Racconto

#50
IL CERCHIO È PERFETTO

Nella Cina di tanto tempo fa viveva un vecchio saggio e pacato che vedeva dentro le cose. Era una persona così fuori dal comune e tanto preziosa che l’imperatore...

testo e foto di Giulio Carcani  / Roma

22/01/2022
8 min
Marco_Rossignoli_014

Il cerchio è perfetto

di Giulio Carcani

Nella Cina di tanto tempo fa viveva un vecchio saggio e pacato che vedeva dentro le cose. Era una persona così fuori dal comune e tanto preziosa che l’imperatore, l’uomo più potente e lungimirante di tutta la Cina lo voleva sempre accanto a sé, per aiutarlo a prendere quelle decisioni importanti per il bene del paese e dei suoi cittadini.

Gli anni passarono e nonostante il vecchio saggio che vedeva dentro le cose fosse un uomo schivo che amava non apparire, divenne famoso e conosciuto. Fattosi molto vecchio, decise che il suo tempo a corte era finito e che fosse venuto il momento di viaggiare. Essendo pacato, capì che l’Imperatore potente e lungimirante non lo avrebbe mai lasciato andar via, e così una sera, sistemate tutte le cose, diede seguito al suo proposito travestendosi da mendicante e lasciando la città di nascosto a dorso di somaro. Ma dove si è mai visto un mendicante avere un somaro?

Sapeva di dover uscire dal regno perché, se fosse rimasto in Cina, l’imperatore lo avrebbe subito riportato a sé. Si diresse dunque verso le montagne del Tien Shan, la zona più remota dell’impero.

Dopo qualche giorno di impervi sentieri e vie fortunosamente trovate, iniziò ad inerpicarsi per cime alte ed inaccessibili. I paesaggi meravigliosi incantarono il suo animo che per troppi anni era stato confinato tra le mura della ricca corte imperiale.
Arrivò al posto di frontiera un pomeriggio nuvoloso e ventoso. Si presentava come un uomo vecchissimo ma dagli occhi vivaci. Ben sapeva che, una volta superato quell’ostacolo, avrebbe finalmente dimenticato onori e gloria per perdersi nell’oblio della steppa oltre le montagne.
La guardia del passo montano del Tash Rabat era un giovane kirghiso dalla faccia piatta, gli occhi lontani e la pelle scura conciata dal vento. Quando vide a dorso di mulo il vecchio saggio e pacato che guardava dentro le cose rimase ad osservarlo con curiosità.

Nonostante la sua giovane età il kirghiso dalla faccia piatta, gli occhi lontani e la pelle scura e conciata dal vento ne aveva viste tante passare in quel posto di frontiera dimenticato dagli uomini. La rarefazione del paesaggio montano aveva acuito la sua capacità di osservare e cogliere particolari nascosti. Gli occhi del viandante avevano una strana luce e pur se il suo corpo era visibilmente in avanti con l’età pareva non esserne molestato.

Nel tempo del viaggio, la voce della scomparsa del vecchio saggio e pacato che vedeva dentro le cose, consigliere dell’Imperatore potente e lungimirante, era giunta anche in quel posto remoto. Chiunque avesse dato informazioni su di lui avrebbe ricevuto una lauta ricompensa.

«Buongiorno vecchio».
«
Buongiorno a te guardia di frontiera!».
«
Dove te ne vai solo a quest’ora?».
«
Devo andare a trovare un parente che non vedo da anni dall’altra parte delle montagne, ma ritornerò nel giro di pochi giorni, voglio salutarlo prima di morire».

Questo fu il dialogo che sembra si svolse fra i due.

Il vecchio saggio che vedeva dentro le cose aveva capito che qualcosa non andava e decise di aspettare lo svolgimento naturale dei fatti. Non sappiamo se avesse finalmente messo in dubbio la qualità del suo travestimento da mendicante ma questo non è importante. Non era nervoso o impaurito, era solamente divertito da quel giovane così attento e perspicace con i suoi occhi lontani, la pelle scura e conciata dal vento.

“Gli occhi del viandante avevano una strana luce e pur se il suo corpo era visibilmente in avanti con l’età pareva non esserne molestato.“

L’imperatore potente e lungimirante di tutta la Cina.

…decise che il suo tempo a corte era finito e che fosse venuto il momento di viaggiare.

Il kirghiso ragionò e disse tra sé:
«Se è proprio il vecchio saggio che vede dentro le cose, consigliere dell’imperatore potente e lungimirante, sarò fortunato, altrimenti sarò fortunato lo stesso».

Mentre pensava a tutto questo passarono un paio di ore, l’uno di fronte l’altro, in silenzio, e nel frattempo si fece notte. Erano spuntate le prime stelle a dispetto delle nuvole, quando il guardiano disse:
«Vieniti a riposare nella mia jurta e aspetta domani per ripartire».
«
Pure se ho una certa fretta di ricongiungermi al mio parente accetto con piacere la tua ospitalità».

Entrò e si sedette lontano dalla stufa. Nonostante il suo nome, il vecchio saggio che vedeva dentro le cose era quasi cieco, ma come è noto la vista non è utile per vedere dentro le cose. Il kirghiso dalla faccia piatta, gli occhi lontani con la pelle scura e conciata dal vento preparò un tè e ne versò al suo ospite. Poi disse:
«Tu vuoi andare dall’altra parte della frontiera e sei ricercato dall’imperatore. Se ti imprigiono e ti consegno a lui riceverò molto denaro, ma in realtà io ti farò passare».

Ci fu un lungo silenzio nel quale la luna ebbe tempo di alzarsi fino all’altezza di Venere nel cielo. Fu allora che il guardiano di nuovo parlò:
«Domattina sarai libero di partire e per questo rischierò la vita, l’imperatore potente e lungimirante è anche un uomo spietato, crudele e non mi risparmierà. Per questo ti chiedo, visto che sei un vecchio saggio e pacato che vede dentro le cose, di scrivere su una pergamena tutta la tua saggezza in questa notte e, una volta che avrai finito, sarai libero di riprendere il tuo viaggio».

Il vecchio saggio che vedeva dentro le cose, sospirò pensando:
«… tutte a me devono capitare! Ora questa guardia mi impone un lavoro assurdo e spossante che ho sempre evitato, proprio a me che non voglio insegnare nulla e che bramo solo di perdermi nell’oblio della steppa!».
«
Gentile guardia, vorrei scrivere ma ormai sono cieco e non potrò quindi fare quello che mi chiedi!».

Ma il kirghiso dalla faccia piatta, gli occhi lontani e la pelle scura e conciata dal vento non si perdette d’animo.

«Non c’è problema vecchio, in questi lunghi anni nella solitudine di queste montagne ho imparato a scrivere e quindi l’unica cosa che dovrai fare è parlare…».

Detto ciò, srotolò due pergamene prese un pennello con l’inchiostro e si sedette di fronte al vecchio saggio che vedeva dentro le cose che iniziò a dubitare di saper vedere dentro le cose. Si trovava di fronte a questo astuto e deciso guardiano che sapeva anche scrivere e se la sfortuna colpisce in maniera cieca, la doppia sfortuna ci vedeva benissimo. Appianò la contrarietà interiore, predispose l’animo a seguire la piega degli eventi e fece il vuoto nella sua mente. Le parole uscirono con parsimonia e leggerezza, come fossero luci lontane di una costellazione appena apparsa nel buio del cielo dell’Asia centrale.

A mattina il kirghiso dalla faccia piatta gli occhi lontani e la pelle scura e conciata dal vento, aveva un’ombra di stanchezza e i suoi occhi apparivano ancora più lontani e la sua faccia non era mai stata così piatta.
Ai suoi piedi due pergamene erano fittamente scritte.

Il vecchio saggio che vedeva dentro le cose si ricompose, bevve il tè che gli fu offerto, uscì dalla jurta e salì sul suo asino. I due restarono uno di fronte all’altro per un tempo sufficientemente lungo a far dissipare al sole la brina della notte, dopodiché si augurarono buona fortuna e il vecchio lentamente scomparve tra i monti.
Passarono due giorni e due notti ed infine comparvero le guardie dell’imperatore potente e lungimirante al posto di frontiera.

“Il vecchio saggio che vedeva dentro le cose diventò famoso in tutta la Cina, nonostante fosse un uomo schivo che amava non apparire.“

I due si guardarono intensamente e, nel frattempo, le foglie si liberarono nel vento.

Verso l’oblio della steppa.

«Guardia, tutti gli indizi dicono che di qui è passato un vecchio a dorso di un somaro!».

Il kirghiso dalla faccia piatta, gli occhi lontani e la pelle scura e conciata dal vento si fece innanzi e parlò:
«Potrei dirvi che non ho visto nessuno ma non risponde al vero. Ho visto un vecchio che ho riconosciuto come il vecchio saggio e pacato che vede dentro le cose e gli ho proposto uno scambio: poteva passare soltanto se avesse lasciato la sua saggezza su un papiro. Le sue parole, che ho provveduto personalmente a scrivere, sono rimaste nelle terre dell’imperatore potente e lungimirante e saranno di sicuro di maggiore utilità rispetto ad un vecchio saggio che vede dentro le cose ma determinato a perdere sé stesso nella steppa indefinita».

Le guardie restarono interdette e rimasero a fissare il guardiano per un tempo di due giorni e due notti. All’inizio della terza notte pensarono che se avessero continuato a stare così si sarebbero presi un raffreddore e quindi ammanettarono il guardiano e lo portarono al cospetto del sovrano.
L’imperatore potente e lungimirante, dalla scomparsa del vecchio saggio e pacato che vedeva dentro le cose, aveva trasformato la sua lungimiranza in una stizzosa acrimonia che non vedeva l’ora di trovare uno sfogo.

Era precisamente in questo stato quando gli fu portato il kirghiso dalla faccia piatta, gli occhi lontani e la pelle scura e conciata dal vento. I due si guardarono immoti intensamente e trascorsero così due mesi, le foglie degli alberi fecero in tempo a divenire secche e a liberarsi nel vento freddo dell’inverno ed una sottile coltre di neve ricoprì le strade e i palazzi di Pechino.

Nessuno osava distogliere l’Imperatore da questo suo stato, temendo la sopra citata stizzosa acrimonia ma finalmente una foglia secca atterrò sul pavimento rimanendo in equilibrio sul picciolo e questo fece parlare l’imperatore:
«Tu, guardiano, hai scritto e interpretato le parole del vecchio saggio e pacato che vedeva dentro le cose. Lo hai fatto fuggire e per questo dovrei infliggerti la morte ma sei anche l’unico che ha ascoltato e scritto tutti i suoi insegnamenti. Poiché sono potente e lungimirante diventerai tu il nuovo vecchio saggio che vede dentro le cose e abbandonerai il nome del kirghiso dalla faccia piatta, gli occhi lontani e la pelle scura e conciata dal vento che è un nome troppo lungo e viene il nervoso solo a dirlo. Studierai a memoria la pergamena e poi la riporrai nella teca del tesoro del regno. Se mi deluderai ti ucciderò».

Dopo mesi di studio il kirghiso, dal nome vecchio saggio che vede dentro le cose, accompagnato da guardie cieche, ripose le due pergamene nello scrigno del tesoro di corte ma, all’interno, ne trovò tante altre… Con suo immenso stupore erano tutte quante identiche alle sue. Avrebbe voluto fermarsi a riflettere su quello strano caso ma le inflessibili guardie lo cacciarono in malo modo bastonandolo in maniera tale da fargli perdere la memoria di ciò che aveva visto.

Tutti dimenticarono questa storia e passarono duecento anni circa.

Il vecchio saggio che vedeva dentro le cose diventò famoso in tutta la Cina, nonostante fosse un uomo schivo che amava non apparire. L’imperatore potente e lungimirante, sebbene molto anziano, non rinunciava mai alla sua presenza e chiedeva un suo parere su qualsiasi cosa.
Quando oramai si era fatto molto vecchio, decise che il suo tempo a corte era finito e che fosse venuto il momento di viaggiare.
Essendo pacato, capì che l’Imperatore potente e lungimirante non lo avrebbe mai lasciato andar via, e così una sera, sistemate tutte le cose, diede seguito al suo proposito travestendosi da mendicante e lasciando la città di nascosto a dorso di somaro. Ma dove si è mai visto un mendicante avere un somaro?

Sapeva che doveva uscire dal regno perché, se fosse rimasto in Cina, l’imperatore lo avrebbe subito riportato a sé. Si diresse dunque verso le montagne del Tien Shan, la zona più remota dell’impero.

Dopo qualche giorno di impervi sentieri e vie fortunosamente trovate, iniziò ad inerpicarsi per cime alte ed inaccessibili. I paesaggi meravigliosi incantarono il suo animo che per troppi anni era stato confinato tra le mura della ricca corte imperiale. Arrivò al posto di frontiera un pomeriggio nuvoloso e ventoso. Si presentava come un uomo vecchissimo ma dagli occhi vivaci. Ben sapeva che una volta superato quell’ostacolo avrebbe finalmente dimenticato onori e gloria per perdersi nell’oblio della steppa oltre le montagne.

La guardia del passo montano del Tash Rabat era un giovane kirghiso dalla faccia piatta, gli occhi lontani e la pelle scura conciata dal vento.

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Giulio Carcani

Giulio Carcani

Mi piace andare per boschi, valli, montagne, colline e sentieri di costa. Cerco di raccogliere storie e sistemarle in parole e disegni. Suono il Basso Tuba, dal suono grave e ingombrante, in una street band. Lavoro per un Istituto di ricerca che si occupa di protezione dell’ambiente.


Il mio blog | altitudini.it come la mia rivista digitale. In altitudini.it trovo un luogo accogliente e arioso dove seguire storie e racconti sghembi che aggiungono passi alle mie passeggiate.
Link al blog

2 commenti:

  1. mcn ha detto:

    Splendido racconto in cui saggezza e ironia si fondono per minuti di piacevolissima lettura. Le immagini sono un perfetto complemento che aiuta a immergersi nell’atmosfera. Complimenti all’autore!

  2. arnaldo ha detto:

    Bravo !
    Aspetto un invito per una pizza.
    Un caro saluto a tutti Voi

    Arnaldo

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