A inizio novembre mi sono presa qualche giorno di vacanza, con un’amica inglese a farmi da guida, nel Lake District National Park, a nord di Manchester, UK. Ci ho preso gusto a viaggiare in bassissima stagione, ho ricominciato a farlo anche per lavoro, ora che tutto è finalmente allineato e teso verso un unico obiettivo coerente, scrivere e tradurre sono attività che si alimentano a vicenda.
Mercoledì di Ognissanti sono atterrata all’aeroporto di Manchester e quando sono uscita all’aperto, lungo i binari della stazione annessa, sono uscita nel crepuscolo scandito da una pioggia sottile. Nell’attesa ho ciondolato sul binario, ho dato via un Winston per una tazza di tè, prendendomi comunque il tempo di leggere la citazione sotto l’effigie prima di consegnare la banconota alla barista, non ho niente da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore. A un certo punto, ormai verso la fine dei giorni, dirò ad Hannah che ho portato il bel tempo dall’Italia. Saremo nel suo van, al riparo da una pioggia torrenziale, inizialmente prevista per il giorno successivo al mio arrivo, e invece siamo state graziate, avremo dormito due notti in tenda, certamente al freddo, ma almeno all’asciutto.
Dicevo che sono atterrata a Manchester quando ormai è già buio e la lascio cercando di memorizzarne il più possibile. La poca luce presente proviene dai fanali delle macchine nell’ora di punta, dalle finestre prive di tende ai piani superiori di uno studentato, dai coni di luce dei lampioni e da tutti i riflessi sull’acqua dei canali. Hannah mi aspetta, ha parcheggiato il van all’uscita della stazione di Penrith, mi ci vuole un primo tentativo fallito per capire che il passeggero siede a sinistra e non a destra. Non vedo nulla di ciò che mi circonda, dovrò aspettare il nuovo giorno. L’A66 per Appleby-in-Westmorland corre lungo la Eden Valley, la valle tra il Lake District e i monti Pennines. Hannah parcheggia il van a casa della sua amica Hermione, che ci ospita per la notte. Ceniamo, chiacchieriamo di sentieri e di scrambling, di arenaria e di sandstone, racconto loro di quel monadnock che è la Pietra di Bismantova.








Non ci sono mai stata ma ho sempre desiderato di poter vedere i luoghi che ispirarono i cosiddetti “Lake Poets”. W.Wordsworth, S.T. Coleridge e anche il meno noto Southey decisero di vivere lì proprio perchè si sentivano ispirati dalla natura del luogo, e mediante le opere che lì furono ispirate lasciarono una impronta significativa nella letteratura romantica inglese. Chissa’ se Wordsworth, nel suo “I wandered lonely as a cloud”, scritto contemplando i narcisi, provasse qualcosa di simile alle genti nostre quando si recano a Pian di Coltura ad ammirarne la fioritura. Speriamo che il veratro non abbia mai la meglio. Sani