Racconto

Ansia Rosa per un sogno da bambino

Il desiderio di un bambino. Le paure di un adulto. Affrontare una cima trasforma il nostro essere?

testo e foto di Alessandro Camarin

Il cielo ardente è un segnale positivo
15/04/2020
4 min
Dannatamente spesso, forse dieci volte in un’ora, mi chiedo se ce la farò, se il mio corpo andrà fin lassù o se dovrò arrendermi all’inferiorità del mio essere rispetto alla Montagna

Il vento sibila forte e spazza i pendii ghiacciati del comprensorio del Monte Rosa.
Dieci ore prima ero sceso dalla splendida Piramide Vincent ed ora il concerto degli elementi risulta essere solo un’ulteriore causa di insonnia.
Dentro la mia camera, al rifugio Città di Mantova, a 3500 m, rannicchiato nel mio sacco a pelo, sono percorso da brividi freddi e pungenti. Guardo ansiosamente l’orologio deprecando il lento scorrere delle ore. Di tanto in tanto emergo dalla mia crisalide perché il brivido freddo mi fa sudare più del dovuto. Non c’è dubbio: sono in ansia per domani. Domani è il giorno della vetta, domani proverò a realizzare il sogno che avevo da bambino: il Monte Rosa mio per qualche minuto.
Dannatamente spesso, forse dieci volte in un’ora, mi chiedo se ce la farò, se il mio corpo andrà fin lassù o se dovrò arrendermi all’inferiorità del mio essere rispetto alla Montagna. Oggi ho faticato e domani sarà molto più difficile.
«No, domani salirò con le unghie e con i denti se sarà necessario! A costo di tornare strisciando, non farò svanire nel nulla mesi di allenamenti ed uscite

Il martellante tintinnio della finestrella causato dalle forti raffiche di vento assomiglia al mio cuore impazzito. Mi assale un senso di nausea e di inadeguatezza. Ho capito, sta arrivando la mia amica-nemica ansia. Mi sta venendo a trovare nel momento più difficile!
«E che sarà mai?» esclamo.
Mi metto seduto sul letto e mi appoggio alla parete della camera.
«Ora io e te facciamo un discorsetto!»
Respiri lunghi ed affannosi mi inducono a più miti consigli e ad impostare il dialogo su basi più civili. Sono un tipo istintivo e, forse, impulsivo, ma qui è bene chetarsi. La rabbia potrebbe essere cattiva consigliera.
Ripercorro i momenti più belli che ho trascorso nei mesi precedenti, le salite al Grossglockner e all’Ortles, gli insegnamenti di Marco, la Guida Alpina e Maestro.

Prendo coraggio.
«Perché devi farmi patire proprio ora? Perché in montagna?»
«Non guardare a me! Io sono te! Mi chiami insistentemente ogni volta che desideri qualcosa. E ora sono qui in tua compagnia sul Rosa. Saliamo assieme?»
«Sì, come no?! Il guaio è che se non mi fai dormire io come diavolo faccio a realizzare il mio sogno?»
«Non preoccuparti! Ti ho già detto che sei tu che mi cerchi. Io non faccio altro che darti forza quando ti serve. Che te la tolga è solo un tuo pensiero a corto raggio.»
«Ho capito ma ora non sto molto bene. Sono stanco e mi costringi a rimanere sveglio! E alle 3.10 devo essere in piedi!»
«Ti preoccupi perché non stai riposando? Suvvia! Non stai attaccando il K2! Datti una calmata e vieni con me.»
Una melodia disgustosa mi impedisce di dare una risposta. È la sveglia del mio cellulare! Si parte! Mi vesto velocemente, bevo un po’ di the caldo ed ingurgito a fatica una barretta energetica. Calzati i ramponi, parto legato al mio maestro da primo di cordata.

Il cielo ardente è un segnale positivo

Si prospetta una giornata stupenda; il vento ha calato di molto l’intensità e una miriade di stelle illuminano la traccia segnata sul ghiacciaio. Mi sorprendo della mia velocità, nonostante un ritmo alle volte incostante. I minuti scorrono più velocemente, tanto che l’alba e il primo tepore di giornata arrivano ben presto a darmi conforto. Spaventosi crepacci restano lì come monito; chi comanda in certi luoghi non è l’uomo. Splendidi seracchi vincono, chissà per quanto ancora, la forza di gravità mentre bizzarre strutture di ghiaccio mi suscitano simpatia e, al tempo stesso, un senso di timore e di inferiorità.

«La vetta! Mio Dio è vicina! Ancora poco, ancora uno sforzo. Ci sono quasi! No, non devo piangere. Di nuovo quella disgustosa melodia. Ma non l’avevo eliminata una volta disattivata la sveglia?»
Estraggo dalla tasca il cellulare sperando che Marco non veda. Non dovrei farlo in certe situazioni ma il suono è davvero fastidioso. Mi accingo a spegnerlo: leggo le 3.10.
«Piaciuto il sogno Ale? E ora in piedi! Per realizzarlo!»

Alessandro Camarin

Sono un praticante avvocato con la passione per la montagna e la filosofia. Da qualche anno pratico l'alpinismo e mi diletto accompagnando amici, introducendoli in questo meraviglioso mondo.


Link al blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Esplora altre storie

La macchina fila via nel buio di una mattina che stenta ad arrivare. I... La macchina fila via nel buio di una mattina che stenta ad arrivare. I fari illuminano le strisce tratteggiate dell’autostrada che va via via...

Chimico, malacologo, esperto di sorgenti sotterranee, eccellente ricercatore quasi visionario, rendeva chi lo incontrava... Chimico, malacologo, esperto di sorgenti sotterranee, eccellente ricercatore quasi visionario, rendeva chi lo incontrava famelico di cultura....

La sosta era appesa nel posto peggiore di tutta la torre. Sotto il culo... La sosta era appesa nel posto peggiore di tutta la torre. Sotto il culo sprofondava quel vuoto nauseante e sopra di noi c’era appena...

Pendici dell'Etna. Alle tue spalle piazze vuote e colme di luce abbacinante, pullman inchiodati... Pendici dell'Etna. Alle tue spalle piazze vuote e colme di luce abbacinante, pullman inchiodati alle fermate ansimanti con i condizionatori al massimo....

Spesso gli uomini consegnano alla storia vicende che hanno dell'incredibile e a distanza di... Spesso gli uomini consegnano alla storia vicende che hanno dell'incredibile e a distanza di anni, se non documentate, sembrano esagerazioni o fantasie. Le "sort...

Mamma, se rinasco voglio essere uno zaino. Uno di quelli belli grandi e capienti,... Mamma, se rinasco voglio essere uno zaino. Uno di quelli belli grandi e capienti, con tanti scomparti. Ma soprattutto uno di quelli che prendono i...

Spengo la macchina, spengo il telefono e ascolto solo più il mio corpo muoversi... Spengo la macchina, spengo il telefono e ascolto solo più il mio corpo muoversi nello spazio. Si crea una musica che non è un...

Monsieur Déodat de Dolomieu e la straordinaria avventura dei mari tropicali di Cortina raccontati... Monsieur Déodat de Dolomieu e la straordinaria avventura dei mari tropicali di Cortina raccontati al Museo Zardini....

"La gelida terra che verrà sopravviverà a se stessa, anche con la morte del... "La gelida terra che verrà sopravviverà a se stessa, anche con la morte del sole, ma l’uomo no"...

Buio, vento, pioggia. Davanti a lui una distesa indefinita, impraticabile di notte. Gli era già... Buio, vento, pioggia. Davanti a lui una distesa indefinita, impraticabile di notte. Gli era già capitato di bivaccare, all'attacco di una parete, in tenda, sotto...