Racconto

#1 • Differenziata

Scegliamo coscientemente di non dare alla luce una nuova vita. Scegliamo invece di dare nuova luce ad una vita.

testo e foto di Luca Orsini

I colori e le forme del Mendenhall in Alaska, arretrato di 2,82 km dal 1958
15/10/2019
3,8 min
informazioni
Caro figlio,
oggi è un giorno importante, di quelli che ti stravolgono per sempre la vita.

È questa consapevolezza che mi ha spinto a congelare i miei pensieri, riportando su carta le emozioni e le ansie che ora mi assalgono nella sala d’aspetto di questo ospedale. Voglio raccontarti qualcosa di me e del mondo in cui viviamo.

Sono un uomo come tanti, un gran lavoratore, un buon marito, risoluto ed istruito. Amo il mio lavoro e lo svolgo con la massima dedizione ogni singolo giorno. Ho una passione smodata per i viaggi che mi porta ogni anno a scoprire nuovi orizzonti, diverse culture ed ogni volta qualcosa in più su me stesso. È in uno di questi viaggi che ho conosciuto tua madre. Nonostante le straordinarie bellezze di Machu Picchu, in Perù è stata lei a rapire la mia attenzione.

Amo viaggiare nella natura incontaminata, al di fuori delle rotte del turismo di massa. I luoghi che porto nel cuore sono sicuramente i maestosi ghiacciai dell’Alaska e dell’Islanda, i laghi alpini del Kirghizistan, la foresta Amazzonica.

Incommensurabili bellezze con i giorni contati. Il conto alla rovescia è già iniziato. Ti chiedo scusa, è anche colpa mia.
Spinti da un’insaziabile fame abbiamo voracemente prosciugato di linfa vitale il pianeta che ci ospita. Abbiamo abbattuto foreste, posato pietre su prati, scaricato in mare ogni genere di rifiuto e saturato l’aria che respiriamo.
Siamo come farfalle, voliamo per un giorno e crediamo che sia per l’eternità, noncuranti delle conseguenze delle nostre azioni nel tempo.

Alcuni studi riportano come nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà quota 10 miliardi e la sostenibilità sarà pressoché impossibile. I popoli più poveri cresceranno a dismisura e alla crisi ambientale si sommerà quella economica innescando una reazione a catena che ci trascinerà velocemente nel baratro più profondo.
Sono stati irresponsabilmente eretti muri a differenziare migliaia di persone. Cosa succederà quando le migliaia diventeranno miliardi?
Controllare la crescita demografica sembra essere una possibile soluzione. Ma come si può chiedere ai propri figli di rinunciare alla progenie per rimediare agli errori commessi dai padri?

La grotta blu destinata a scomparire presto nelle viscere del Mendenhall

Il tempo sta per volgere al termine e la clessidra non può più essere capovolta. Ora il nostro pianeta ci dice basta.
Lo sento tremare di paura, squarciare la crosta terreste creando profonde ferite tracimanti di sangue incandescente.
Cicatrici indelebili a fare da monito alle future generazioni.
Lo vedo piangere lacrime ghiacciate devastando campi e raccolti.
Lo sento sudare nelle giornate più afose fino ad evaporare ogni fluido corporeo sotto l’azione incessante del sole.
Nudo, spogliato dalla nostra incuria, senza più alcun filtro a proteggerlo.

I ghiacci si sciolgono inondando intere città, i venti si scontrano generando sempre più spaventosi e frequenti uragani, le foreste ardono bruciando la speranza di un futuro migliore.
Le specie animali con le quali condividiamo la nostra casa in usufrutto sono state le prime a pagare le conseguenze della nostra scelleratezza. Cercano di adattarsi come possono al mondo che cambia, a discapito spesso della loro stessa sopravvivenza.

Ricordo come fosse ieri l’emozione provata nell’osservare lo sbuffo in superficie di quei giganti del mare che tu forse non avrai il privilegio di ammirare. Creature innocenti costrette a modificare rotte migratorie millenarie per far fronte al repentino cambiamento della temperatura delle acque. Inseguono il cibo necessario al loro sostentamento, mentre la nostra maggiore preoccupazione è se farlo recapitare al nostro domicilio usufruendo dei servizi di Just Eat oppure Glovo. Siamo sicuramente i peggiori coinquilini che gli potessero capitare.

Io per primo ho messo sempre al primo posto il mio benessere ed ho contribuito a distruggere la nostra terra o, per essere più precisi, non ho fatto nulla per evitarlo.
Il 2050 è lontano, pensavo, domani dovrò comunque prendere la macchina per presentarmi puntuale a lavoro.
Viviamo in un mondo preso in prestito ai nostri figli e quando lo capiremo sarà oramai troppo tardi.
Oggi però, come ho già detto, è un giorno importante, il giorno in cui io e tua madre mettiamo da parte l’egoismo e pensiamo solo a te.
In un momento storico in cui le corporazioni del combustibile fossile, le multinazionali ed i governi tutti, sembra non stiano affrontando la questione con la dovuta attenzione, noi vogliamo dare il nostro contributo.
Oggi decidiamo che non puoi pagare per le nostre colpe. Oggi io e tua madre abbiamo scelto di non costringere nessuno a vivere in un pianeta che esala l’ultimo respiro.

Mentre io scrivo queste righe in una sala d’aspetto, tua mamma abortisce in sala operatoria.
I nostri cari ci definiscono pazzi. Dicono che non cambieremo nulla con la nostra scelta.
Dicono che il nostro dovere si limita a gettare la plastica nella plastica, il vetro nel vetro e l’organico nell’organico.
Noi crediamo invece che il nostro dovere non si debba limitare a ciò che facciamo ma vada misurato in relazione al costo della rinuncia ad un atto desiderato. Solo grandi sacrifici porteranno altrettanti benefici.

Scegliamo coscientemente di non dare alla luce una nuova vita. Scegliamo invece di dare nuova luce ad una vita.
Adottiamo te, nostro figlio.

Con amore,
Papà.

Iceberg alla deriva in Islanda, panorama tanto spettacolare quanto inquietante

♥ Questa storia partecipa al Blogger Contest 2019. Fai sapere all’autore cosa pensi della sua storia, scrivi il tuo commento qui sotto.

Luca Orsini

Vivo a Roma, ed amo la mia città. Non viaggio per vivere, ma vivo per viaggiare. Sono una persona normale, un semplice impiegato ultra trentenne e cerco ogni anno di sfruttare al massimo le poche ferie per alimentare la mia passione. Viaggiatore seriale? Inguaribile sognatore? Sono sicuramente alcuni degli epiteti che più mi rappresentano.


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