Michele Pontrandolfo (a sx) e Marco Berni

Michele Pontrandolfo, 42 anni (a sx) e Marco Berni, 47 anni

Michele Pontrandolfo e Marco Berni sono due camminatori estremi, il primo è un esploratore polare con oltre 15 spedizioni tra i ghiacci e il secondo è un ultra-runner, fra i pochi ad aver percorso quasi 8000 km in inverno sulle piste dell”Iditarod in Alaska.
Entrambi sono in questi giorni ospiti all’Adventure Awards che si sta svolgendo a Livigno. Esserci è una occasione unica per ascoltare i loro racconti e per camminare con loro, domenica 27 luglio, in una giornata di Trekking Experience sulle vette intorno a Livigno.
Per ora facciamo quattro chiacchiere, tanto per “rompere il ghiaccio”!

Michele Pontrandolfo

Michele Pontrandolfo

Marzo 2014, Michele Pontrandolfo è da alcune settimane nel villaggio di Resolute Bay, in Canada nella terra degli Inuit. Tutto è pronto per la sua grande sfida, che ha già tentato nel 2010 e 2011: raggiungere il Polo Nord geografico in 45 giorni, da solo e senza rifornimenti, compiendo un percorso di 780 km. Solo altre due persone ci sono riuscite, il norvegese Borge Ousland e l’inglese Pen Hadow, ma in 60 giorni. All’improvviso giunge a tutte le spedizioni presenti a Resolute Bay una brutta notizia: per garantire gli interventi aerei in caso di necessità, la compagnia aerea non vuole più la consueta fideiussione bancaria, ma chiede di avere tutta l”ingente somma in denaro contante. Questo imprevisto impedisce a Pontrandolfo di proseguire nella spedizione.
Pontrandolfo nel 2009 è stato il primo italiano a raggiungere il Polo Nord magnetico, da solo e senza supporti esterni, dopo aver percorso 600 km in 32 giorni. Dal 2000 ha compiuto 15 esplorazioni polari, trascinando ogni volta, a piedi o sugli sci, due slitte in kevlar cariche di 140 chili di provviste e materiali, attraverso distese di ghiaccio sbarrate spesso da creste ghiacciate, da canali che si aprono quando il pack si spacca, con temperature che possono scendere anche a –50° e, se non bastasse, con la possibilità d’incontrare qualche orso polare poco amichevole. Pontrandofo vive a Pordenone e oltre ad esplorare l’Oceano Artico tiene conferenze, corsi motivazionali e di educazione allo sport. Prima che ritorni fra i ghiacci possiamo incontrarlo, questo weekend, a Livigno all’Adventure Awards e camminare con lui durante una giornata di Trekking Experience, per imparare a conoscere i materiali, le tecniche del trekking e come affrontare la montagna in sicurezza.

Iditarod Trail Invitational 2007, Marco Berni

Iditarod Trail Invitational 2007, Marco Berni

Al Trekking Experience parteciperà anche Marco Berni, altro grande camminatore. La specialità di Berni è l’attraversata a piedi dell’Alaska nella stagione più fredda, un’avventura che ha già affrontato per ben 6 volte in altrettante edizioni dell’Iditarod Trail Invitational. Nel marzo 2013, l’ultima edizione a cui a partecipato, ha percorso i 1800 km della gara in 28 giorni e 4 ore, arrivando secondo alle spalle di Tim Hewitt, vincitore con un tempo di 24 giorni, 20 ore e 30 minuti. L’Iditarod Trail Invitation è una competizione ad invito che si svolge sul tracciato della Iditarod Sled Dog Race, la celebre corsa con i cani da slitta. I partecipanti possono percorrere i 1800 km che separano Knik Lake, a nord della città di Anchorage, da Nome, scegliendo di muoversi a piedi, in mountain bike o sugli sci. Berni quando non corre sulle piste innevate dell’Alaska o sui sentieri delle Alpi lombarde, fa il ristoratore a Monticelli Brusati in provincia di Brescia e recentemente anche il gestore di alcuni rifugi in alta quota. Inoltre mette a disposizione la sua esperienza di camminatore estremo in progetti di Team Building, per aiutare aziende e gruppi a motivare e a creare coesione e integrazione.

Probabilmente nessuno dei partecipanti al Trekking Experience partirà mai per un’avventura estrema ai poli o in Alaska. Allora cosa racconterete a chi ha come meta un viaggio di prossimità: l’avventura umana di tutti i giorni?
Michele: L”avventura quotidiana oggi non è uno scherzo e forse, visto il momento storico che stiamo vivendo, è l”esplorazione più difficile che l”uomo abbia intrapreso negli ultimi decenni. Per me non è facile far convivere la vita polare con la vita quotidiana. Devo scindere in parte le due situazioni, prendere spunto dall’una e dall’altra per raccontare il più chiaro possibile come vive chi dedica la sua vita all”esplorazione.
Marco: Posso solo dire che tutti noi siamo dei grandi avventurieri della vita. Difficilmente ci fermiamo davanti all”ignoto quando apriamo gli occhi al mattino. Affrontiamo gioie e dolori al pari di Cristoforo Colombo in balia del mare. Per quanto mi riguarda la quotidianità è la tempesta più forte che devo affrontare.

Michele, sei conosciuto come un esploratore. Ma oggi, qui sulla Terra, cosa c’è ancora da esploratore?
Sicuramente sul nostro pianeta tutto è stato scoperto o esplorato (forse gli abissi degli oceani mancano all”appello). Certo è che l”esplorazione dei nostri giorni si identifica meglio in una esplorazione della persona, di noi stessi, ovvero conoscersi meglio attraverso le grandi avventure, non tanto per scoprire le proprie capacità fisiche quanto quelle psichiche.

«Dio ha creato l’uomo come un “esploratore” perché cammini verso la verità e nulla lasci di intentato nonostante il continuo ricatto del dubbio(1)». Michele, forse chi ha fede assomiglia a un esploratore?
Ogni giorno esploriamo la nostra vita (non occorre andare sicuramente nell”Artico come faccio io) e ogni giorno impariamo qualcosa di nuovo. Probabilmente le stesse cose le viviamo molte volte e questo non vuol dire che una sensazione ripetuta sia uguale a quella del giorno prima. In realtà dobbiamo viverla come un’ulteriore possibilità di apprendimento, una esplorazione infinita della nostra vita. La fede in qualsiasi cosa porta ad una esplorazione nuova e continua.

Pontrandolfo_Berni_05Marco, sappiamo che nel tuo animo ti senti un esploratore. Esploratore di cosa?
Non ci sono più punti geografici da esplorare e anch’io mi sento un esploratore di me stesso e con l”aiuto della natura cerco di andare sempre più in profondità.

Nei vostri racconti di avventure estreme, l’uomo contemporaneo sembra regredire alla stato primordiale, quando la vita era lotta pura per la sopravvivenza. E’ questo che accade?
Michele: In mezzo all’Oceano Artico è fondamentale conoscere l”elemento ghiaccio: toccarlo, assaporarlo, sentirlo dentro la pelle, annusarlo… Devo vivere con esso, giorno e notte, e quindi devo avvicinarmi il più possibile al suo “essere glaciale”. E” indispensabile armarsi di una gran dose di volontà per vivere (o sopravvivere in alcuni momenti) in situazioni che lì sono normali, ma che risultano insostenibili a chiunque non sappia come affrontare il gelo polare. Non si sopravvive sui ghiacci, si può vivere una dimensione inconsueta per la nostra società.
Marco: Quando sono in Alaska riesco ad avvicinarmi molto all”istinto di un lupo perché al contrario dell”uomo, il lupo non vive sperando in un futuro migliore e rimpiangendo il passato, ma pensa solo al presente. Ecco in Alaska riesco a vivere l”attimo e ti assicuro che è una grande ricchezza.

Cosa rappresenta per voi il luogo selvaggio?
Michele: Ho avuto la possibilità di frequentare l”Artico per più di un decennio, ma non lo reputo selvaggio perché lì si vive rispettando delle regole che spesso nel selvaggio non esistono.
Marco: Senza la presenza umana anche il centro di una città può diventare un luogo selvaggio.

Pontrandolfo_Berni_06

Groenlandia 2012, Michele Pontrandolfo

Cosӏ il Nord? Dove inizia? Dove finisce?
Michele: Il Nord è un punto cardinale. Mi viene da sorridere perché per me il Nord, inteso come Polo Nord geografico, è l”obiettivo della mia vita. E’ quel punto invisibile che ha catturato per più di 500 anni il desiderio di conquista di molti uomini e che continua ancora oggi. Pochissimi ci sono riusciti, tanti purtroppo sono morti per raggiungere quel 90° grado di latitudine Nord.
Marco: Non è sicuramente un punto geografico, per me è l”obbiettivo primario di ogni esploratore dell”anima. Inizia con il primo giorno della nostra vita e finisce immancabilmente con la morte, vero viaggio d”esplorazione.

Umberto Nobile, che di spedizioni polari se ne intendeva anche lui, in un suo diario scrisse: “L’attrazione delle regioni polari, per chi vi è stato una volta, è irresistibile”. Cosa c’è di irresistibile in una sconfinata e piatta distesa di ghiacci a -50 gradi?
Michele: La frase di Nobile può essere capita solo da chi realmente ha vissuto sull”Oceano Artico. Sulla banchisa polare vivi solo se provi un profondo amore verso l”elemento ghiaccio, solo così tutte le difficoltà si trasformano da insopportabili a consuetudine e dunque rientrano nella vita quotidiana di chi le vive in quel momento della sua vita, che poi risulterà indimenticabile.
Marco: Potrebbe sembrare una contraddizione casino online ma la natura, anche quando si scatena, offre delle certezze che nessuno ti può dare, quindi mi infonde sicurezza. Come puoi non amare chi ti dona sicurezza?

Michele, abbiamo letto da qualche parte che hai detto: “Quando nell”Artico non soffia il vento puoi ascoltare è il ronzio del sangue”. Noi che non ci siamo mai stati, ci puoi descrivere questo ronzio?
Quando non soffia il vento, tutto è calmo e si sente un ronzio senza termine, continuo, che di notte non ti fa dormire. E” il rumore dell”imbattibile silenzio delle regioni polari.

Iditarod Trail Invitational, Marco Berni

Iditarod Trail Invitational, Marco Berni

Un numero crescente di persone sta riscoprendo il camminare: dalle cime dei monti alle coste, nei deserti e nelle foreste, attraverso le città, come marcia d’impegno civile per cambiare se stessi e il mondo. Voi che camminatori siete?
Michele: Sono un uomo come tanti altri che cerca di raggiungere il proprio scopo nella vita, superando difficoltà e problemi quasi insormontabili che si incontrano in questo lungo cammino. Tutti gli uomini che intraprendono un percorso di vita camminano sia fisicamente che emotivamente. Il cammino fisico fa bene alla salute, il cammino interiore fa bene alla vita dell”individuo. Questo è il mio cammino.
Marco: Non posso dirti che cammino per cambiare il mondo, cammino per migliorare me stesso e un giorno spero di riuscirci.

Marco, in Alaska fai anche per 100 km al giorno e ti concedi al massimo due ore di sonno, riesci a godere il paesaggio e la natura che incontri?
Per quanto tu vada veloce il paesaggio scorre molto lento e quindi riesco a godere appieno del paesaggio che mi circonda. Un detto indiano dice che la tua anima ti segue ovunque a patto che tu cammini.

I pensieri più liberi e profondi nascono camminando. Cosa penate mentre camminate?
Michele: Penso alla mia vita e alla mia famiglia. Non è un cammino sereno perché spesso mi metto in discussione. La fatica fisica mi porta a riflettere sugli errori commessi nella vita, probabilmente è una specie di punizione, perché trainare 140 kg di slitte e pensare agli errori non è certo una cosa agevole. Ma anche questo rientra nel gioco.
Marco: Bruce Chatwin e H. David Thoureau erano maestri in questo genere di pensieri. Io ascolto pochissima musica, preferisco prestare massima attenzione a ciò che faccio e i miei pensieri sono rivolti principalmente a casa.

Groenlandia 2012, Michele Pontrandolfo

Groenlandia 2012, Michele Pontrandolfo

Michele, fra le varie cose indispensabili del tuo equipaggiamento c’è qualcosa che ritieni la più indispensabile?
La cosa indispensabile è la consapevolezza di sapere bene quello che si sta per affrontare. Se manca questo nell”equipaggiamento, diventa molto probabile un non ritorno. Anche la fortuna è indispensabile, ma non deve essere valutata come essenziale.

Marco, se fra i lettori di altitudini.it qualcuno decidesse di iscriversi alla Iditarod Trail Invitational, potresti dargli qualche consiglio?
La decisione di intraprendere qualsiasi cosa verso l”ignoto deve arrivare dal profondo del cuore, mai mentire a se stessi, vai solo se porterà giovamento a te e non per dimostrare qualcosa a qualcuno, altrimenti il fallimento è quasi certo. Imparare prima di tutto a stare bene con se stessi e per ultimo, ma non meno importante, non soffrire il freddo.

Che tipo di rapporto si instaura fra te e i tuoi compagni di attraversata?
In quasi 8000 km ho viaggiato molto poco in compagnia di altri atleti. Con le persone che incontri durante il cammino si instaura un rapporto di amicizia profondo, impossibile da riprodurre una volta a casa con persone che magari conosci da una vita. Tu là sei un pellegrino in cerca di calore e ne ricevi molto.

Quando siete in mezzo al gelo, a casa chi c’è che vi aspetta?
Michele: La mia famiglia.
Marco: Anche per me è la mia famiglia e mia moglie. Loro fanno parte della squadra, io sono solo la punta dell”iceberg.

(1) Giovanni Paolo II, Enciclica Fides et Ratio

logo aad livigno_01Michele Pontraldolfo e Marco Berni saranno ospiti all’Adventure Awards di Livigno. Il 26 luglio per una doppia sessione di racconti sul prato (alle 15 con Pontrandolfo e alle 18 con Berni); poi il 27 luglio alle 9 per un Trekking Experience, ancora in coppia. AKU è sponsor del Trekking Experience e ogni partecipante avrà la possibilità di testare AKU Transalpina GTX, scarpa da trekking pensata per un escursionismo moderno.

www.michelepontrandolfo.com     –     www.marcoberni.com

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Teddy Soppelsa autore del post

Teddy Soppelsa | Autore di pubblicazioni su montagna, alpinismo e ambiente, componente cdr de Le Dolomiti Bellunesi, socio GISM, fondatore del blog-magazine altitudini.it.

2 commento/i dai lettori

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  1. Massimo Bursi
    Massimo Bursi il2 agosto 2014

    Questa doppia intervista mi ha molto ispirato: camminare è come fare una splendida avventura dentro sé stessi

  2. Vittorio Giacomin
    vittorio giacomin il28 luglio 2014

    Desideravo lasciare un pensiero di commento a tre testi pubblicati negli ultimi 20 giorni che mi paiono possedere lo stesso tema di riferimento, il camminare e il salire.
    Mi riferisco al post del 09-07-2014 dal titolo “Camminatori: il sentiero della scoperta”, a quello del 17-07-2014, “Across the Alps”, a quello del 23-07-2014, “Pontrandolfo e Berni, camminatori rompighiaccio”.
    Molto, moltissimo si è scritto su questo tema del camminare, del salire, dell’andare in montagna.
    Io, che sono solo un appassionato del camminare, quando posso, come posso, con i miei limiti, molte volte mi sono interrogato sul senso di questa necessità che muove questo bisogno interiore, intimo e inarrestabile.
    Le parole faticano a venire e le devi cercare ostinatamente come il senso di questo andare che muove ognuno di noi.
    Camminando tra i libri e i pensieri qualcosa ho trovato e lo offro alla comunità dei camminatori, ma anche di quanti amano porsi delle domande.
    Un pensiero sul camminare e sul salire di Luigi Zanzi, “profeta inascoltato”, mutuato da Gabriella Caramore.
    “Luigi Zanzi, uomo di molti sapere, ma anche di altrettante pratiche, passa poi ad analizzare, una per una, le esperienze e gli effetti del salire in montagna. Vi è un potenziamento della visione e la sensazione di un contatto tra umano e divino; un sentimento di separatezza dal resto del mondo e un desiderio di mediazione che fa affiorare zone oscure rimaste sepolte; un’esaltazione del coraggio, insieme a una sensazione di umiltà; il sentirsi soli sulla terra e l’inebriante percezione di essere nuovi. Su tutto, però, domina l’assoluta necessità di quell’inutile andare, di quel superfluo salire. … Ma è soprattutto il senso della che crea l’esperienza di un’: un tempo donato, sacrificato a una dimensione intemporale, come il raggiunto di una vetta”. G. Caramore, Pazienza, Bologna, Il Mulino, 2014, pp. 25-26.
    A quanti che si sentono “persi”, buon cammino.
    Vittorio Giacomin

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