Bàrnabo dei vulcani

testo e foto di Dario Zampieri

Cratere sommitale del Misti. Sullo sfondo il vulcano Ubinas in eruzione.
30/11/2017
4 min

Ancora qui, da solo sulle Ande. Volevo arrivare a Lima e andare a nord, invece devo scendere verso sud, perché ho dovuto accettare il primo volo di rientro disponibile, l’11 settembre da Santiago. Forse qualcuno per scaramanzia ha rinunciato a volare. Passo dunque per Arequipa, sfida collettiva a terremoti e manifestazioni vulcaniche. Attirato dalla presenza del vulcano El Misti, che domina la città dall’alto dei suoi 5822 m, scelgo di allenarmi ed acclimatarmi con una visita al Canyon del Colca, il secondo più profondo del mondo. Forse ho esagerato un po’, perché risalendo sul bordo della spaccatura ho dovuto lottare coi crampi alle gambe.

Rientrato di sabato sera alla mia posada in città, chiedo se mi hanno trovato un gruppo cui aggregarmi per la salita a El Misti. Dopo un paio di telefonate mi rispondono che devo arrangiarmi. Alla Condor Explorer l’impiegato consulta il computer. C’è una coppia di inglesi prenotata. Per solo 38 dollari, con l’unica raccomandazione di procurarsi 4 litri di acqua, penserà a tutto la guida. Alle 8 di domenica mattina un fuoristrada mi raccoglie e l’autista mi presenta Bàrnabo, giovane guida ventunenne del Canyon del Colca. Al posto degli inglesi c’è Leandro, brasiliano di ventisei anni. Quindi siamo in tre, io e due la cui età sommata non arriva a fare la mia.

Il fuoristrada ci lascia all’ingresso della Reserva Nacional Salinas y Aguada Blanca, a 3415 m. Lentamente ci portiamo 1000 m più in alto. Alziamo le due tendine a ridosso di rocce, quindi Bàrnabo prepara il fornello a benzina. Non si accende, nonostante a suo dire l’avesse controllato la mattina stessa. Ci viene in aiuto la presenza della Llareta, una straordinaria umbrellifera con l’aspetto di cuscino verde smeraldo che sembra soffice, ma in realtà ha una superficie durissima cosparsa di gocce di resina trasparente. Fortunatamente basta una piccola quantità di piante morte. Mentre Bàrnabo lavora tra una nuvola di fumo profumato, mi viene da paragonarlo all’omonimo personaggio buzzatiano, che dopo aver raccolto i funghi nel bosco li cucina sul fuoco con la polenta per i compagni guardiaboschi, che non arriveranno.

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Mi viene da paragonarlo all'omonimo personaggio buzzatiano, che dopo aver raccolto i funghi nel bosco li cucina sul fuoco con la polenta per i compagni guardiaboschi.
L’ombra del Misti su Arequipa. La Lareta (Laretia compacta) trasuda gocce di resina.
L’ombra del Misti su Arequipa. La Lareta (Laretia compacta) trasuda gocce di resina.

Dichiaro di avere un po’ di mal di testa e mentre cerco una aspirina Bàrnabo mi porge il suo sacchetto di foglie di coca, enumerando le svariate proprietà medicamentose della pianta. Non resta che accettare il rimedio naturale e masticare, godendo del panorama.

Alle due Bàrnabo ci da la sveglia. Appena uscito dalla tenda rimango sbalordito dallo spettacolo: uno straordinario firmamento stellato sembra continuare al di sotto dei nostri piedi. Sono le luci della città che ci giungono vivide nell’aria priva di umidità. Girandosi verso il vulcano il buio più compatto è invece inquietante, anche perché è di là che dovremo andare. In mezz’ora siamo in marcia, ma vedo che la frontale di Bàrnabo si sta spegnendo. Suppongo che anche in questo caso avesse controllato le batterie, ma non mi resta che dargli la mia lampada e mettermi in mezzo. Salendo ci esponiamo al vento e comincia a fare freddo. Dopo il primo chiarore il vulcano inizia a proiettare la sua ombra, dapprima indefinita, poi sempre più netta, come un triangolo scuro che ingloba la città di Arequipa e le sue luci.

Sull’insellatura del cratere aspettiamo Leandro, che arriva sfinito e decide di fermarsi qui. Dopo la vetta del vulcano, torniamo da Leandro e ci buttiamo nella discesa entusiasmante, uno scivolo ininterrotto di soffice sabbia vulcanica alto duemilacinquecento metri.

Alla base anche Bàrnabo è affaticato. Lo provoco chiedendogli se domani mattina sarebbe pronto a ripetere la salita, se un cliente glielo chiedesse. Mi risponde che non gli interessa dei soldi, si riposerà. Io invece riprenderò la strada verso sud, verso l’altopiano Boliviano e le sue meraviglie.

Il racconto breve è un estratto del racconto esteso pubblicato su Le Piccole Dolomiti (sezione CAI di Vicenza) del 2006.

Dario Zampieri

Da studente di geologia ha percorso la strada per Oxiana tracciata da Robert Byron, giungendo in Afghanistan via terra. Non ha mai smesso di camminare sotto e sopra la superficie del nostro pianeta, con occhio indagatore sui processi che ne determinano la complessità. Ha compiuto il 50° compleanno durante la salita dell’Aconcagua tramite il traverso dei polacchi.


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