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Guardiamo bene il torrente Caorame finché siamo in tempo. Prima che le sue acque, nell’unico tratto ancora libero da ogni sfruttamento, vengano incanalate per produrre energia elettrica, modificando irreparabilmente l’ecosistema del torrente.

Avviciniamoci alle sue rive, godiamoci lo spettacolo che solo un torrente di montagna libero di scorrere può offrire. L’acqua è limpida e ben ossigenata per il suo moto turbolento tra grossi massi, salti, piccole cascatelle e rapide.
Dove non è stato imprigionato si vede un torrente vivace che risente delle variazioni di portata degli eventi meteorici (lo sciogliersi delle nevi, gli improvvisi temporali estivi, le intense precipitazioni tardo primaverili e autunnali, i brevi periodi di siccità).

Seguiamo i sentieri che si aprono a pochi passi dalla riva fra la vegetazione riparia, scopriremo un luogo molto speciale di transizione fra due sistemi ecologici adiacenti. Alziamo lo sguardo verso la sommità dei versanti entro i quali nei millenni il torrente ha scavato il suo letto, prima ripido e diritto, poi pianeggiante e curvo. Investighiamo sulla natura delle formazioni rocciose che emergono come recenti ferite o antiche cicatrici. Interroghiamoci sul nome di alberi, arbusti, erbe e fiori che amano l’acqua e popolano sponde e rive.

Chiediamoci quale animale ha lasciato le impronte nel fango, rimaniamo discosti dalla riva quel tanto per osservare il guizzare delle trote, entriamo nell’alveo e solleviamo un masso per vedere le comunità di macroinvertebrati che vi abitano. Respiriamo a pieni polmoni gli odori e i profumi che aleggino nella forra ed evaporano ai primi raggi del sole.

Facciamo tutto questo, prima che tutto scompaia, prima che l’acqua del Caorame, nel tratto forse più spettacolare e integro del suo fluire, venga incanalata dentro delle tubazioni per produrre energia elettrica, modificando irreparabilmente l’ecosistema del torrente e privando i cittadini di un proprio bene.

“Non c’è migliore raccoglimento che stare a guardare l’acqua corrente. Si sta fermi e l’acqua fornisce lo svago che occorre perché non è uguale a se stessa nel colore e nel disegno neppure per un attimo”
Italo Svevo, La coscienza di Zeno

Comunità biotiche del torrente Caorame (ph. A. Schiocchet)

Il percorso del Caorame dal lago de la Stua alla foce sul Piave. In giallo l”area dove sono previste le opere di presa e la costruzione della nuova centrale idroelettrica (ph. A. Schiocchet)

Il progetto di sfruttamento

Il Caorame nasce nella conca di Cimonega (Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi), sul versante sud del Sass de Mura, nel comune di Cesiomaggiore (BL). Da lì si immette nel lago artificiale de la Stua, poi prosegue verso sud-ovest lungo tutta la val Canzoi, fino a sfociare nel fiume Piave nei pressi di Busche. Lungo il suo percorso, di circa 20 km, sono presenti due centrali idroelettriche di proprietà Enel, quella di la Guarda e quella di Arson. Lo sfruttamento ad uso idroelettrico del torrente è quindi già notevole.

Tuttavia le amministrazioni comunali di Feltre e Cesiomaggiore, hanno visto nell’acqua del Caorame un buon affare per dare ossigeno ai propri bilanci e da tempo hanno progettato di sfruttare l’unico tratto ancora disponibile, quello che va dalla centrale di Arson fino alle Busette di Pullir.

Ecco i dati, come pubblicati dal Corriere delle Alpi del 11 marzo 2011:
“Dalla centrale di Arson saranno prelevati 2,5 metri cubi al secondo, per una resa massima stimata in 1310 Kw/h. Con 4100 metri di condotte di 1,4 metri di diametro (in ben quattro punti il torrente verrà attraversato dalla tubazione), l’acqua sarà portata alle Busette di Pullir, sfruttando un salto di 70 metri per produrre energia. In ballo c’è un investimento di 9 milioni e 100 mila euro. L’introito annuo sarà di 470 mila euro, da dividere fra i due partner dell’iniziativa (il 51% al Comune di Feltre e il 49% al Comune di Cesiomaggiore). Il progetto prevede rilasci di 336 litri al secondo per sei mesi all’anno (da dicembre a febbraio e poi da giugno ad agosto) e di 477 per gli altri sei mesi. La portata media del torrente è di 2,5 metri cubi al secondo.
I tecnici del Bim che hanno realizzato il progetto affermano: «I 2,5 metri cubi d’acqua prelevati garantiscono sia l’esigenza economica (sotto non ci sarebbe grossa redditività) che ambientale. Prevediamo il deflusso minimo in 600 metri cubi».”

A che punto è il progetto?

Nel mese di ottobre 2011 il progetto è stato depositato presso il Genio civile che dovrà ora esprimersi sulla richiesta di concessione.
Se arriverà l”assenso del Genio civile la concessione sarà resa pubblica e ogni altro soggetto, pubblico o privato interessato allo sfruttamento idroelettrico del torrente, avrà trenta giorni di tempo per casino presentare una proposta alternativa.
Dopo di che, teoricamente, sarà possibile aprire i cantieri e quindi procedere alla distruzione di uno fra i torrenti alpini più sani di tutta la provincia di Belluno.

Ma un futuro diverso è possibile?
Sì. Proponiamo la creazione del “Parco fluviale del torrente Caorame”

I dati dicono che in questo progetto i due comuni investiranno oltre 9 milioni di euro con un ricavo presunto di circa 200.000 euro all’anno per ciascuno. La domanda che ci poniamo è la seguente:
“considerato lo stato attuale dello sfruttamento complessivo dei torrenti in provincia di Belluno (solo il 10% dell”acqua scorre ancora nel proprio alveo originale) ed in particolare quanto già grava sul torrente Caorame, non sarebbe più lungimirante dedicare ogni sforzo per progettare altre forme di uso della risorsa acqua?”.

La nostra idea è la creazione di un “Parco fluviale del torrente Caorame”. Le amministrazioni comunali di Cesiomaggiore e Feltre potrebbero unire le forze per stipulare un patto per l’uso eco-turistico del torrente come opportunità di sviluppo economico del territorio.
Oggetto del patto dovrebbe essere il governo del “Parco fluviale del torrente Caorame”, inteso come un”unità-totalità (non esprimibile con l”insieme delle parti che lo costituiscono), da esercitare in forma partecipata, nella condivisione dei suoi valori, delle sue criticità, delle risorse certe e potenziali, sotto il profilo urbano-antropico, paesistico, idrologico, ecologico, sociale e culturale.
Un contratto fra il torrente, le amministrazioni che governano il territorio e gli abitanti, dove sono indicate le azioni di gestione e di salvaguardia del patrimonio territoriale, quanto le azioni di progettazione e trasformazione in una risorsa eco-turistica.

In concreto pensiamo a progetti di sentieri naturalistici da percorrere a piedi e in bicicletta, ad altane di osservazione, a siti interpretativi dei sistemi ecologici ed antropici, a piazzole di imbarco e approdo per discese in kayak, alla pesca sportiva, a zone adibite a spiaggia fluviale, alla creazione di laboratori didattici e tutto con il coinvolgimento di guide naturalistiche, proprietari di bed and breakfast, affittacamere, ristoratori e imprese agricole.
In questo modo vorremmo si ragionasse su come sfruttare le grandi risorse di cui dispone il torrente Caorame.

Ti invitiamo a scrivere in fondo al post il tuo commento. Grazie.

Escursioni sul Caorame (ph. A. Schiocchet)

Le dichiarazioni

dal Corriere delle Alpi del 13 ottobre 2011, p. 25 «Siamo pronti a mobilitarci anche contro la nuova centralina delle Busette di Pullir», annuncia il portavoce del comitato. «Il progetto è arrivato al Genio civile per la concessione, ma non è ancora possibile accedere agli atti. Appena avremo in mano le relazioni, faremo le nostre osservazioni. Ma intanto è assurdo anche soltanto che ci siano richieste e che qualcuno pensi ad un ulteriore sfruttamento dell”acqua. In provincia ci sono centodieci richieste di concessione per altrettanti impianti, che andrebbero a sommarsi a quelli storici. E” una situazione assurda».«Il progetto di Pullir solleva due questioni molto delicate», spiega Bonan. «La prima è legata in modo stretto alla tutela del territorio, perché l”impianto dovrebbe sorgere in un sito di interesse comunitario, dunque in un”area tutelata. Le regole dell”Unione europea in questo senso sarebbero chiare: nei parchi, nei siti Natura 2000 e nelle zone Unesco non è consentita la costruzione di centrali. Dunque questa iniziativa è viziata in partenza. Dunque questa iniziativa è viziata in partenza. La seconda questione è che la centrale nasce senza il supporto di un piano regionale e provinciale che dica quali sono gli obiettivi energetici e che faccia chiarezza sull”equivoco di fondo: questi impianti servono davvero?”

dal Corriere delle Alpi del 12 ottobre 2011, p. 22 «Il rilascio della concessione equivarrebbe ad una condanna a morte per il Caorame», sostiene il consigliere del Pd di Feltre LucianoBona. «I prelievi dell’Enel a monte sono già notevoli, la centralina di Pullir toglierebbe l’acqua per quasi cinque chilometri. I rilasci garantiti – per quel poco che ci è stato detto finora e nonostante la correzione obbligatoria imposta dalla normativa europea – sono largamente insufficienti e decisamente inferiori a quelli del progetto che Vaccari e i suoi hanno accantonato. Si sta per consumare uno scempio ambientale, nel silenzio di tanti, primi fra tutti i pescatori».

dal Corriere delle Alpi del 11 marzo 2011, p. 21 «Quale sarà il reale rilascio certo dell’acqua è il cuore del problema. Va rispettata la naturalità del torrente», ribadisce Malacarne. «E poi nel computo idrico va conteggiato anche il bacino idrografico dello Stien». Così, «una volta captate le acque, il torrente sarà ridotto a un rigagnolo», tuona il consigliere del Pd Luciano Bona. «Ci preoccupa la salvaguardia dell’ambiente in una zona protetta».

Schema impianti idroelettrici esistenti sul torrente Caorame

I documenti

Allegato alla delibera consiliare n. 27 del 10/03/2011. Progetto definitivo impianto idroelettrico sul torrente Caorame loc. Busette di Pullir

Discesa in kajak del Caorame, dalla centrale di Arson fino alla foce sul Piave

Discesa in kajak del Caorame. Riprese e soggettive del salto della cascata (briglia a valle della centrale di Arson) nel punto dove veniva prelevata l”acqua per alimentare le vecchie centrali di Salgarda e delle Busette.

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Teddy Soppelsa autore del post

Teddy Soppelsa | Autore di pubblicazioni su montagna, alpinismo e ambiente, componente cdr de Le Dolomiti Bellunesi, socio GISM, fondatore del blog-magazine altitudini.it.

31 commento/i dai lettori

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  1. Manuel il24 dicembre 2014

    Infastidisce vedere come si crei del terrorismo sparando cifrone e notizione su queste opere. Per chi non lo sapesse l’idroelettrico fa parte delle energie verdi e rinnovabili, non inquina nulla e non emette niente di tossico-nocivo-velenoso. Tornando al fiume, non credo che nessuno di voi abbia mai visto il Caorame secco o con pochissima acqua, lo testimoniano le centinaia di turisti che d’estate affollano la splendida Val Canzoi per rinfrescarsi o anche per fare il bagno. Eppure le centrali esistenti sono proprio concentrate sul primo tratto, dal lago della Stua fino a Salgarda, tutta l’acqua che si vede nel letto originale in Val Canzoi (e mi permtto di ripetere che non è affatto poca) è acqua non sfruttata e lasciata lbera di scorrere nel suo habitat naturale, per mantenere intatto l’ambiente, vivo il letto con la sua fauna e flora. Prima di sparare sentenze a vanvera sarebbe meglio capire ed informarsi sulle cose e rendersi conto che la centrale delle busette avrebbe sfruttato solo 1/3 dell’acqua scaricata dalla centrale di Arson e quindi tutta l’acqua che si vede in val canzoi + i 2/3 dell’acqua già sfruttata sarebbero rimasti comunque al loro posto. Auguri e buon anno a tutti!

  2. Stefano Amandolesi il4 luglio 2013

    Nessuno tocchi il Caorame.

  3. Diego Cason
    Diego Cason il9 maggio 2012

    Fra un paio di mesi capteranno le pisciate che faremo, ogni sputo, la goccia al naso, il sacro sudore della fronte, produrranno infelicità per captare ogni lacrima, e caveranno il sangue ai morti. Quando questa peste finirà non ci sarà più un solo uomo sano di mente. Schei, palanche, bisness. Questi i nuovi idoli cui si sacrifica ogni forma di vita. Guai a lasciare un solo torrente libero per tutto il suo corso. Sarebbe un cattivo esempio per gli uomini.

    Diego Cason

  4. Enzo il2 maggio 2012

    Il bellunese non merita un simile martirio. Bastaaaaa!!!!!

  5. Benjo il2 maggio 2012

    Sono un pescatore a mosca del feltrino che pratica il Il Catch & Release (pesca e rilascia) in questo torrente da anni e mi fa male vedere tutti questi torrenti considerati solo strumenti di sfruttamento In altri paesi come l’Austria sarebbe una riserva di pesca tutelata con introiti per il setore turistico…

  6. stefano il20 aprile 2012

    Che dire se non:
    DIVIETO DI COSTRUZIONE e LASCIARE LIBERO IL PAESAGGIO!

  7. valter il4 aprile 2012

    ENERGIE RINNOVABILI: SOLE, VENTO, BIOMASSE, COGENERAZIONE. TUTTE PAROLE CHE I NOSTRI POLITICI NON VOGLIONO UDIRE!
    finche’ c’e’ da sfruttare si sfrutta il pianeta, finchè comanda la legge del petrolio siamo tutti schiavi di un sistema “energivoro”. Ecco perchè il futuro non è libero dal NUCLEARE.

    Che cosa è meglio, sfruttare i corsi d’acqua o avere un bel TERMOVALORIZZATORE O CENTRALE ATOMICA SOTTO CASA?

  8. Ernst il3 aprile 2012

    Servizio stupendo e molto emozionate assolutamente da tutelare preservare questo angolo di paradiso

  9. arnaldo simeoni il3 aprile 2012

    La natura ci ha dato queste meravigle e del tutto inutile che queste scompaiano per modifiche o sfruttamenti di ogni genere spero che il Caorame resti così per essesere ammirato da tutti oggi e nel futuro.
    Arnaldo Simeoni socio CAI Cittadella

  10. alessandro il1 marzo 2012

    Ciao a tutti,
    credo che sia necessario proporre visioni di futuro nuove, alternative, contemporanee: la nostra vallata non può più essere considerata come un bacino idroelettrico da sfruttare, ma dovrebbe suscitare -in noi abitanti e in chi la guarda da fuori- un immaginario di territorio pulito, ospitale, facilmente fruibile e attrattivo per tutti i suoi aspetti naturali e paesaggistici, che sono la nostra vera risorsa. No alla nuova centrale sul Caorame, dobbiamo portarci i bambini a fare il bagno!

  11. Nicola Foglio il1 marzo 2012

    Sono ormai 5 anni che con alcuni amici e con il sostegno e la collaborazione di associazioni, pescatori, canoisti, ambientalisti, ecc., abbiamo intrapreso la sistematica opposizione allo sfruttamento degli impianti idroelettrici del Biellese. Preciso, sfruttamento. Sì perchè qualcuno ha indicato nei post precedenti, certamente in buona fede e senza conoscenza della materia, che si tratta di un utilizzo consapevole della risorsa acqua. Ma nessuno di noi avrebbe pensato di dedicare gran parte del tempo libero (e non solo quello) per imbarcarsi in tale impresa senza fine se fosse realmente così. Oggi non più. Gli impianti di grande resa economica sono già stati fatti, ora si cerca di utilizzare quel 10% scarso, delle residue risorse sfruttabili, che qualora venissero utilizzate integralmente, incrementerebbero al massimo del 1% la produzione attuale. Tant’è che per dare un minimo senso economico si deve ricorrere agli incentivi, ai certificati verdi e a contributi di vario genere, senza i quali nessun imprenditore sano di mente penserebbe di realizzare impianti che rendono soprattutto a coloro che li progettano o li realizzano, ma molto meno o nulla a chi li gestisce.
    Il discorso è molto lungo, ma posso indicare alcune delle probematiche emerse nell’analisi di vari progetti.
    1) Numero elevato dei progetti simultanementi sottoposti a valutazione: la pubblica amministrazione, soprattutto negli ultimi tempi, dispone di un numero limitato di risorse umane e di tecnici competenti, ne consegue che essendoci un numero ragguardevole di pratiche da esaminare e con scadenze di termini precisi, le stesse vengono sovente affrontate in modo superficiale, controllando più gli aspetti burocratici e amministrativi, che non quelli tecnici e reali. Per alleggerire le incombenze a volte viene by-passata la fase di Valutazione d’Impatto ambientale, dichiarandola non necessaria. Abbiamo l’esempio di due impianti realizzati all’interno di un S.I.C. (sito di interesse comunitario) senza la fase di VIA.
    2) Progetti con analisi tecniche, geologiche ed ambientali frutto di un ripetuto “copia incolla” in luogo di reali sopralluoghi e valutazione degli impatti, della situazione pluviometrica, della morfologia. Casì cosi evidenti da spaventare sulla serietà di chi li propone, per adattare al caso del Caorame, potrei trovare: “Il Caorame spettacolare torrente che nasce dal Monte Bianco, dopo un tratto cittadino in quel di Padova scorre nell’ampia pianura Friulana prima di buttarsi nel Po. Il nostro impianto prevede un adeguata scala di risalita per i pesci, appositamente studiata per agevolare il passaggio dello Storione, fauna ittica prevalente del medesimo.” Credetemi non sto esagerando. E se questo aspetto può parere palesemente visibile, lo è molto meno quando siamo a calcolare le portate derivate o il dmv, pur presentando per coloro che masticano questa materia, altrettanto evidenti.
    3) DMV – Deflusso minimo vitale. Dovrebbe essere il limite sotto al quale in un periodo di emergenza e per un tempo non prolungato non si può scendere, garantendo comunque la sopravvivenza dell’ecosistema. Sbagliato. I progetti riducono il corso d’acqua a DMV perenne, destagionalizzando e appiattendo i ritmi biologici. Il calcolo per determinarlo viene elaborato seguendo il principio che al primo posto conta la produzione dell’impianto, e in secondo piano la qualità ambientale. A piacimento ci troviamo a situazioni parametralmente opposte ma con il medesimo risultato: sovrastima delle portate = prendiamo tanta acqua tanto qualcosa arriverà oltre al dmv; sottostima delle portate= lasciamo un dmv molto basso tanto è già scarso in natura.
    4) Compensazioni ambientali: consapevoli del danno arrecato, “comprano” la benevolenza della cittadinanza e/o degli amministratori. Soldi e/o opere che nulla hanno a che fare con l’ambiente (tipo riasfaltare le strade, sistemare scuole, scontare il prezzo dell’energia elettrica, ecc.).
    5) Progetto sulla carta diverso dal realizzato, mancato rispetto delle prescrizioni imposte.
    Molto spesso, complice il mancato controllo, soprattutto quando la realizzazioni delle derivazioni sono lontane e scomode da raggiungere, i presidi tecnici atti a garantire il volume delle portate derivate e il livello del DMV , vengono realizzati o modificati , il caso più diffuso è l’ostruzione del canale destinato a garantire il DMV, sopratutto quando ce ne sarebbe più bisogno , ovvero nei periodi magra.

    Mi fermo qui, ma come detto l’argomento è complesso, e purtroppo sarebbe risolvibile solo politicamente, così come indicato da Frederic Gilardone, al quale ricordo che purtoppo nel 2008 tale tutela prevista nel PTA era stata clamorosamente abrogata, e solo grazie a un forte intervento congiunto (veramente importante il peso dei canoisti) quasi stile NO TAV, è stata ripristinata.

    Nicola Foglio – Alleanza Pescatori Ricreativi

  12. Antonio Pandolfo il29 febbraio 2012

    Diamoci da fare tutti, salviamo questo meraviglioso torrente.
    Se fosse in Austria o Slovenia un fiume così ci sarebbe la fila per pescarci… pagando!
    Noi Italiani distruggiamo tutto! Non ho altro da dire.

  13. Simone Papuzzi il21 febbraio 2012

    Sono d’accordo con quanto scritto da valentina morassutti: la val Canzoi può diventare un ottimo esempio di un turismo diverso che al momento nel bellunese non è presente (a differenza di Trento e Bolzano sui torrenti Noce, Isarco, etc), mi riferisco a quello fluviale mediante l’utilizzo del kayak e/o hydrospeed…magari costruendo in parallelo una bella ciclabile che integra cos’ anche le aree pic-nic presenti lungo la valle. Guide turistiche e biologi potrebbero poi accompagnare i turisti, magari con pacchetti ad hoc, lungo il torrente ed i sentieri per fare educazione ambientale….tutta l’area diventerebbe un bellissimo laboratorio naturalistico e sportivo ecosostenibile. Il Caorame ha già dato dal punto di vista idroelettrico…i comuni di Feltre e Cesio possono tranquillamente trovare altre forme di introiti dalle rinnovabili…mi riferisco al fotovoltaico da estendere presso tutti gli edifici pubblici!
    Simone Papuzzi – Presidente Commissione Regionale TAM CAI Veneto

  14. Roberto Luise il20 febbraio 2012

    Stupisce leggere commenti del tipo: piuttosto che l’eolico…, piuttosto che il nucleare.
    Contengono implicita la logica inaccettabile di un prezzo necessario da pagare, di una inelluttabilità dello sfruttamento delle risorse naturali. Ovvero rivelano per l’ennesima volta la sudditanza al primato dell’economia.
    Io invece pretento, esigo, che rimangano delle aree del mio territorio che siano svincolate da questa logica.
    Lo sfruttamento urbanistico e delle risorse naturali ha raggiunto da tempo, anche in terra bellunese, livelli non più sostenibili né accettabili.
    E non ha importanza se il Caorame possa o non possa diventare occasione di altri modi di sviluppo con o senza biciclette e kayak. Quello che importa è rivendicare il valore il sé dell’ambiente naturale a prescindere dal fatto che diventi opportunità economica funzionale agli interessi economici.
    L’ambiente naturale, o quel poco che ne resta, ha valore in quanto sede di biodiversità, di modelli di riferimento del dinamismo dei sistemi biologici. Ha valore perché esprime qualcosa di differente da ciò che improntato dall’uomo. E’ necessario smettere di considerarlo solo come luogo di investimenti economici e di profitti.
    Quanto alla produzione di energia ricordo che da nessuna parte si sente il minimo accenno alla quantità di energia che si potrebbe ricavare attraverso una politica di risparmio energetico, mentre gli enormi sprechi in atto sono davanti agli occhi di tutti.
    Ritengo sia sempre più necessario un impegno capillare affinchè non si venga privati degli ultimi brandelli di naturalità, svenduti per gli interessi di pochi.
    Roberto Luise

  15. Renato Vezzi il20 febbraio 2012

    credo che dovremmo guardare di più al vernto. Ormai esistono delle pale di modestissime dimensioni che se posizionate in luoghi dove non offendano la vista potrebbero produrre energia senza privarci di quanto di bello ed essenziale ci viene dall’acqua

  16. Riccardo Pucher Prencis il20 febbraio 2012

    Già ma chi paga tutto questo realizzare di opere turistiche? E quale sarebbe il risultato di una frequentazione turistica intensiva, in grado di fruttare 400.000 euro all’anno ai Comuni interessati?
    Sotto un altro profilo, ho letto l’articolo riportato da Giuseppe Caravita ma cosa capiterebbe se un domani quei deserti finissero nelle mani ad un gheddafi di turno?
    Sono un po’ perplesso da questo fiorire di commenti naturalistici. Certo non è bello veder modificato l’ambiente per scopi di sfruttamento della natura ma piuttosto che pale eoliche preferisco centrali idroelettriche.

  17. Angelo il19 febbraio 2012

    E vai !!!! Egregi “Signori”, che avete pensato e deciso per quest’opera, anche difronte alla consapevolezza che tutti i torrenti e fiumi della provincia di Belluno sono i più sfruttati,ancora non Vi basta! Non Vi basta che il Piave sia il fiume più sfruttato d’Italia (e credo anche d’Europa), che OGNI torrente che scorre nelle NOSTRE valli abbia almeno una presa idroelettrica. Quanti scempi e ferite volete ancora perpetrare a MADRE NATURA; l’acqua non chiede nulla, solo partire dalla croda più alta per sfociare nel mare, in cambio durante il Suo percorso,dà la VITA.
    VOI cercate solo denaro….in cambio LE darete la morte !!!
    L’ACQUA E’ VITA.

    Vorrei anche fare un piccolo commento al sig.Rudi; pensi quanto sarebbe stato più grande il piacere della sua gita se avrebbe fatto lo stesso percorso senza questi scempi e vedere il Caorame nella sua Naturale portata. Non crede?
    Da 20 anni scendo i fiumi in canoa e mi creda che molta gente non immagina nemmeno di quanta vita c’è lungo il corso di un torrente.
    Angelo.

  18. Elena il19 febbraio 2012

    Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto,
    l’ultimo fiume avvelenato,
    l’ultimo pesce pescato,
    vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.
    La nostra terra vale più del vostro denaro.
    E durerà per sempre.
    Non verrà distrutta neppure dalle fiamme del fuoco.
    Finchè il sole splenderà e l’acqua scorrerà,
    darà vita a uomini e animali.

  19. Frederic Gilardone il19 febbraio 2012

    Buongionro,
    sono Frederic Gilardone, membro del Comitato di Difesa del Sesia (che ha ottenuto un moratorio di 20 anni che vieta la costruzione di centrali sur percorso dell’alto Sesia).

    Ottima la Vostra protesta, e gli articoli nel Corriere delle Alpi. Ma dovete (se mi permettete) andare oltre, e forte. FarVi dare le carte sui prossimi appuntamenti importanti in Regione o in provincia (Conferenza dei servizi ?), trovarvi persone “utili”. Essere presenti il più possibile in Comune, per “rompere” quanto si può, ed appoggiarVi alle persone che hanno già manifestato pesanti dubbi… vedi quanto riferito (documento in link) dal Sig. Boni. Giuste le sue preoccupazioni sul “deflusso minimo”; lasciare 0,4 o 0,6 m3 in un fiume, significa condannarlo. E come lasciare una flebo nelle vene di un comattoso (prenda nota, Sig. Bortolas). Chi non ne fosse convinto puo recarsi a vedere il Sesia a monte di Alagna: sono scappati tutti i pesci in due o tre stagioni; niente attività sportive sul “fiume”, e ovviamente nessun minimo interesse turistico. Mi disgustano le contorsioni verbali dei “tecnici” sulla portata esatta del deflusso minimo ( da 0,3 a 0,6 m3… ma caso cambia? in tutti i casi il fiume è morto).

    Il probleme è semplice, razionale, economico: per 200.000 euro all’anno, il Comune è pronto a distruggere il tratto di fiume che da secoli lo attravversa ? Probabilmente si…. Sono tanti soldi.

    L’unica controffensiva possibile è dare à questa lotta una dimensione alla misura di questa somma. Che nel caso specifico vorrebbe dire petizioni di centinaie di miglaie di firme, coinvolgimento di organismi regionali o nazionali (lego con piacere l’intervento del sig. Zoldan del CAI ) e ovviamente tanta Stampa…

    Fare un Esempio, per farla breve, di questo ennesimo caso in cui, per la realizzazione di una centrale di 3 MW, si va a danneggiare in modo radicale e per generazioni una risorsa naturale di rara bellezza.

  20. Riccardo Bosco il19 febbraio 2012

    Vergogna all’ennesima potenza !!!!
    Chi ha deciso quest’opera ha visto il Caorame solo sulle carte comunali e lo conosce come una linea azzurra !!!
    Non ha lontanamente l’idea di cos’è il torrente e di cosa gli sta attorno !!
    Vietato comunque arrendersi all’idea che l’opera venga fatta, bisogna farsi sentire.

  21. Elena il18 febbraio 2012

    Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto,
    l’ultimo fiume avvelenato,
    l’ultimo pesce pescato,
    vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.
    La nostra terra vale più del vostro denaro.
    E durerà per sempre.
    Non verrà distrutta neppure dalle fiamme del fuoco.
    Finchè il sole splenderà e l’acqua scorrerà,
    darà vita a uomini e animali.

  22. Mario Luciani il18 febbraio 2012

    Purtroppo la mancanza quasi totale dell’ acqua nei torrenti e nei fiumi non è solo problema del bellissimo e suggestivo torrente Caorame, ma di tutti i torrenti e i fiumi della provincia di Belluno.- Approfitto di questo importantissimo argomento per precisare ancora una volta che tutte le risorse di un territorio prettamente montano vanno gestite meglio da chi abita e vive in montagna.- Riaffermo altresì che per difendere al meglio le risorse de nostro bellissimo territorio, la provincia di Belluno ha bisogno della sua autonomia.-

  23. Redazione altitudini.it
    Benedetto Liverta il18 febbraio 2012

    Grazie a una mail sul Caorama ricevuta oggi ho preso coraggio e mi sono permesso di inviare un commento su una questione che da biologo ritengo di fondamentale importanza per la vita di tutti gli esseri viventi : l’acqua. Il binomio acqua e montagna è poi naturale e inscindibile, l’acqua nasce dalla montagna.Il rispetto per l’una e l’altra deve essere uguale.
    Qualche anno fa, di ritorno dal Peralba mi sono fermato a guardare la sorgente del Piave, un pozza d’acqua limpida e pura, più avanti a Sappada era un torrente vivo, a S.Stefano un fiume quasi impetuoso, e poi? Quando lo si attraversa con l’autostrada tra Treviso e Mestre, in certi mesi sembra un rigagnolo. Casulamente e contemporaneamente , mentre ero in vacanza a Padola , ho acquistato un libro di Alessandro Marzo Magno , “Piave ,cronache di un fiume sacro”; libro che ho letto con piacere per come è scritto ma con preoccupazione perchè mi ha dato la spiegazione di come centrali,centraline e centralone abbiano prosciugato uno dei più bei fiumi Italiani.La conclusione: il danno non è causato da una centralina in più o in meno ma è la sommatoria delle opere che altera profondamente l’ambiente.

    Benedetto Liverta

  24. Rudi Bortolas il18 febbraio 2012

    Cerchiamo di non esagerare!!! Il tratto di torrente che si trova a monte della centrale di Arson ha ancora una portata d’acqua consistente. Proprio ieri l’ho visitato con la mia famiglia godendo della sua bellezza, quindi trovo un esagerazione il catastrofismo di cui è pervaso l’articolo. L’ acqua è potenzialmente una delle fonti energetiche più pulite e rinnovabili che esiste. Chiaramente è preferibile che i torrenti rimangano intatti, ma se per evitare il “fastidio” di vedere le centraline idroelettriche lungo i torrenti dobbiamo permettere la costruzione di centrali atomiche altrove (al di fuori della nostra delicata vista) direi che è meglio riflettere a fondo sulla questione!! Un’ altro punto è quello riguardante la fruibilità dei turisti sul tratto di torrente che verrebbe interessato dal prelevamento di acqua per alimentare la nuova centralina. E’ una zona poco accessibile e di conseguenza poco fruibile dal punto di vista turistico, provvare per credere!! Infine se per sfruttare turisticamente una zona come quella circostante dobbiamo permettere la costruzione di ecomostri come il percorso per disabili che è stato realizzato in Val Canzoi il località Sant’ Eustachio è meglio un’altra centrale praticamente invisibile come lo è quella di Arson. Invito tutti a verificare di persona quanto poco gratificante alla vista sia il percorso suddetto e quanto sia inaccessibile ai portatori di handycap viste le pendenze che lo caratterizzano. Per concludere: la centralina non compromette la fruizione della Valle del Caorame (da anni la Valle viene visitata malgrado la presenza di quelle già esistenti), più semplicemente va realizzata con attenzione e rispetto per l’ambiente, come con la stessa sensibilità vanno fatte opere serie per chi vuole visitare il nostro territorio.

  25. Benedetto Liverta il18 febbraio 2012

    Io che vedo passare vicino a casa mia le acque nere del fiume Lambro ormai ridotto a discarica o fogna non posso accettare che bellezze naturali come il Caorame siano alterate. In Italia di fonti alternative di energia se ne parla pochissimo o peggio non vengono semplicemente prese in considerazione.L’impatto ambientale di alcune grandi opere sono comunque sotto gli occhi di tutti e le conseguenze non sono mai state previste e spesso sono irreparabili.

    Benedetto Liverta

    ANA,CAI MIlano

  26. Giuseppe Lovato- Bolzano il18 febbraio 2012

    Purtroppo abbiamo troppo bisogno di energia, siamo l’unico paese in Europa che non ha l’energia nucleare, questo è il risultato. Da qualche parte bisogna pur farla la corrente che noi quotidianamente usiamo, se non è il Caorame sarà un altro torrente che cadrà sotto le picconate ma noi dobbiamo produrre energia. Già vedo nero quando i francesi ci chiuderanno i rubinetti, allora che faremo?? Faremo luce con la biciclette o i kaiak? Non è una facile questione. Noi vediamo le cose sotto il profilo ambientale, bisognerebbe guardare un po più il là.

    • Benedetto Liverta il18 febbraio 2012

      Gent.le Sig. Lovato

      qui di seguito uno dei moltissimi articoli che si possono trovare in rete sull’argomento delle energie rinnovabili,cosa ne pensa?

      Cordialmente

      Benedetto Liverta

      Energia pulita con le fonti alternative

      Un quadrato di 210 per 210 chilometri. Poco più grande di metà della pianura padana. Ma nel Sahara.
      «Questo quadrato ipotetico rappresenterebbe comunque poco più di un millesimo dei deserti esistenti – spiega il premio Nobel Carlo Rubbia – ma su di lui il Sole ogni anno irraggia in media 15 terawatt di energia, tanti quanti ne consuma l’intera nostra civiltà. E supponiamo, come ci dicono i trend, che al 2030 si vada al raddoppio. Si tratterebbe solo di aggiungere un altro millesimo di deserto solare, e di metterlo al lavoro».

      Questo è il sogno energetico che ormai da più di un decennio muove centinaia di menti e di organizzazioni, pubbliche e private, non solo in Europa ma anche nel Nord-Africa, nel Mediterraneo e negli Usa. E non è solo un sogno, ma una necessità: «al 2025 l’Europa a 25 avrà un deficit elettrico di metà dei suoi consumi – dice Hans Muller-Steinaghen, del Dlr, centro aerospaziale tedesco – pari a oltre 230 gigawatt (l’Italia al 2030 per 16 gigawatt, ndr), a mano a mano che le vecchie centrali fossili verranno dismesse. E altri 230 aggiuntivi verranno dalla crescita dei consumi elettrici dei paesi Mediterranei e del Medio Oriente. Un fabbisogno enorme, che solo una fonte può sostenere: il grande solare desertico, l’unica con un potenziale di oltre cento volte gli scenari più estremi».

      Per tre anni gli esperti tedeschi, guidati dal ministero dell’Ambiente di Berlino (insieme a colleghi giordani, marocchini, egiziani e algerini) hanno lavorato sugli scenari tecnologici di Trans-Csp e Med-Csp, due grossi volumi, irti di cifre e grafici, su come dovrà cambiare l’intero contesto energetico dei due continenti. Europa, Nord-Africa e Medio Oriente interconnessi da una sola rete elettrica ad alta capacità di trasporto in corrente continua, e grandi centrali solari termodinamiche a concentrazione desertiche (Csp, concentrated solar power) in grado di produrre e inviare centinaia di gigawatt di potenza fin nel nord-Europa, oltre a soddisfare i consumi locali (anche di acqua desalinizzata). Una visione grandiosa, quasi temeraria (uno dei suoi primi sostenitori, negli anni ’90, è stato Carlo Rubbia), ma che ora comincia a diventare realtà.

      Se ne è avuta una prova in occasione di World Solar Power 2007, la prima conferenza internazionale sul Csp tenutasi in Europa, a Siviglia. Una tre giorni che ha visto la partecipazione di un centinaio tra aziende, centri di ricerca e istituti finanziari provenienti da Europa, Usa e Medio Oriente. L’occasione per l’organizzatore, la spagnola Abengoa, di esibire la sua creatura solare nuova di zecca, la grande centrale Ps10 con i suoi 600 specchi da 120 metri quadri sempre puntati sulla torre centrale alta 115 metri a Sanlucar, capace di produrre 10 megawatt. Attiva dallo scorso giugno, Ps10 è la prima del suo genere di tipo commerciale (dopo una quindicina di torri solari di ricerca costruite negli ultimi venti anni) ed è già in costruzione Ps20, di doppia potenza (12mila case servite) e poi è allo studio Ps 50, con tecnologie ancora in fase di sviluppo.

      Il caso spagnolo, infatti, è il primo e più massiccio segnale di movimento concreto. Lo scorso 25 maggio il Governo di Madrid ha assicurato, per decreto, una generosa tariffa elettrica incentivata per le centrali solari Csp fino a 50 megawatt: 26,9 centesimi di euro per chilowattora (quasi tre volte il prezzo di mercato) fissi per 25 anni. «Abbastanza per far partire i progetti con le tecnologie solari attuali – osserva Mark Geyer di Solar Paces, l’associazione mondiale del solare termodinamico – per ripagare gli investimenti e i finanziamenti. E soprattutto per avviare quella curva di apprendimento che, al 2020, dovrebbe far scendere il costo del chilowattora solare sotto la soglia magica dei dieci centesimi, competitiva con il gas e il carbone. A quella data gravati da una carbon tax o dal sequestro della CO2».

      E la Spagna, con le sue grandi pianure meridionali a tassi di insolazione nord-africani, sta correndo: «Al ministero finora sono affluiti progetti per ben 4.100 megawatt complessivi, di cui 412 megawatt già approvati – spiega Almudena Carrasco della Red Electrica de Espana – una risposta ben superiore alle previsioni». Oggi si contano almeno 35 centrali solari in fase di avvio o di progetto, con una chiara concentrazione in Andalusia e in tutto il centro-sud spagnolo. «La maggiore concentrazione europea, e soltanto noi di Abengoa contiamo di investire due miliardi di euro in un sistema di quattro impianti a SanLucar-Siviglia da 131 megawatt complessivi – spiega Santiago Seage, presidente di Abengoa Solar – ma gli investimenti sono in moto in tutto il mondo. Ad oggi noi stimiamo progetti per 6 gigawatt complessivi (e 20 miliardi di euro) in Europa del Sud, Usa, Nordafrica e Medio Oriente. E presto si aggiungerà alla lista l’Asia, oltre alle prevedibili centrali australiane. E saranno in prima fila anche India e Cina».

      Restiamo però al Mediterraneo. Marocco e Algeria sono già della partita. Il primo a Ain Ben Mathar, con un impianto ibrido solare Csp (20 megawatt) e gas a ciclo combinato da 470 megawatt. E i primi 183mila metri quadrati di specchi solari serviranno agli ingegneri marocchini per farsi le ossa, dal 2010 sulla nuova tecnologia. E poi replicarla per esportare in Europa, via interconnessione con la Spagna, elettricità pulita e a basso costo.

      Altrettanto, e forse anche di più, per l’Algeria. Qui è stata già avviata una tariffa incentivata (non lontana da quella spagnola) e il primo passo prevede un impianto solare-gas da 160 megawatt a Hassi r’Mel. «Ma in questo complesso gasiero al centro dell’Algeria contiamo di sviluppare un tecnopolo solare tra i primi al mondo: al 2015 – dice Tewfik Hasni, direttore generale di Neal (New Energy Algeria, nuova consociata di Sonatrach) – prevediamo un investimento da un miliardo di dollari per 500 megawatt diretti al mercato interno e al 2020 un salto a 18 miliardi di dollari con un obbiettivo di 6mila megawatt solari per esportare elettricità in Europa. E vogliamo fare di Hassi r’Mel un punto di eccellenza mondiale, anche per lo sviluppo di nuove tecnologie». «E quella algerina è oggi la scommessa più massiccia, forse persino superiore a quella spagnola», commenta Carlo Rubbia.

      Questi i progetti operativi presentati alla tre giorni di Siviglia. Ma anche Tunisia, Libia e Egitto stanno muovendosi. Israele ha già due centrali solari in funzione (e vari aziende leader, tra cui Solel e Luz due) mentre negli Emirati, ad Abu Dhabi, è stata recentemente inaugurata una intera nuova università tecnica, il Masdar Institute of Technology, interamente dedicata alle rinnovabili e con apporti del Mit e dell’Imperial College.

      Il sogno dell’integrazione elettrica-solare del Mediterraneo, oltre ai collegamenti già attivi (Spagna-Marocco) prevede poi, al 2010, altri dodici elettrodotti (in tecnologia a corrente continua ad alto voltaggio) di cui quattro cross-mediterranei. E la Terna ha già annunciato il collegamento dalla Sicilia a Tunisi. Ma a questi dovrebbero seguire connessioni dirette con la Libia e dalla Sardegna all’Algeria. Mentre dalle coste spagnole partirà un cavo fino ad Orano.

      E via Turchia la rete ad alta potenza risalirà fino in Germania. «Obbiettivo: al 2050 almeno 80 gigawatt affluiranno in Europa da una ventina di siti solari sulle altre sponde – conclude Muller-Steinaghen –. E almeno il 15% del consumo elettrico europeo dovrà essere assicurato, via solare, a 5-7 centesimi per chilowattora. Non è questione di sogni, ma di sopravvivenza e di sostenibilità. Per entrambi. Dobbiamo mettere al lavoro il nuovo oro del deserto».

      Giuseppe Caravita

    • ezio de cet il15 luglio 2013

      “…bisognerebbe guardare un po più il là.”
      Accettiamo le sue ipotesi e guardiamo un po’ più in là, signor Lovato: scopriremo non solo la nostra fossa, ma anche quella di figli e nipoti!

  27. Paolo Colombera il18 febbraio 2012

    Dopo il Mis anche il Caorame..

  28. valentina morassutti il17 febbraio 2012

    non roviniamo uno degli ultimi torrenti liberi! La Val Canzoi può diventare uno splendido esempio per un turismo diverso e alternativo! Biciclette, Kayak, sentieri e luoghi di osservazione, sono preferibili alla scomparsa di questo corso d’acqua…proviamoci!

  29. gigi zoldan il17 febbraio 2012

    bisogna assolutamente unire le forze per far si che queste meraviglie rimangono ancora patrimonio dell’uomo
    gigi zoldan – operatore nazionale cai-tam

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