PRIMASCESA, UNA MONTAGNA DI RIFIUTI

Primascesa è il film di Leonardo Panizza al suo esordio come regista. Il film narra la prima ascesa di una delle ultime cime inviolate rimaste al mondo: una montagna di rifiuti, quella che ognuno di noi contribuisce a creare ogni giorno.

testo di Leonardo Panizza, foto di Elisa Bessega

06/06/2021
5 min
Spesso mi sono sentito accusare di avere la grossa abilità di fare mille mestieri più o meno bene senza la capacità di concentrarmi su una singola cosa da provare a fare in maniera eccellente.

Le mie passioni spaziano dall’arrampicata allo scialpinismo alla barca a vela, dalla chitarra alla fotografia, dalla letteratura all’agricoltura, dal cinema alla psicologia.
Nell’ultimo anno mi sono concentrato sulla finalizzazione di un documentario che parla di alpinismo, PrimAscesa – la montagna creata dall’uomo. Qui la riflessione che voglio fare si incrocia un po’ con quanto detto sopra a proposito delle mie passioni.

Perché PrimAscesa è un film che racchiude tante anime, più o meno belle, ma forse nessuna di queste può essere definita fantastica. PrimAscesa infatti è un’opera di denuncia, una riflessione profonda e accorata, una parodia divertente e leggera, così come un brano di musica incalzante accompagnato da immagini trash, è un film decisamente pretenzioso ma anche un insieme di autoironia e umile umanità. È un viaggio nell’inconscio collettivo, una poesia dedicata alle generazioni future e un vento di tramontana che si infrange contro lo scudo della nostra quotidianità. È un’immagine distante ma nitida di ciò a cui andiamo incontro, è una mela marcia. È soprattutto un insieme di persone, di attori e registi improvvisati ed eccellenze della produzione, professionisti di ogni genere e amici volenterosi.

Il plot del film è molto semplice. Due alpinisti alla ricerca dell’ultima cima inviolata da scalare e discendere con gli sci si accorgono che non è rimasto nulla al mondo da esplorare. Si avventurano così su una discarica, scoprendo passo dopo passo un mondo che è sempre stato precluso alla loro vista. Arrampicano dunque il monte più brutto e maleodorante, rivolgendo il loro sguardo curioso e quasi infantile alla montagna che nessuno vuole vedere, quella creata dall’Uomo stesso.

Il film anche per lo spettatore è faticoso, non lo neghiamo. Abbiamo voluto portare in sala un mondo che ci disgusta e che tendiamo a negare, e no, questo processo non poteva essere facile ed indolore per nessuno. Lo spettatore è così chiamato ad impegnarsi per non distogliere lo sguardo, deve metterci anche lui un po’ di impegno per arrivare in cima e comprendere che quel monte che sembra fatto di terra è in realtà il monte di immondizie che lui stesso contribuisce ad accrescere giorno dopo giorno. Non è facile accettare questa accusa, per fortuna Simon e Giovanni con la loro leggerezza e ironia ci trasportano per mano in questo incubo, uscendone sempre, chissà come, con il sorriso.

Vedere il film all’interno della cornice del Film Festival di Trento è stata pura gioia. Di sicuro l’avevamo immaginato qui non solo perché siamo cresciuti con questo appuntamento fisso ma perché ci piace l’idea di partire da casa per riuscire ad andare lontano. Il film ora sarà distribuito infatti in centinaia di festival nazionali ed internazionali e, parallelamente, attraverso proiezioni autoalimentate dal sistema di biciclette di Ciclocinema che permetteranno una proiezione ad impatto zero.

A volte mi chiedo ancora se non sia meglio dare unico spazio ad una sola parte di me, concentrarmi sull’insegnamento di psicologia, oppure sulla scrittura, oppure ancora sull’alpinismo e l’arrampicata. Mi chiedo se non sia meglio portare avanti PrimAscesa in modo convenzionale, tralasciando tutti gli aspetti meno comprensibili, ma in fondo mi dico che forse la forza di alcuni è proprio quella di riuscire ad agire a più livelli, attraverso diversi linguaggi.

Così nel film l’alpinista accanito avrà piacere di riconoscere le modalità di fare sicura su quella massa maleodorante, il musicista riconoscerà il timbro inconfondibile di alcune tracce contenute all’interno, lo sciatore si chiederà come è stato scendere da una montagna di rifiuti, il poeta si perderà nelle parole, lo psicologo analizzerà il proprio processo di rimozione, tutti invece si osserveranno a fondo e si sentiranno in qualche modo coinvolti. Il tentativo di portare un messaggio universale in fondo passa per forza attraverso la riunione di frammenti in apparenza insensati e distanti tra loro, e forse è bene così.

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Qui sito e social per rimanere aggiornati sugli sviluppo del progetto www.primascesa.com

Leonardo Panizza

Sono psicologo, mi piace esplorare nuovi modi di andare in montagna cercando di non lasciare nulla del mio passaggio. Passo gran parte del mio tempo sciando e arrampicando ma sono anche un grande appassionato di trekking e di bivacchi.


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