Racconto

#44 • Tipping point

testo e foto di Max Rossi

La neve, che assurdità pensare fosse esistita sul serio.
31/12/2019
4,20 min
informazioni
Che stupida cosa leggere, pensava Mark. Ci sono i video, la tv, gli smartphone.

Chi legge ormai più se può vedere i contenuti? Ad ogni modo, si trattava di un regalo di nonno Ethan. Era scomparso anni prima inseguendo un sogno, un mito. Diceva di essere in cerca di un uomo del passato, che avrebbe ridato all’umanità la sua identità. Che cosa intendesse per identità, non si era mai capito. Certo era che la follia lo aveva portato a vagabondare privo di mezzi e senza nessun confort. In compagnia di un vecchio cane. In poco tempo si erano perse le sue tracce ed ora giungeva questo pacco. Sembrava una collezione di lettere, una sorta di diario. La scrittura era quella del nonno: tante volte avevano scritto assieme storie assurde su mondi antichi, atlantidi sommerse e cime innevate… la neve, che assurdità pensare fosse esistita sul serio. A quel pensiero Mark ebbe un brivido, aprì la prima lettera, stacco il WIFI, spense il cellulare, staccò i fili della tv, si isolò, come di consueto faceva quando giocava con il nonno. E iniziò a leggere:

Dal libro dei ribelli
Sono passati alcuni anni dai primi risvegli, una decina in tutto. Sono pochi, se paragonati al numero originario, ma pur sempre un risultato. Tutto ebbe inizio nel lontano 2019, la terra stava subendo dei cambiamenti climatici repentini che in breve tempo avevano raggiunto quello che viene definito il tipping point, il punto di non ritorno. Non vi era stata quindi altra soluzione che la rassegnazione. Un gruppo di magnati aveva convinto, a suon di dollari, un cospicuo numero di scienziati ad intraprendere un progetto per la salvaguardia, se non dei luoghi, della memoria storica ad essi collegati. Erano quindi giunti alla conclusione di preservare, tramite ibernazione, le fonti dirette: uomini e donne che potessero testimoniare l’esistenza di luoghi destinati alla scomparsa.

Nell’era del Grande Sconvolgimento le trasformazioni presero il sopravvento e nessuno riuscì a prevedere catastrofi che si consumarono nel giro di poche ore. Immense aeree vennero sommerse e con loro chi le abitava, condannando all’oblio la memoria collettiva di intere popolazioni. Città come New York e Venezia, riposavano nel fondo del mare, tristi atlantidi, avvistabili solamente dai turisti sommozzatori più abili. All’inizio della catastrofe, la gente pensò solo a salvarsi e ricostruire quel poco che era rimasto. Quando finalmente le condizioni migliorarono, si cercò di recuperare quelle identità millenarie nascoste sotto i mari. In seguito alla bonifica di un territorio venne alla luce il laboratorio e il progetto a lungo dimenticato, ridette le speranze. Circa un centinaio di corpi erano sopravvissuti, se così si può dire, e in capo a qualche mese i primi risvegli avevano avuto luogo. Una persona in particolare aveva destato subito la curiosità e la speranza di noi ricercatori.

Quell’attrezzatura pensavamo fosse stata utilizzata per scalare ghiacciai, seracchi, alpi innevate che ormai non esistevano più.

Si trattava di un famoso alpinista, che si era risvegliato imprecando in tedesco e in ottime condizioni. Famoso per la sua risolutezza e il cipiglio orgoglioso aveva fatto molte domande. Non accontentandosi delle mezze verità raccontategli scrutava il laboratorio-infermeria in cui era stato alloggiato, e passava le ore a guardare alla finestra. Ogni mattina un’equipe di esperti; psicologi, psichiatri, medici e neuropsichiatri lo interrogava, nella speranza d’ottenere risposte chiare e precise. Lui scuoteva la testa e non rispondeva. Gli mostravamo quell’attrezzatura che pensavamo fosse stata utilizzata per scalare ghiacciai, seracchi, alpi innevate che ormai non esistevano più, ma nessun suono giungeva dalla sua bocca. Un pensiero mi incuriosiva più degli altri. Perché per un’intera epoca gli uomini avevano sprecato risorse umane e tecnologiche per raggiungere le vette più alte?

Se noi vogliamo vedere le la fioritura in Himalaya, il rosso fuoco dei fiori che contrasta con il verde dei prati sopra i 5000 metri, ci basta prenotare uno dei voli governativi. Nella nostra era non è necessario camminare ed ogni sforzo può essere abolito. A questa domanda, il nostro alpinista non rispondeva mai, ma per un istante i suoi occhi brillavano, per poi tornare immediatamente quelli spenti e sconsolati di un animale in gabbia. Non si ricordava? Alle volte avevo l’impressione che non ci considerasse in grado di comprendere.

Poi il disastro, o almeno per alcuni fu tale. Una mattina se ne andò senza lasciare tracce. Si era portato con sé le attrezzature che avevamo lasciato nelle sue stanze sperando si potesse ricordare più facilmente cosa fossero. Aveva lasciato solo un biglietto: «Scusatemi ma ancora una volta la Curiosità e la Libertà mi costringono a partire. Cercatemi solo se veramente interessati ad imparare dai vostri errori.»

Sono ormai anni che ti cerco. E se anche non ti rivedrò mai ne è valsa la pena. Mi sono informato, altri risvegli hanno dato delle informazioni sulla tua e poca e ti ho inseguito con i tuoi stessi mezzi. Ho percorso valli dimenticate da anni perché facilmente sorvolabili con i mezzi aerei. Ho risalito fiumiciattoli insignificanti liberi di scorrere perché non portavano nessun vantaggio economico. Attraversato deserti inospitali. Ho assaporato il silenzio e il buio della notte. Ti ho forse mancato per un soffio e non ti ho mai raggiunto. Ma infine ho capito. Non eri tu quello in fuga ma bensì io. Ho capito la ragione dei tuoi silenzi: non potevamo capire perché ormai da secoli avevamo perso il legame con la natura. Ora invece possiamo ripartire. Nel mio peregrinare ho incontrato molte genti che come me hanno compreso ed ora siamo pronti per ricominciare. Inizieremo con i bambini, creeremo una società che rispetta sé stessa e l’ambiente. Sarà dura ma ce la faremo. Ovunque tu sia: grazie.

Katmandu, quartiere generale segreto della rinascita, 26-12-2222

Nell’era del Grande Sconvolgimento le trasformazioni presero il sopravvento e nessuno riuscì a prevedere catastrofi che si consumarono nel giro di poche ore.

Questa storia partecipa al Blogger Contest 2019. Fai sapere all’autore cosa pensi della sua storia, scrivi qui sotto il tuo commento.

Max Rossi

Max Rossi

Nato in città, sono ormai da anni residente in Trentino dove non appena posso mi ritaglio del tempo per praticare diversi sport in ambiente. Le mie passioni sono racchiuse in scatti e video. Le mie preoccupazioni, invece, prendono forma, per la prima volta, attraverso un testo.


Il mio blog | Collaboro con OutdoorImprint, progetto volto alla riflessione e la promozione di ogni aspetto legato alla cultura di montagna che deve essere preservata ma continuamente riletta in chiave moderna per evitarne la stagnazione.
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