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L’11° raduno internazionale di torrentismo, organizzato dall’AIC (Associazione Italiana Canyoning), quest’anno si è svolto nelle valli Ossolane dal 27 luglio al 4 agosto.

Il successo dell’evento si può riassumere in termini numerici con: 286 iscritti, 11 nazioni rappresentate, 21 torrenti discesi (con quasi 900 percorrenze complessive), 1 corso di avvicinamento in overbooking e uno di attrezzamento, 1 concorso video ospitato nel cuore della città di Domodossola, crash test dei materiali, 1 mostra permanente e svariate serate dedicate a discutere di attrezzatura.
Abbiamo chiesto a Luca Dallari, presidente AIC e Marco Cipriani, istruttore nazionale AIC un approfondimento sull’argomento:

Luca Dallari, presidente AIC

Luca Dallari, presidente AIC

Ciao Luca, i numeri dicono che questo raduno internazionale è stato un successo. State già pensando al prossimo?
Il raduno per l’associazione è diventato un appuntamento molto importante ed ormai irrinunciabile. È una vetrina fondamentale per mostrare quanto il torrentismo sia cresciuto in Italia in questi anni e con esso l’AIC. Archiviato il raduno dell’anno in corso, già ora si inizia a pensare a quello successivo; è un lavoro piuttosto complesso che dipende da tanti elementi che non è sempre facile mettere d’accordo: luogo e gruppo organizzatore sono i due fattori basilari, una volta definiti quelli si procede in discesa, o quasi. Per il 2014 abbiamo in mente un paio di possibili destinazioni, vedremo, intanto godiamoci ancora un po’ quanto di buono è stato fatto con Ossola 2013.

Ci riassumi brevemente che cos’è l’AIC e che obiettivi si propone?
Brevemente? Sarà dura… L’Associazione Italiana Canyoning è un insieme di torrentisti che condividono obiettivi e intenti, finalizzati sostanzialmente alla promozione del torrentismo. Non c’è spazio per prime donne o messia dell’ultimo minuto, ma per chiunque abbia voglia di dedicare risorse per fare crescere questa attività.
L’AIC porta avanti diversi progetti: tecnici, come il “ProCanyon”, ossia il riarmo definitivo ed il monitoraggio dello stato degli ancoraggi in alcune delle più belle forre italiane. O ambientali, come “Forre Pulite” che si rinnova ogni anno con lo scopo di fare interventi di pulizia all’interno di percorsi particolarmente inquinati da rifiuti.
E poi c’è la Scuola Nazionale Canyoning, attiva dal 2001, che oltre ad organizzare una quindicina di corsi ogni anno, contribuisce da dodici anni ad elevare il livello tecnico della progressione in forra. È sicuramente una delle scuole al mondo più avanzate dal punto di vista delle tecniche adottate e della competenza dei suoi istruttori.
Infine, da quest’anno l’associazione propone una sorta di sponsorizzazione economica dei progetti proposti dai propri soci, progetti che devono ovviamente avere un interesse del punto di vista torrentistico.

Val Bianca, val d'Ossola

Val Bianca, val d’Ossola

Come si sta sviluppando l’attività del torrentismo in Italia? Quali sono le zone più interessanti, sia a livello nazionale che internazionale?
Ormai l’attività è ampiamente diffusa in tutta Italia, sia a livello amatoriale che commerciale. La maggior parte dei percorsi si trova ovviamente tra Alpi e Dolomiti ma gli Appennini offrono una varietà di percorsi molto interessante, dalla Liguria alla Calabria ed alcune perle si trovano anche in Sardegna ed in Sicilia.
Fuori dall’Italia la presenza di percorsi è pressoché ovunque ci siano rilievi montuosi. Le aree geografiche che offrono percorsi torrentistici sono tantissime: l’Europa centro-occidentale prima di tutto, poi l’Europa dell’est, il Medio Oriente e l’Asia centrale, la zona dell’Himalaya, la Cina, le aree occidentali del Nord America, le Ande e diverse zone del Sud America, l’Australia, qualcosa in Africa. Comunque la possibilità di esplorare e aprire nuovi percorsi è potenzialmente più alta in Africa ed Asia, dove lo sfruttamento finora è stato marginale.

altitudini.it nasce nel cuore del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, una miniera d’oro per gli appassionati del canyoning (per le sue forre come quelle del Soffia nella Val del Mis o nell’agordino come la Val Clusa, la Val Di Piero, Ru Da Molin, etc.). Come mai esiste il divieto di praticare il canyoning all’interno del Parco, quando nelle regioni confinanti, come il Friuli o il Trentino, è invece una delle attività promosse dagli stessi uffici turistici? 
Il Bellunese offre percorsi grandiosi che possono essere tanto un patrimonio naturalistico quanto sportivo, ammesso però che le attività sportive siano sostenibili per l’ambiente in cui si svolgono.
Di recente sono stati emanati diversi provvedimenti per interdire la percorrenza di una qualche forra, giustificati sempre da motivazioni ambientali nella teoria ma in pratica spesso finalizzati a prevenire problemi, alle amministrazioni locali, legati a possibili incidenti o fastidi.
Più di una volta la nostra associazione è intervenuta cercando (ed alcune volte trovando) un dialogo con interlocutori che dimostravano di non conoscere il torrentismo e di non avere argomentazioni valide per vietarne, se non le lamentele di alcuni cittadini.

 L’11 ottobre 2013 ad Agordo, durante la rassegna “Sere d’Autunno” curata dal CAI Agordo , si volgerà l’incontro “Canyoning a Nord Est” con la partecipazione di Sebastiano Broili, Marco Cipriani e Cristian Vogrig.

Nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi il divieto di fare torrentismo è nato dall’intenzione di creare un’area wilderness protetta; con il Parco c’è stato un lungo dialogo, estenuante direi, ma alla fine fruttuoso: tre anni fa infatti si era concordato insieme il nuovo piano di gestione del Parco che riapriva la porta al torrentismo, consentendo la discesa di alcuni percorsi. Purtroppo l’approvazione del piano si è arenata in Regione, questo almeno è quanto abbiamo saputo.
L’impatto ambientale del torrentismo è indiscutibilmente trascurabile: qualsiasi piena invernale crea un tale sconvolgimento all’interno di una forra che il passaggio di un centinaio di torrentisti a stagione ha un valore insignificante. Inoltre è innegabile che sia eventualmente un certo tipo di sfruttamento commerciale del torrrentismo a causare dei danni, con attrezzamenti scriteriati e nessun rispetto per l’ambiente; per fortuna però si tratta di casi sporadici.
Il torrentismo amatoriale ha per sua natura e per il tipo di persone che coinvolge un approccio più “ambientalista”. Per tutte queste ragioni vietare il torrentismo a priori è, a mio parere, una scelta molto discutibile; molto più sensato sarebbe sfruttare le potenzialità turistiche dell’area, applicare regolamentazioni ad hoc, distinguere tra attività ad impatto significativo o meno, monitorare il territorio ed il suo sfruttamento.

E i trasgressori in che tipo di sanzioni possono incorrere?
Nel Parco pur essendo in essere un divieto generico di praticare il torrentismo, non è mai stato chiaro quali sanzioni fossero previste e chi fosse incaricato di applicarle. Questo ha fatto si che l’attività all’interno delle forre del Bellunese non si sia mai fermata del tutto, che torrentisti provenienti da tutta Europa, Italia inclusa, continuino a scenderle senza porsi troppi problemi e che diverse compagnie commerciali propongano uscite di accompagnamento proprio in quelle forre.

Marco Cipriani, istruttore nazionale AIC

Marco Cipriani, istruttore nazionale AIC

Ciao Marco, da anni ti dedichi al canyoning, dapprima come appassionato, poi come istruttore ed in seguito anche nell’ambito del CNSAS. Quali sono i pericoli maggiori che si possono incontrare in forra, rispetto alle pareti di roccia o sulla neve?
Il torrentismo è un’attività che rientra negli sport di montagna. Agli occhi dei molti praticanti può sembrare solamente divertimento, toboga e tuffi in pozze limpide… Io sarei portato a dire che è anche questo, ma non solo. In realtà sono diversi gli aspetti da tenere in considerazione.
Esistono varie tipologie di discese: così come nell’alpinismo esistono vie corte e facili o vie lunghe con grado sostenuto, anche nel canyoning ci sono discese brevi per durata e di minore impegno sia fisico che tecnico, ed altre impegnative, sia dal punto di vista tecnico che della durata (per durata intendo anche gli avvicinamenti e le uscite) e non per ultima la componente acqua.
La portata d’acqua deve essere valutata attentamente prima di entrare in forra: la maggior parte delle forre presentano passaggi obbligati, a volte troviamo pareti alte anche diverse decine di metri e larghe a malapena un metro. Si capisce quindi che affrontare una discesa in questi ambienti con una certa portata di acqua, potrebbe essere fattibile, divertente e relativamente sicura. Con portate molto maggiori sarebbe forse proibitiva se non mortale.
Fare torrentismo, come nell’alpinismo, implica dunque una serie di valutazioni che è indispensabile fare:
– innanzitutto il meteo (capire com’è stato nei giorni precedenti la data della discesa, se ad esempio è piovuto intensamente per giorni ci si dovrà aspettare una portata maggiore rispetto ad un periodo asciutto di fine agosto);
– valutare se sono previsti temporali nella giornata (questo specialmente nei periodi estivi andando anche a considerare la grandezza del bacino di raccolta a monte della forra che andrà a raccogliere tutta l’acqua piovana che inevitabilmente sarà poi riversata nella forra);
– la tipologia della roccia: una roccia o terreno in grado di assorbire più acqua farà in modo di riversare nel torrente l’acqua piovana con tempi più lunghi, cosa opposta rispetto ad una roccia o un terreno che assorbe meno;
– valutare la presenza di nevai a monte, soprattutto per le forre alpine. Capita infatti di trovarsi ad avere un aumento della portata quando nelle giornate di maggio o giugno il sole scioglie la neve presente nelle vette intorno. Nelle forre del centro Italia e non solo, non è difficile imbattersi in un nevaio all’interno della forra anche nei mesi estivi, le alte pareti e il minor scorrimento di acqua infatti non consentono al sole di entrare, imprigionando grosse quantità di neve e ghiaccio per lunghi periodi. L’acqua crea dei veri e propri tunnel nel ghiaccio a volte sottili che non risultano sempre di facile superamento, a volte ci si cammina sopra, a volte in parte, o sotto, se brevi e molto stabili; informarsi sulla presenza di sbarramenti artificiali o opere di presa che sono presenti lungo il percorso;
– informarsi sullo stato degli ancoraggi.
E’ fondamentale avere poi del materiale adeguato per la discesa, quindi mute in neoprene, calzari in neoprene, scarpe adatte per il torrentismo, imbraco e casco. Inoltre le tecniche su corda che si utilizzano per la discesa in forra devono essere appropriate e scelte in base alla tipologia dell’itinerario che andremo a percorrere.

Luca Dallari, passaggio in un corridoio allagato

Luca Dallari, passaggio in un corridoio allagato

Cosa consiglia l’AIC a chi vuole avvicinarsi a questa attività?
L’AIC ed in particolare la sua Scuola (SNC, Scuola Nazionale Canyoning) svolge ogni anno diverse tipologie di corsi su scala nazionale. I corsi di avvicinamento sono rivolti a persone che sono attratte da questa attività e vogliono capire più a fondo cosa si intende per fare torrentismo, iniziando a fare i primi passi in autonomia. Si prosegue poi con corsi successivi e corsi avanzati. L’iter può terminare con la qualifica di Istruttore della Scuola. Inoltre vengono realizzati corsi specifici quali ad esempio il corso di grandi verticali, corso di acqua viva e serate a tema sui materiali che si utilizzano in questa disciplina o corsi di primo soccorso.
L’AIC è dunque un ottimo riferimento per chi ha voglia di raccogliere maggiori informazioni inerenti a questa attività. Consultando il sito www.aic-canyoning.it è possibile già fare un viaggio nel mondo torrentistico. Qui si trova infatti un forum specifico di canyoning, pagine legate al catasto dei torrenti, la possibilità di leggere le varie tecniche che si utilizzano in questa disciplina, il programma dei corsi etc.

Cosa succede in caso di incidente in forra? Come cambia l’attività degli operatori del Soccorso Alpino per affrontare un incidente in forra?
Purtroppo seppur prendendo tutte le precauzioni del caso non è possibile portare la percentuale del rischio di incidente in forra pari a zero. Camminando e “disarrampicando” nel greto dei torrenti, con la presenza dell’acqua, spesso la roccia è scivolosa e una brutta distorsione alla caviglia può già essere un incidente problematico per il continuo della discesa in forra, non parliamo di cose più gravi.
Spesso certi ambienti non presentano vie d’uscita e l’unica via è quella di dover continuare a scendere. Fino ad arrivare al punto in cui si riesce ad uscire.
In caso di incidente se si è impossibilitati nel continuare e qualcuno dovrà uscire a dare l’allarme, in quanto in forra molto spesso non c’è copertura telefonica. Ideale sarebbe andare in forra in gruppi di almeno quattro persone. In caso di incidente una persona rimane con il ferito ed in due si esce a dare l’allarme.
Il CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) ha delle squadre preparate e formate per questo tipo di intervento in forra. Le squadre utilizzano delle barelle stagne in grado di ospitare il ferito all’interno di un sarcofago impermeabile e continuare la discesa della forra con la barella. I tempi di intervento per il soccorso sono abbastanza lunghi, in quanto le alte pareti non consentono lo sbarco delle squadre ed il conseguente recupero nel luogo dell’incidente. I tecnici quindi devono anch’essi scendere la forra con la barella, raggiungere il ferito ed evacuarlo. Per questo si raccomanda sempre la massima prudenza.

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Alice Prete autore del post

Alice Prete | Di estrazione canoista, mi appassiona la montagna in tutte le sue discipline, riprendo la maggior parte delle mie scalate e discese sugli sci o in acqua con una videocamera montata sul casco; con questi prodotti multimediali realizzo e conduco su TeleBelluno la trasmissione “Attimi di roccia”; unica componente femminile del gruppo Rocciatori agordini “Gir”, amo scrivere e nel 2010 ho vinto il terzo premio della sezione inediti del concorso “Leggimontagna”.

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