Racconto

Incroci

testo e foto di Silvia Benetollo

Nel blu
29/12/2018
4 min
logo blogger contest2018_ita_senza feccia
Sfogliare un dizionario etimologico è come rovistare in un baule pieno di meraviglie.

Non sai mai cosa ti capiterà tra le mani e dove ti porterà. “Geografia”, per esempio, deriva dal greco γεωγραϕία (non è affascinante già di per sé, questo armonioso susseguirsi di linee?) e significa letteralmente “descrizione della terra”. Come se i mari, i fiumi e le montagne fossero le impronte sul palmo di una enorme mano, oppure i solchi di un vinile e ognuno di noi nel percorrere questi solchi, fossimo come la testina su un giradischi e ne ricavassimo una musica sempre diversa.

Mi piace pensare che sia questa musica a muovere le persone, a farle decidere di viaggiare per ascoltare ogni volta una melodia nuova, oppure di legare il proprio destino a un luogo preciso, perché solo lì hanno trovato le note giuste per loro. Succede, talvolta, che la melodia nata dall’intreccio indissolubile tra persone e geografia rimanga impressa per sempre nell’aria e tu, nella luce di un tardo pomeriggio d’estate, abbia la fortuna per un attimo di ascoltarla. È il momento in cui raggiungi finalmente la giusta distanza dagli affanni della vita di tutti i giorni, e percepisci che in quell’incontro c’è qualcosa di più grande, che travalica il tempo e lo spazio, del quale volente o nolente in qualche modo fai parte anche tu. Mi chiedo se questo continuo esercizio di ascolto non sia il mio sentiero nero. Una faticosa strada secondaria alla ricerca di una dimensione diversa, spesso invisibile, in cui sentirsi per un attimo parte del tutto. Una strada sulla quale i viaggiatori sono sempre più rari. Rari sì, ma non scomparsi.

Ha qualcosa, l’Appennino, di sfuggente. Non so dire cosa sia, forse un’energia sottile?

Quel giorno in Umbria, dopo aver preso una sberla di sole per le vie di Gubbio e aver guidato una buona mezz’ora su strade asfaltate negli anni Cinquanta, arriviamo in fondo a una valle boscosa e sperduta, dove sorge un’abbazia antica. Sitria, si chiama, e non c’è anima viva. Solo vento, cicale e un bosco invadente. Anzi no, guardando bene c’è un personaggio strano seduto all’ombra della chiesa, e ci osserva con occhio un po’ torvo tra le frasche. Che si fa? Massì, andiamo.

Ha qualcosa, l’Appennino, di sfuggente. Non so dire cosa sia, forse un’energia sottile? Una musica speciale, che arriva da chissà dove, rimasta sospesa nell’aria? Qualcosa che più ci penso e più mi scivola tra le dita. Però forse non è un caso se da quelle parti nel Medioevo fosse tutto un brulicare di personaggi di un certo carattere. Come sarà stata nel 1014 questa valle, scomoda ancora oggi che ci puoi arrivare in macchina, quando un viandante da Ravenna, tale Romualdo, decise che lì avrebbe fondato un’abbazia? Non era un tipo facile, Romualdo era intransigente, ostinato, lo avevano già costretto ad andarsene da altri monasteri, ma qui finalmente, forse, trova la musica giusta. Costruisce il suo rifugio e vi rimane rinchiuso per sette anni, osservando il silenzio assoluto e infliggendosi penitenze oggi difficili da capire. Pare che il nome di questo angolo sperduto, Sitria, all’epoca piacesse molto per via di una assonanza con Nitria, un luogo in Egitto particolarmente caro agli eremiti. Ma in realtà il nome è ancora più antico, forse un termine greco, lo stesso da cui arriva “cathedra” e il nome della montagna sovrastante, Catria. Che infatti assomiglia a una sedia, se uno ci fa caso. Da sub-edra, passando da Sutria, a Sitria è un attimo.

Ha l’aria stordita perché in genere trascorre le sue giornate in ostinata solitudine, in fondo a questa valle fuori mano.

Un altro gioiello dal baule dell’etimologia, stavolta offerto dal personaggio strano seduto all’ombra, che in realtà è il gentilissimo custode di questo luogo mistico, tornato già da un pezzo alla quiete del bosco. Ha l’aria stordita perché in genere trascorre le sue giornate in ostinata solitudine, in fondo a questa valle fuori mano, osservando un silenzio assoluto. Sempre che non arrivino due personaggi strani sul far della sera, poco prima dell’orario di chiusura. A volte i sentieri si incrociano, anche quelli degli ostinati.

Sarebbe piaciuto a San Romualdo, ne sono certa.

  • Fuori rotta
  • Ai confini dell'estate

Silvia Benetollo

Sono una traduttrice con la passione per il disegno, per le Dolomiti Bellunesi e per la toponomastica alpina, perché penso che risalire all’origine del un nome di luogo caro sia un buon modo per farne parte.


Link al blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Esplora altre storie

Elio Bonfanti ricorda l’amico Gian Carlo Grassi, guida alpina e ghiacciatore che dalla seconda... Elio Bonfanti ricorda l’amico Gian Carlo Grassi, guida alpina e ghiacciatore che dalla seconda metà degli anni ’70, insieme a Gianni Comino, rivoluzionò l’arrampicata su...

Mezz'ora dopo siamo già ben sotto lo zero e la neve si è fatta... Mezz'ora dopo siamo già ben sotto lo zero e la neve si è fatta tersa e dura. L'esperienza dello scorso anno mi ha insegnato...

Valzer per un amico, l'ultimo libro di Erminio Ferrari (Tararà Edizioni), racconta di una... Valzer per un amico, l'ultimo libro di Erminio Ferrari (Tararà Edizioni), racconta di una montagna che è vita, ma sempre difficile da comprendere fino...

Sono le sere terse di novembre, quelle che più mi fanno pensare a te. Il... Sono le sere terse di novembre, quelle che più mi fanno pensare a te. Il profilo delle montagne si delinea nitido contro il cielo scuro,...

Che di festival siano state invase le Alpi non è notizia sconosciuta ai più. Nuovo... Che di festival siano state invase le Alpi non è notizia sconosciuta ai più. Nuovo genere di fruizione della montagna, «non c’è dubbio che (questi)...

La nostra quarta tappa inizia in salita dall'ospitale che diede riposo nella notte dei... La nostra quarta tappa inizia in salita dall'ospitale che diede riposo nella notte dei tempi alla nostra remota guida e ci spinge su, fino...

Sei-sette scatti, quattro fuori fuoco, tre a fuoco e uno a fuoco con il... Sei-sette scatti, quattro fuori fuoco, tre a fuoco e uno a fuoco con il gallo in volo e le ali aperte a mostrare il...

Il sonno era stato quello che precede i grandi eventi, irrequieto, profondo ma allo... Il sonno era stato quello che precede i grandi eventi, irrequieto, profondo ma allo stesso tempo sensibile al minimo guizzo di umori del mio...

"A 32 anni di distanza non so proprio dire come abbiamo potuto farcela, dove... "A 32 anni di distanza non so proprio dire come abbiamo potuto farcela, dove abbiamo trovato le forze per andare avanti nonostante tutto ci...

Bestemmiare è da maleducati. Se sei credente è pure peccato mortale. Dicono che Dio si... Bestemmiare è da maleducati. Se sei credente è pure peccato mortale. Dicono che Dio si offenda se lo insulti, anche nel caso in cui abbia...