Racconto

Tatanka. Ronda delle Dolomiti

Un anello cicloturistico di più giorni, dal format insolito, con dei chiari propositi sociali e culturali: partire e tornare a casa in bici.

testo e foto di Filippo Caon

24/03/2020
4 min
Nel midwest Tatanka significa bisonte. Un bestione di otto quintali che si muove come un carretto dei gelati, soltanto che al posto di starsene in spiaggia bruca nelle praterie del Wyoming.

Almeno questo era quello che pensavo prima di vederne uno caricare una Jeep, ad ogni modo, nella mia testa quell’erbivoro gigantesco continuava ad avere soltanto due aggettivi, lento e pesante.
Lento e pesante come me, la mia bicicletta e le cinque borse piene di cose inutili sulle colline della Repubblica Ceca.
Avevo deciso, il mio prossimo viaggio si sarebbe chiamato come quel mangia erba (che già ero) di otto quintali: Tatanka, lento e pesante.

6 giorni, 624 km, 14.000 metri d+.
Con quest’idea per il terzo anno di fila riempii le sei borse della mia bicicletta (non bastando ne avevo aggiunta una) e iniziai a pedalare. Il giro non era nulla di che, l’anno prima avevo fatto Vicenza-Barcellona e quello prima ancora ero stato a Berlino, ma per certi aspetti era il più importante di tutti, perché era mio, e soltanto mio, e per la prima volta ero da solo.
Sarei stato via soltanto 6 giorni, avrei pedalato per 624 km e 14.000 metri di dislivello, a volerlo fare veramente duro si poteva fare in meno giorni. Ma il bello era l’ultimo dato, 40 kg tra borse e bici. Io ne peso 58. Fatta la proporzione? Pensate a cento chili che se ne vanno su e giù per le Dolomiti ad un passo di 25 km/h per 6 giorni. C’è da ridere.

Tatanka, lento e pesante
“Su una vecchia bicicletta da corsa,
con gli occhiali da sole e il cuore nella borsa”

Da casa, andata e ritorno, attraverso le terre di mezzo.
Ma il problema non era tanto farlo, il problema era farlo come volevo io. Una cosa che non ho mai capito è perché mi ostinassi a fare ritmi da bikepacking (solo l’essenziale) portandomi via il peso di un cicloturista bavarese di mezza età. Il fatto è che mi piaceva andare forte, per quanto possibile, e mi divertivo da paura.
Ma l’idea non era solo il giro in sé, che in fin dei conti vale quel che vale, se non altro come esperienza personale, ma c’erano almeno altre due componenti che lo rendevano interessante.

La prima era simbolica, era il mio primo giro da solo, cadeva nell’anno della maturità nel bel mezzo di un cambio di vita. Partiva da casa e passava per i luoghi che avevano rappresentato qualcosa nella mia vita, o che lo sarebbero stati in seguito, posti in cui ero cresciuto o dove sarei andato a vivere di lì a qualche mese.
Ma era la seconda ragione quella più interessante e quella per cui vale la pena raccontare questa storia, una ragione etica se volete. Il fatto è che non si trattava soltanto di prendere la bici e fare qualche passo dolomitico, che sarebbe stato idiota. L’idea era di farlo partendo da casa. In questo modo avrei visto le “terre di mezzo” che dividono il nostro mondo dalle cartoline dolomitiche.

La mia mappa delle Dolomiti.
Insomma, avrei attraversato le valli minori delle Prealpi venete, avrei visto come cambia il paesaggio tra una provincia e l’altra, o tra una valle e l’altra, avrei capito perché Cembra e Fiemme hanno due nomi diversi, sebbene siano praticamente unite, avrei visto lo sfarzo decadente di Cortina e la dimensione quotidiana di Cibiana di Cadore, avrei visto il turismo di Fiera di Primiero e quello di Valli del Pasubio. Tutto di filata, in blocco.
Avrei insomma creato una mia mappa delle Dolomiti, con immagini a tratti sublimi, deludenti, malinconiche, ma pur sempre vere. Prendere il trecentosessanta del Giau con tutto quello che viene prima: pianura, fabbriche, autostrade, città. Tutte cose che conoscevo benissimo, ma che dovevo unire sotto un’unica linea rossa che avrei percorso alla velocità che ti puoi permettere con quel carico. Per questo non sarebbe stata la stessa cosa partire leggero. Non si scappa, quello era il format: lento e pesante.

E ora tocca a voi.
Ora sono passati quanti? Due, tre, quattro anni? Cazzo, passa il tempo. Dopo quattro anni, mi sembra venuto il momento, in realtà è un po’ che ci provo, di mandare qualcun altro a far sta roba. Insomma, con tutti quelli che fanno cicloturismo oggi, perché non farlo con un proposito intelligente? Non è molto esotico, me ne rendo conto, il Nepal fa sempre più effetto, però questo non mi sembra male.
I ciclisti prendono la bici, la caricano in macchina, vanno a Canazei e fanno il giro dei quattro passi. Perché, non si fa così? Ma non sempre si ha voglia di pensare alla strada da fare, mica puoi prendere l’autostrada, quanto meno serve del tempo per pensarci.
Quindi un giorno per tagliare la testa al toro (o al bisonte?) mi sono detto: faccio tutto io e voi dovete soltanto pedalare. Il percorso che parte da casa vostra, anche se abitate a Genova, ve lo disegno io. Poi se volete farvelo da voi non ci resto male, ma non è detto che tutti siano in grado. Quindi lo faccio io.
Ma non basta. Ad una persona che fa un giro del genere è cortese, non giusto ma cortese, dargli un premio. Nulla di che, la capasanta a Santiago, la fibbia in una 100 miglia, cose del genere.
Io ti do il percorso, un pettorale stampato su cotone in linoleografia e se arrivi in fondo una maglietta. Non è molto creativo, ma è così.
Non c’è costo d’iscrizione, decidi tu quanto hai voglia di spendere per questa cosa, puoi dormire per terra se vuoi, puoi anche non dormire, puoi fare un po’ quello che ti pare, anche quando partire, quanto metterci. Chissenefrega, è bello così, fallo tuo. In cambio voglio soltanto una birra, una IPA possibilmente, e niente di troppo.
Allora. Che fai?

TATANKA 2020 | RONDA DELE DOLOMITI

Come partecipare

  1. Il percorso che parte da casa tua, anche se abiti a Genova, te lo disegno io.
  2. Decidi tu quando partire, quanto tempo ti serve, dove e come dormire e sfamarti.
  3. Per iscriverti manda una email a filippocaon@yahoo.it, non c’è costo di iscrizione.
  4. Ti do un pettorale stampato su cotone e se arrivi in fondo una maglietta.
  5. E tu come ricompensa mi pagherai un birra, quando ci vedremo.

Per ogni chiarimento scrivi a Filippo Caon filippocaon@yahoo.it.

Filippo Caon

Umanista. Aspirante musicologo, ultrarunner. Non c’è nessun nesso tra le due cose ma mi piace pensare di vederlo. Scrivo su SpiritoTrail e collaboro con riviste e blog del settore; per un anno e mezzo ho curato il progetto ‘In montagna con Gandhi’, col quale ho stampato delle piccole pubblicazioni indipendenti su montagna, paesaggio e via dicendo. Una citazione? “Questa è la biblioteca, ma il suo studio è là fuori, oltre la porta.”


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