Intervista

Mamma e noi quando andiamo al mare?

Quante cose possono cambiare in un anno quando la vita segue i passi del cuore e delle stagioni?

testo di Teddy Soppelsa

Ruggero e Linda (ph. Federico Ravassard)
05/09/2018
5 min

Settembre 2018, casera Nèva Seconda

Quante cose possono cambiare in un anno quando la vita segue i passi del cuore e delle stagioni?
Ritrovo Ruggero e Linda con i loro bambini esattamente dove li ho conosciuti lo scorso anno: a casera Nèva Seconda. L’accoglienza è immutata: genuina e calorosa. Mi invitano ad entrare in casa, a bere un caffè insieme a loro che hanno appena finito di pranzare. Dopo il caffè Ruggero tira fuori il vino, il formaggio, lo speck e la grappa al cumino.

Vedo Anna e Mirco cresciuti. Anna ora ha dieci anni e si muove come una piccola donna: interviene puntuale nei discorsi della vita in malga, riassetta la cucina, poi indossa i guanti in gomma e si mette a lavare i piatti. «Senza questi mi congelo le mani, l’acqua è troppo fredda», mi dice quasi a giustificarsi.
Mirco ha tre anni e a fine settembre andrà all’asilo, dietro al suo trattore a pedali ha legato un grosso ramo di abete e se lo tira dietro ovunque, come fa il suo papà quando è nel bosco con il trattore, quello vero però. Non parla molto, ma ascolta tutto e tutti con attenzione e quando sua sorella non ricorda il nome di un luogo, è lui prontamente a ricordarglielo.
Ho visto che la piscinetta gonfiabile non c’è più. Linda mi dice che è troppo piccola per Anna e così lei fa il bagno dentro la grande fontana, l’abbeveratoio delle mucche, che al confronto sembra una vasca olimpica. Anna vorrebbe un cavallo tutto per se, qui nella malga ci sono diversi cavalli avelignesi, ma non sono suoi. «Ho fatto anche un corso di equitazione ma il papà, per ora, non vuole comperarmelo. E io gliel’ho detto che mi prenderei cura ogni giorno di lui, ma non mi crede!»

Questa estate, rispetto allo scorso anno, i mesi di giugno e luglio sono stati più piovosi e gli escursionisti si sono visti meno. «E meno male che il Comune ha sistemato il tetto della casera», mi dice Ruggero «in alcuni punti entrava l’acqua, ora possiamo dormire tranquilli».
Sento Laki abbaiare, guardo dalla finestra e vedo un paio di asini avvicinarsi. «Abbiamo più o meno gli istessi animali, forse un po’ di cavalli in meno dello scorso anno», continua Ruggero. «Il nostro contratto di conduzione della malga scade ogni anno e non sappiamo se ci verrà rinnovato. Non so se saremo ancora qui la prossima estate, noi però ci speriamo».

Non so se saremo ancora qui la prossima estate, noi però ci speriamo
Mirco e Anna (ph. Teddy Soppelsa)

Giugno 2017, casera Nèva Seconda

La strada s’inerpica decisa e in breve la foresta è alle nostre spalle. Dinanzi a noi ora abbiamo i dolci pascoli di Nèva e le pareti del Sass de Mura che sbucano dal verde della mugheta. E’ una giornata calda e afosa, il sudore inzuppa i vestiti e secca la gola.
La mulattiera dopo un’ampia curva termina dinanzi casera Nèva Seconda (1741 m) che molti chiamano ancora Nèva austriaca o tedesca, per distinguerla da Nèva italiana che sta poche centinaia di metri più in là, oltre il confine che per secoli ha diviso questi pascoli tra il Veneto e l’Austria.
La casera è cinta da un filo elettrico per impedire al bestiame di avvicinarsi all’abitazione. Dentro il recinto due bambini giocano in una piccola piscina gonfiabile riempita con pochi centimetri d’acqua. Arriva a farci visita Laki, il cane pastore, due abbaiate stanche e poi si ritira al fresco sul pavimento in pietra.

Linda ha 31 anni, cappelli cortissimi e biondi, è la mamma di Mirco e Anna i bambini che sgambettano nella piscina. Ci saluta con gentilezza e un bel sorriso, in mano ha il secchio per l’allattamento dei vitelli. Lei e suo marito Ruggero da cinque anni conducono questa malga che è di proprietà del Comune di Mezzano. Hanno in custodia 60 manze, 40 vacche con vitelli, 8 mucche da latte, 25 cavalli e 50 pecore. Da giugno a settembre questa è la loro casa. «Ogni anno, con due bambini piccoli, lasciare la nostra casa a Lamon per venire qui in montagna è sempre complicato» mi dice Linda. «Dobbiamo aspettare che Anna finisca la scuola e intanto trasferire quanto necessario per avviare l’alpeggio». Ruggero ha 42 anni, quando non è in malga fa il boscaiolo. «Qui io sono l’operaio e Linda è il capo. E’ lei la titolare del contratto di lavoro» mi dice sorridendo. «Ciò che amo di più di questo lavoro è il grande senso di libertà che mi dà vivere qui. Ogni giorno ci sono tantissime cose da fare, ma ci sono anche tanti piccoli momenti per noi e i bambini» e i suoi occhi corrono a cercare quelli di Linda.

Sembra una favola, la notte in montagna stretti uno all’altro

Per Ruggero la giornata di lavoro inizia presto, alle sei, con la mungitura, poi si sposta nei pascoli per la conta del bestiame per assicurarsi che nessuno manchi, poi passa a controllare le pozze di abbeveraggio, spesso c’è da sistemare un recinto, fare legna e talvolta c’è da trasferire in malga i nuovi capi di bestiame. «E tutto questo con qualsiasi condizioni meteo» mi dice «Chi passa di qui in malga arriva quasi sempre con il bel tempo e vede solo il lato bello del nostro lavoro. Ma ci sono anche tante settimane piovose, di brutto tempo, e non si vede nessuno»

Federico con discrezione chiede se può scattare qualche foto dentro casa. La cosa pare non disturbarli. Ruggero ci accompagna perfino nel sottotetto dove c’è la loro camera da letto: una grande stanza con il pavimento in assi di legno e le pareti in pietra. Quello che vedo è commovente: in mezzo alla stanza ci sono tre letti e un lettino, tutti attaccati “vicini-vicini”. Sembra una favola, la notte in montagna stretti uno all’altro non fa più paura.

Mirco ora è in braccio alla mamma che lo asciuga e gli cambia i vestiti fradici. Lui zitto lascia fare e ascolta le cose dei grandi. Dico a Linda che i suoi figli sono due bambini fortunati e da adulti ricorderanno le estati qui in malga come uno dei momenti più belli della loro vita. Un privilegio, nonostante i disagi e il mondo che corre con altre velocità, penso fra me. «Anch’io penso questo, ma trovare il giusto equilibrio non è facile» mi dice Linda. «Qui non ci sono bambini e Anna, che ora ha 9 anni, spesso si sente sola. Qualche giorno fa è venuta a trovarla una sua amica, di ritorno dal mare. Hanno giocato tutto il giorno insieme, felici. Alla sera Anna mi ha detto: mamma e noi quando andiamo al mare?»
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L’intervista a Ruggero e Linda puoi leggerla anche nell’articolo “La via del confine pacifico” pubblicato su Skialper di agosto-settembre 2017.

Ciò che amo di più di questo lavoro è il grande senso di libertà che mi dà vivere qui
La vita in malga
Teddy Soppelsa

Teddy Soppelsa

Fondatore del magazine altitudini.it


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