Loris de barba_01

Sempre alla ricerca di ambienti poco frequentati, in una bella giornata autunnale m’incammino lungo la val Monfalcon di Cimoliana.
Il giorno è ancora lontano e le montagne attorno hanno qualcosa di magico e misterioso. Oggi voglio esplorare la dorsale formata dai quei numerosi e aspri rilievi, poco appariscenti, che partono dalla Croda Ultima del Leone e scendono verso sud-ovest fino al notevole promontorio di Cima Stalla.

Inizialmente il mio interesse, per questi luoghi, lo rivolsi verso le cime più famose come gli Spalti di Toro e i Monfalconi. In seguito, abbandonati i sentieri battuti, seguii le tracce dei camosci in ambienti ancora integri. Questi luoghi offrono grandi soddisfazioni e punti di vista inusuali per chi, come me, ama le zone semisconosciute e desidera in questo modo arricchirne la conoscenza. Certo, qui non si viene per il gesto atletico o per il piacere dell’arrampicata, ma per gustare l’ambiente fatto di solitudine e silenzi e non da ultimo anche per il loro fascino.

L’alba mi sorprende già in alto sulla piccola forcella dove ha inizio la traversata. Da questa prospettiva non mi era mai capitato di osservare il paesaggio che mi circonda. Le ultime luci della notte svaniscono e all’orizzonte il cielo diventa rosa, giallo, rosso vivo e poco dopo il sole spunta dietro le Cime di Brica, inondando di una calda luce dorata una miriade di torrioni rocciosi.
La traversata inizia con la salita, per rocce incombenti ed esposte, verso la prima punta, la Cima Margherita (2261 m). Con circospezione scendo sul versante opposto e mi trovo di fronte alla Cima dei Baranci. Rimonto un ripido pendio coperto da una fitta selva di mughi, che rendono la salita disagevole e faticosa, e dopo qualche tratto scabroso con sfasciumi e rocce marce mi trovo in cima. Una breve discesa mi porta sulla sottostante forcella e inizio subito la facile salita alla Cima Portogruaro (2126 m), la più elevata delle quattro punte.
Mi fermo a riposare e mentre osservo il solitario Cadinut di Cimoliana, racchiuso da un anfiteatro roccioso di rara bellezza e da alcune tra le maggiori cime dei Monfalconi, assaporo una forte sensazione di libertà.

Scendo prudentemente tra salti di roccia e crode frantumate, cercando man mano i passaggi migliori. Raggiunto l’intaglio tra le due cime, non vedo però facili possibilità di salita all’ultima punta: una fascia rocciosa verticale sembra sbarrare l’accesso. Quando ho ormai peso ogni speranza di trovare una via d’accesso, scopro sulla sinistra una labile traccia di camosci. La seguo e dopo un breve traverso esposto, riesco a montare sulla cresta di mughi e lungo un erto crestone guadagno la selvatica Cima Bernasconi.
Non è una vetta ardita e nemmeno elegante, ma solo un ammasso di blocchi instabili che si muovono al primo contatto. Tuttavia sono ampiamente ricompensato da un ambiente di selvaggia bellezza.

La calata a forcella Stalla si fa più seria, causa il terreno ripido procedo con delicatezza e poiché sono solo, cerco di prendere tutte le precauzioni per evitare rischi inutili. Dal valico imbocco la ripida gola ghiaiosa che sprofonda in Val Meluzzo. Dopo qualche centinaio di metri giro a destra per un passaggio conosciuto che mi permette, con un giro anulare, di contornare quasi completamente il possente baluardo di Cima Stalla.
La grande cengia, in parte erbosa e impreziosita qua e là dai raponzoli, aggira con un percorso panoramico e alcuni cambi di pendenza il versante sud di Cima Stalla. Le difficoltà sono minime ma è sempre bene mantenere alta l’attenzione poiché alcuni tratti si svolgono su precipizi dov’è proibito sbagliare. Al termine del cengione, un’ultima veloce scivolata lungo ghiaie e zolle erbose mi deposita sull’alveo della Val Monfalcon di Cimoliana, dove ritrovo il sentiero percorso al buio la mattina.

Concludo soddisfatto e appagato questa lunga giornata solitaria, arricchita dall’influenza positiva che la natura sa trasmettere in questi luoghi.

ldb_monfalconi_14Il percorso è adatto a escursionisti preparati e dal piede sicuro, amanti delle zone solitarie e dell’esplorazione in ambiente tipico dei viàz. Abbastanza logico nell’orientamento, tendenzialmente ci si tiene in prossimità della cresta o sui versanti sud del crinale, con la possibilità di fare numerose varianti. Nella prima parte non ci sono segni di passaggio, mentre lungo la cengia di Cima Stalla c’è una traccia resa più evidente dal passaggio dei camosci. Quando la cengia si interrompe è obbligatorio scendere una cinquantina di metri lungo un canale erboso, poi appena possibile si deve uscire a destra per una cornice e risalire alla quota precedente. Il tempo totale per la percorrenza è di circa otto ore. Si dovranno superare passaggi in arrampicata di I° e II° grado, sempre su terreno piuttosto friabile e a tratti esposto, con numerosi scavalcamenti di macchie di mugo.

L'arrivo del sole sulla Cima dei Preti e Cima Laste imbiancate dalla prima neve (ph. Loris De Barba)

1. L’arrivo del sole sulla Cima dei Preti e Cima Laste imbiancate dalla prima neve (ph. Loris De Barba)

Primi luci sulla dorsale (ph. Loris De Barba)

2. Primi luci sulla dorsale (ph. Loris De Barba)

La bella rocca di Croda Cimoliana (ph. Loris De Barba)

3. La bella rocca di Croda Cimoliana (ph. Loris De Barba)

Cima Margherita, 2261 m (ph. Loris De Barba)

4. Cima Margherita, 2261 m (ph. Loris De Barba)

Ambiente selvaggio (ph. Loris De Barba)

5. Ambiente selvaggio (ph. Loris De Barba)

I segni del tempo (ph. Loris De Barba)

6. I segni del tempo (ph. Loris De Barba)

7. Nell’ultima parte della cresta prima di Cima Stalla (ph. Loris De Barba)

7. Nell’ultima parte della cresta prima di Cima Stalla (ph. Loris De Barba)

8. In fondo la Val Postegae (ph. Loris De Barba)

8. In fondo la Val Postegae (ph. Loris De Barba)

9. Suggestivo passaggio in forcella (ph. Loris De Barba)

9. Suggestivo passaggio in forcella (ph. Loris De Barba)

10. Sulla cengia di Cima Stalla (ph. Loris De Barba)

10. Sulla cengia di Cima Stalla (ph. Loris De Barba)

 foto-reportage: “Tra rocce e mughi nel silenzio dei Monfalconi

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