Racconto

I sentieri non servono più

testo e foto di Andrea Pasqualotto

01/01/2019
4 min
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– Servono i sentieri? – Eh? – Servono ancora i sentieri? – Certo che sì! – Certo che no! – Eh?

– Non mi sembri molto sveglio oggi, rifletti, a cosa servono i sentieri?
– Come a cosa servono?
– A cosa servono? Perché ci sono?
– Servono per raggiungere un posto, per non perdersi, per indicare una strada…
– Sì, ma vanno dove vogliono loro.
– Loro chi?
– I sentieri! Segui un sentiero e vai dove va lui, non dove vuoi tu!
– Ma io voglio andare dove va lui.
– No, tu vai dove c’è un sentiero. Se volessi andare dove non c’è un sentiero, non ci potresti andare.
– E perché dovrei andare dove non c’è un sentiero?
– Perché magari ci sono posti molto belli non raggiunti da un sentiero.
– Ma i sentieri vanno già in posti molto belli.
– Che magari sono pieni di gente.
– Non sempre, e se c’è gente è perché sono belli!
– No, perché c’è un sentiero, ci sono posti molto belli senza nessun sentiero che ci arrivi.
– E come fai a saperlo?
– Perché li vedi intorno quando cammini, però non c’è un sentiero che ci arrivi e pensi..che peccato, sembra così bello là, se solo ci fosse un sentiero.
– Non possiamo fare sentieri dappertutto!
– No, appunto! Allora non facciamoli più, così ognuno va dove vuole e sceglie veramente dove andare.

– E come fai a trovare la strada?
– La cerco, cerco dei punti di riferimento, oppure la chiedo a qualcuno, se chi trova un bel posto svela la strada a qualcun’altro è fatta, i sentieri non servono più.
– E se ad un certo punto non riesci ad andare oltre?
– Torni indietro, se sei arrivato fino lì sei capace anche di tornare. Solo perché c’è un sentiero non vuol dire che puoi andare senza pensare a quello che stai facendo. Nel resto del mondo mica ci sono tutti questi sentieri. Segui una traccia, vai a vista o cerchi qualcuno che conosce la strada.
– Sì ma da noi i sentieri servivano per collegare i paesi con gli alpeggi, i paesi tra di loro, sono pezzi di storia, ci sono i sentieri della guerra, i sentieri dei contrabbandieri, dei boscaioli.
– Tutta roba di gente morta che non serve più.
– Beh, però sono belli, è bello vedere quelle linee che tagliano i prati, i pendii, che attraversano i boschi, che seguono vie logiche e indicano passaggi facili dove sembra sia impossibile passare. Se ogni volta devi cercare il sentiero non arrivi da nessuna parte.

– Ma dove vuoi arrivare?
– In un bel posto! Da qualche parte…
– E quindi se non c’è un sentiero secondo te non si arriva da nessuna parte? Un posto senza un sentiero non esiste?
– Sì ma vai a caso, magari devi tornare indietro e hai buttato la giornata.
– E se hai passato una giornata ad esplorare una valle non va bene? Magari una volta non concludi niente, ma la volta dopo scopri un posto unico, dove sei solo tu, nella natura. Tu, e la natura, niente sentieri, cartelli, nessuno. Niente ruderi, trincee, fontane secche che fanno malinconia. Ti sembra vivere la montagna? È come andare in cimitero.
– Ma che cimitero, è la memoria, è un peccato perdere tutto. Perdi la memoria e perdi la strada. E se non riesci a tornare?
– Se non riesci a ritrovare la strada non devi neanche partire, se non c’è sentiero stai più concentrato, ti ricordi i punti di riferimento, osservi di più, impari di più.
– E se io voglio andare in giro senza pensieri? Senza la paura di non trovare la strada?
– Allora continua ad andare dove hanno deciso per te i tuoi morti.
– Infatti, così sono tranquillo, non devo preoccuparmi di ricordarmi la strada, cammino più facilmente senza inciampare, incontro qualcuno…
– …se voglio stare in mezzo alla gente vado in piazza…
– …che in montagna è bello anche incontrare gente, e se mi succede qualcosa so dove sono.
– E non scopri mai niente di nuovo. Li cancellerei i sentieri, ripartirei da capo a conoscere i posti, a scegliere i posti, a inventarsi di nuovo la montagna.
– Tanto di posti nuovi da noi non ce n’è più da noi.
– Non so se sia un bene.
– Cosa?
– Credere che non ci sia più niente di nuovo da scoprire anche da noi, neanche provarci.

– Intanto dobbiamo provare a scendere da qui.
– Perché?
– Perché a parlare mi sono perso e non mi trovo più.
– Ma non eravamo sul sentiero?
– Eravamo.
– E adesso?
– Adesso lo ritroviamo.
– Speriamo.

Andrea Pasqualotto

Sono nato ai piedi delle Dolomiti, dove ho iniziato sin da quando ho memoria a frequentare le montagne. La passione per la natura e per le tematiche ambientali mi ha portato prima a laurearmi in Scienze Ambientali a Venezia, e quindi a lavorare come Guida Ambientale Escursionistica. Amo raccontare alle persone le meraviglie della natura e le storie che narrano i luoghi che conosco. Quando le Dolomiti hanno iniziato a starmi un po' strette ho allargato gli orizzonti camminando tra le montagne e le aree naturali di altri continenti, dall'Islanda alla Patagonia, dalla Grecia all'India. Camminare lungo sentieri vecchi di secoli, leggere di viaggi e natura, scrivere di luoghi lontani, sono le cose a cui non rinuncerei mai e, per fortuna, ora occupano buona parte del mio tempo.


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