre era sul Monte Pore; oppure il prete alpinista Erminio Vanzetta, che oggi, a quasi 90 anni, è ancora collaboratore pastorale in Val di Fassa. Ha fatto parte del Soccorso Alpino e nei suoi 40 anni di attività ha salvato numerose vite.

«Correre è un modo per ritrovare se stessi in un ambiente puro come la montagna e la competizione stimola l’animo umano alla fatica, alla costanza e all’aiuto reciproco» conclude con un sorriso don Franco mentre si appresta a prepararsi per la prossima funzione. E dal suo abito talare spuntano già delle scarpe da running.

La falesia di arrampicata del bosco Caproni
Luana Bendo

Luana Bendo

Mi occupo di comunicazione. Grande appassionata di montagna, sportiva e viaggiatrice. In Altitudini.it queste passioni trovano un'unica casa.


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