Racconto

Senti

testo e foto di Beatrice Corbetta

31/12/2018
4 min
logo blogger contest2018_ita_senza feccia
A fine settembre mi trasferii in Inghilterra. L’idea era di studiare nella terra di Albione per tre anni, ma io non avevo la testa nemmeno per tre giorni.

Ero confusa, totalmente confusa. Il mio sguardo era proiettato verso l’alto, verso le montagne e facevo molta fatica ad abbassare lo sguardo sui libri ed ignorare la natura. Così, appena ne avevo l’occasione, prendevo il primo treno e andavo a scoprire l’affascinante zona dei Lakes.
Un giorno fra tanti mi avventurai sull’Helvellyn, una delle cime più alte e arzigogolate della zona. Alte per così dire: per una, come me, nata ai piedi delle Alpi, i rilievi inglesi sono graziosi muffin vegetali, imparagonabili agli appetitosi panettoni alpini, sempre decorati da una spruzzata dolce di zucchero di neve. Il tempo atmosferico era un secondo termine di paragone che non aveva chance di vittoria per l’Inghilterra: in autunno, la nebbia permea l’aria quanto un peterpanesco Spugna impregnato di alcool e l’umidità diviene più palpabile e consistente delle caramelle morbide che tengo in tasca quando vado a camminare.

Questo, insomma, era lo scenario tattile della mia gita solitaria sull’Helvellyn. Lo sfondo visivo era un’indefinibile telo bianco davanti ai miei occhi, dato dalla foschia, ed un trasandato ed irregolare tappeto nero come la terra più recondita sotto i miei piedi. Nella mia testa, invece, non c’era nient’altro che un’indecisa, grande chiazza di grigio, una macchia confusa che mi portava a procedere come per inerzia, trascinata dall’inconsistenza dell’aria, perché non mi era chiaro dove volessi arrivare, alla fine del sentiero e alla fine del mio viaggio.

Cercavo tracce di colore sbirciando tra i fogli della nebbia, verso valle. Si vedeva ben poco, ma riuscivo ad intravvedere altri temerari disperati, anche loro in cerca di chiari punti di riferimento, decisamente introvabili lungo sentieri come la cresta dell’Helvellyn. Eravamo tutti quanti immersi in una grande dimensione di confusione. E in circostanze come questa, sono molto pochi coloro che riescono a trovare una via d’uscita dal limbo in cui sguazzano, spesso pure inconsciamente.
Sentivo il bisogno del nero, della certezza, di un qualcosa che non fosse timido, incerto, sbiadito. Per questo, camminavo con la testa inchinata ai piedi, procedendo tranquilla perché fiduciosa nelle poche ma decise impronte che mi aprivano la strada. Procedetti così per dieci chilometri, fin quando, incrociato lo schizzo azzurro del laghetto Red Tarn, capii che stavo facendo ciò che avevo sempre voluto evitare di fare: affrontare i cammini e la vita con lo sguardo abbassato. Gli occhi e le gambe, fino a quel momento, mi avevano guidata verso il buio, verso l’abisso, verso la limitatezza del mio sguardo. Io, però, non volevo, né voglio, procedere verso il nero della limitatezza.

Allora alzai nuovamente gli occhi e cercai il bianco, il colore per eccellenza della chiarezza. E fu in quel momento che realizzai il perché di quel suo epiteto.
Capii che il bianco è lo sprigionarsi più potente della luce, che rende luminoso ogni anfratto di universo, dal fiore che rifugge l’ombra, alla stella che nemmeno conosciamo.
Capii che il bianco è il colore più vivo perché ha in sé tutti i colori: il calore del giallo, la tranquillità del verde, l’ardore del rosso, la passionalità del viola, la profondità del blu.
Capii perché lungo la camminata non avevo visto alcuna traccia di grigio: questo è il colore del compromesso ed io nella vita di compromessi non ne voglio.

Così, uscita dalla dimensione di confusione, presi la mia decisione.
Tornare in Italia era la soluzione, tornare nel paese dei colori, e abbandonare il sentiero del buio e del grigiore. Sul treno del ritorno, fui pronta a comunicare tutto quanto a mio padre. Riaccesi il telefono e, mentre le pagine di nebbia si chiudevano su loro stesse alle mie spalle e mi mostravano avanti un libro nuovo, gli dissi: “Senti, ero nero; ora sarò il cerchio cromatico in-tero”.

Beatrice Corbetta

"La vita non è né bella né brutta, la vita è originale", scriveva Calvino. Come lui, vado in cerca di un insolito, inconsueto, genuino. Per farlo, mi nutro di pane, libri e montagna.


Link al blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Esplora altre storie

Il profumo di resina e di terra zuppa, giunge pungente alle narici. L’odore acre... Il profumo di resina e di terra zuppa, giunge pungente alle narici. L’odore acre della fatica e dell’adrenalina, restituito dal corpo e dai vestiti,...

La prima neve aveva già cominciato a far scomparire le cime, il cielo bianco... La prima neve aveva già cominciato a far scomparire le cime, il cielo bianco assorbiva i crinali candidi e il Monte Bove appariva all’osservatore...

“E come si sentiva in quei momenti?”, chiese la giovane scrittrice, appassionata di montagna,... “E come si sentiva in quei momenti?”, chiese la giovane scrittrice, appassionata di montagna, al vecchio alpinista. Stava scrivendo un libro, basato su interviste...

È il weekend del primo maggio, avrebbe dovuto essere un weekend di sole tra... È il weekend del primo maggio, avrebbe dovuto essere un weekend di sole tra passeggiate e pic nic, ma il meteo ci ha giocato...

Siamo partiti da Istanbul in Turchia e la nostra meta è Teheran in Iran.... Siamo partiti da Istanbul in Turchia e la nostra meta è Teheran in Iran. Nessuna conquista in programma, ma tanta voglia di avventura e...

"Non erano tanto i luoghi selvaggi del Canada o dell’Alaska ad attirarmi, quanto lo... "Non erano tanto i luoghi selvaggi del Canada o dell’Alaska ad attirarmi, quanto lo sferragliare dei treni merci avvicinati di nascosto."...

Gianluca Costantini, giurato del Blogger Contest 2020, è tra i maggiori autori di graphic... Gianluca Costantini, giurato del Blogger Contest 2020, è tra i maggiori autori di graphic journalism, ci guida nel cuore delle storie illustrate: "Solo conoscendo...

Una escursione sul ghiacciaio del Monte Bianco in compagnia di Ezio Marlier (presidente dell’Unione... Una escursione sul ghiacciaio del Monte Bianco in compagnia di Ezio Marlier (presidente dell’Unione Valdostana Guide Alta Montagna) è l'ambito premio che ha ricevuto...

Per cominciare a ricostruire l’Appennino dentro di noi. Per rientrare nei luoghi abbandonati, sentirne... Per cominciare a ricostruire l’Appennino dentro di noi. Per rientrare nei luoghi abbandonati, sentirne le voci. Per andarci, passarci del tempo, non solo per...

Decise così di fare della foto il suo unico segnalibro. Qualsiasi storia avesse letto,... Decise così di fare della foto il suo unico segnalibro. Qualsiasi storia avesse letto, qualsiasi nuova idea fosse uscita da quei volumi, l’espressione di...