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La più bella storia d’amore dell’alpinismo di tutti i tempi sta per arrivare, quando sarà, sugli schermi. E’ la storia di Ninì Pietrasanta (1910-2000), una ragazza milanese che, attratta dal fascino irresistibile della montagna, compì negli anni Trenta imprese di eccezionale valore con l’animo di un’innamorata.

Fu tra le primissime ad andare in giro con una Balilla con l’aiuto della quale praticava con gli amici (tra i quali l’accademico del CAI Leopoldo Gasparotto, trucidato dai nazisti nel ’44) un approssimativo sci d’acqua lungo l’alzaia del Naviglio Grande.
Dedita ai vabondaggi, in quegli anni si autobattezza “Pellegrina delle Alpi”, titolo del suo libro del 1934 ripubblicato nel 2011 in versione anastatica dal CAI.
E’ una ragazza come tante Ninì, che non vuole competere, ma solo essere se stessa. O almeno, questo sostiene. L’incanto alpino che lei stessa si è creata con le sue scalate e le sue frequentazioni dell’ambiente va in pezzi però con la morte del marito Gabriele Boccalatte nel 1938. Lui è un musicista torinese che ha scritto pagine di grande alpinismo avendo scelto di vivere di arte e di amore.
E’ a quel punto che Ninì volge le spalle alla montagna e, quasi sdegnata, chiude con l’alpinismo per dedicarsi al suo bambino, Lorenzo. Che diventerà grande senza mai avere conosciuto il padre e, soprattutto, senza essere messo a parte della straordinaria passione che legava i suoi genitori all’alpinismo.
Per Ninì giovinetta la montagna ha occupato a lungo tutti i pensieri, è stata fonte di gioie e di tormenti superati grazie all’intesa totale instauratasi in questa eccezionale cordata. Come ha potuto dimenticare quei giorni grandi? E davvero li ha dimenticati?

 da sx, lo storico Stefano Morosini e il regista Gigi Giustiniani, entrambi impegnati nella ricostruzione cinematografica del personaggio di Ninì Pietrasanta. Morosini, che è anche istruttore di arrampicata del CAI, insegna storia moderna all'Università degli Studi di Milano. Tra i suoi libri di maggiore impegno figura Sulle vette della patria. Politiche, guerra e nazione nel Club Alpino Italiano (1863-1922) pubblicato da Franco Angeli nel 2009 con la prefazione di Alessandro Pastore.

da sx, lo storico Stefano Morosini e il regista Gigi Giustiniani, entrambi impegnati nella ricostruzione cinematografica del personaggio di Ninì Pietrasanta. Morosini, che è anche istruttore di arrampicata del CAI, insegna storia moderna all’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi libri di maggiore impegno figura Sulle vette della patria. Politiche, guerra e nazione nel Club Alpino Italiano (1863-1922) pubblicato da Franco Angeli nel 2009 con la prefazione di Alessandro Pastore.

La storia ritrovata di Ninì Pietrasanta e Gabriele Boccalatte
Nel film, realizzato dal giovane regista Gigi Giustiniani e prodotto da La Fournaise (www.lafournaise.it), con il contributo del Valle d’Aosta Doc-FF Film Fund e con quello assai più modesto del sottoscritto da qualche tempo dedito alla produzione di documentari d’ambiente alpino, Lorenzo ritrova la storia dei genitori Ninì e Gabriele attraverso gli spezzoni di pellicola in 16 millimetri realizzati da sua madre, appassionata documentarista. E anche grazie alle ricostruzioni di uno storico come Stefano Morosini dell’Università degli Studi di Milano, autore di fondamentali ricerche sulla storia “politica” dell’alpinismo.
Di questa straordinaria carriera alpinistica della Pietrasanta trasformatasi in una via crucis, Lorenzo coglie vari aspetti sfogliando i tanti e più album di fotografie che Ninì per anni ha relegato in un armadio nella sua casa di Arese, nell’hinterland di Milano, dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita con Lorenzo, la nuora Anna e la nipote Daniela a sua volta innamorata della montagna: l’unica in famiglia ad avere ereditato la passione per le scalate dalla nonna Ninì facendone tesoro.

Gli alpini salgono verso la cima del monte Bianco (foto Ninì Pietrasanta)

Gli alpini salgono verso la cima del monte Bianco (foto Ninì Pietrasanta)

Ninì icona della “donna nuova”
Sono convinto che parlare di Ninì è anche mettere in luce un aspetto della società in tempi di dittatura. Ninì è un’icona della “donna nuova” del regime fascista e lo dimostra nel modo di presentarsi: fascino, indipendenza, pettinatura, vestiti alla moda. Orfana di madre, figlia unica di una famiglia benestante e colta, ha certamente avuto come modello un’alpinista e cineasta come la coetanea teutonica Leni Riefenstahl e i suoi film-manifesto del regime nazista. Quasi in contemporanea con le Olimpiadi di Berlino (1936) immortalate da Leni nel mirabile “Olympia”, anche Ninì ha infatti voluto lasciare traccia della sua creatività al servizio del regime salendo sulla vetta del Bianco con la cinepresa a 16 millimetri per filmare il grandioso giuramento delle reclute delle pennenere. Pura coincidenza? Non direi.

Film commission e pitching forum
Benché la Pietrasanta figuri tra le mille italiane illustri del ventesimo secolo in una pubblicazione edita nel 2003 dal Consiglio dei ministri, e a dispetto degli omaggi sia pure tardivi che la comunità alpinistica le ha rivolto in vita (è socia onoraria del Club alpino accademico e socia benemerita della Sezione di Milano), non è stato comunque facile per la produzione dare ufficialità e mettere in cantiere questa mezz’ora di film sul cui valore storico e documentaristico non dovrebbero esistere riserve.

lafournaisemediaPartecipa alla produzione
Puoi sostenere la realizzazione del film su Ninì Pietrasanta con un contributo libero sul conto corrente intestato a “La Fournaise”.

La cultura non si mangia, d’accordo, e sono tendenzialmente in rosso i bilanci delle istituzioni che dovrebbero promuoverla. Fanno la loro parte le Film commission regionali e i pitching forum lanciati da Maurizio Nichetti ai tempi della sua direzione del Trentofilmfestival, dove è possibile esporre i progetti e trovare partner. Il termine come si può desumere da Wikipedia, è mutuato dal baseball americano e riprende il significato di lanciare la palla, nell’ottica di esporre brevemente la propria idea, sottolineandone i punti di forza, per “lanciarla” nella speranza che venga raccolta e realizzata.

La strada del cortometraggio di qualità è tutta in salita
Prospettive? Le rassegne estive nelle località turistiche vivacchiano facendo a gara a chi presenta l’opera più originale, ma spesso devono accontentarsi di corti ripescati da altre rassegne magari concorrenti o di film di alpinismo dove “la sempre maggiore specializzazione conseguente all’innalzamento delle difficoltà porta una certa sterilità sulle cose da dire a scapito del gesto atletico che viene privilegiato”, come ha giustamente osservato Augusto Golin nel 2005 intervenendo in un’inchiesta sull’allora vivo e vegeto Scarpone.
La strada del cortometraggio di qualità è tutta in salita e richiede entusiasmo e un pizzico di fortuna. Parlare di produzioni indipendenti, come nel caso di Ninì, rasenta la follia. Io stesso da appassionato di cinema e di montagna a lungo impegnato nel comitato direttivo del Trentofilmfestival, ho voluto cimentarmi dapprima con “Il tarlo” (2010) realizzato da Andrea Balossi sulla scalata di Armando Aste in solitaria nel ‘62 alla Cima Grande di Lavaredo, poi partecipando con Pino Brambilla alla realizzazione di “Guardiano di stelle” (2012) sull’alpinista Oreste Forno diventato guardiano di impianti idroelettrici. Essendo autore nove libri di montagna, forse volevo andare oltre la pagina scritta e partecipare in team alla costruzione, sempre complessa e onerosa, di uno o più documentari: studiare le location, avere i contatti giusti per disporre di un elicottero e soprattutto fare il pieno di benzina per rendere possibili gli spostamenti…

Lorenzo Boccalatte con il ritratto di mamma Ninì

Lorenzo Boccalatte con il ritratto di mamma Ninì

Finanziateci, vi preghiamo!
Il film sulla Pietrasanta, come si è visto, trae alimento dalla collaborazione dell’amabile figlio Lorenzo. Non ha un titolo, ma dispone su You Tube di un sito dedicato con tutte le informazioni sulla produzione (www.filmnini.com), nasce con una particolare azione di crowd funding, lanciando un appello ai fan: finanziateci, vi preghiamo! Forse è la prima volta che succede per un documentario di montagna. Una soluzione recentemente adottata, del resto, anche da un regista affermato come l’americano Spike Lee che si presenta letteralmente con il cappello in mano in un video su Internet, per sostenere il suo prossimo film. “Di questi tempi il cinema indipendente muore”, dice il regista di “Malcolm X” e “Fa la cosa giusta”. “Faccio appello al vostro cuore: per favore, aiutatemi”.
Vale la pena di ricordare che il crowd funding o crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni. È un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse. Il web è solitamente la piattaforma che permette l’incontro e la collaborazione dei soggetti coinvolti in un progetto di crowd funding.

Per fare un buon film ci vuole mestiere e qualche cosa da dire
Che cos’altro dire di questa scalata di nono grado sulle vette della vanità (la mia) e dell’incombente crisi, se è vero come purtroppo lo è, che nei prossimi mesi l’industria audiovisiva sarà costretta a lasciare a casa 2500-3000 lavoratori qualificati, in maggioranza giovani o donne (Corsera 24 del luglio)?
Realizzare un film può anche essere come nel mio caso poco più di un passatempo, ma è soprattutto un impegno costoso, un lavoro che impegna cameramen e specialisti del montaggio, autori di musiche per le colonne sonore, esperti della post produzione: tutti quanti non certo lì a farsi belli per la montagna e per le velleità del produttore. Per fare un buon film, non solo di montagna, non basta una telecamera digitale, un gioiellino elettronico pieno di sigle e funzioni di cui spesso non si conosce l’uso. Ci vuole mestiere e qualche cosa da dire, di nuovo e, possibilmente, in modo diverso. Questa, del resto, era la filosofia negli anni Sessanta del cinema nouveau di Jean-Luc Godard secondo il quale un film sarebbe dovuto costare appena i soldi per l’acquisto della pellicola. Niente di nuovo sotto il sole, a parte la sparizione della pellicola.

Ninì con il figlio Lorenzo e il marito Gabriele Boccalatte

Ninì con il figlio Lorenzo e il marito Gabriele Boccalatte

Ma tutto questo non deve spaventare
Un film di montagna, poi, rappresenta un impegno in più sia per la difficoltà di realizzare location adeguate al soggetto, sia per l’oggettiva scarsa appetibilità del “prodotto” in un generale contesto di analfabetismo alpino che il web tenta di compensare con un dispendio di siti ed energie ad hoc.
“Questo cinema soffre della stessa marginalizzazione della montagna”, scrisse ancora sullo Scarpone Golin, all’epoca coordinatore del comitato di selezione del Trentofilmfestival. “Scarsi numeri, pochi spettatori, scarsi mezzi, salvo il fenomeno delle tv e dei canali specializzati. Ma tutto questo non deve spaventare”.
Parole sante. Non solo il bravo produttore non si deve spaventare, ma deve credere nei progetti e infondere fiducia nei collaboratori senza aspettarsi quell’iniezione di fiducia che vorrebbe ricevere da chi pensa di essere arbitro dei destini della cultura alpina. Cercando come si è visto altre fonti di finanziamento, tutto sommato meno aleatorie di chi elargisce solo chiacchiere e distintivi.

Una ragazza sicura di sè, sempre cordiale ed espansiva. Rivediamo, tratte dal suo album di ricordi, alcune immagini ancora inedite per gentile concessione del figlio Lorenzo Boccalatte. 

rs_Esequie Boccalatte_01“Il 24 agosto 1938, la montagna spense, con terribile violenza, ogni suo sogno. Ma il suo spirito, liberato dalla schiavitù della carne, ritorna là ove fu più volte; torna alle cose che amò, e che furono parte della sua nobile vita. E gli alpinisti che saliranno quelle montagne, lo sentiranno vicino, come lo sento io, accanto a me, accanto al suo bambino” (lettera di Ninì Pietrasanta in occasione della morte del marito Gabriele Boccalatte, caduto nel ’38 all’Aiguille du Triolet).

rs_Ninì scala_01“Una ragazza sicura di sé, sempre cordiale ed espansiva”, la descrive la scrittrice Irene Affentranger. Nata nel 1910 a Bois Colombes in Francia dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro, Ninì (diminutivo di Ortensia) perse giovanissima la madre e, inseritasi nell’ambiente della buona borghesia milanese, crebbe in un clima di libertà indubbiamente impensabile per una ragazza dell’epoca. Come notò un anonimo articolista sullo Scarpone, Ninì seppe infischiarsene di chi si scandalizzava “di un bel corpicino rudemente vestito, di due piedini calzati da grossi ferrati scarponi o di un insieme di vestimenta che possono contrastare con la moda corrente”. La sua elegante silhouette si staglia in queste immagini sullo sfondo del Monte Bianco, dove una cima le è intitolata, e del Gran Sasso in Abruzzo, dove si cimentò pionieristicamente con sci e pelli di foca.

rs_Aiguille Noire_01“Ci sia concesso dir subito, senza falsa modestia e ingiustificati infingimenti, la gioia profonda, che ci dura ancora nel cuore, d’aver strappato a questa roccia pura, compatta, ardita, il suo geloso segreto; d’essere stata la prima cordata italiana a risolvere, nelle Alpi occidentali, uno dei problemi alpinistici più delicati e più ardui, di sentirci orgogliosi di una lotta combattuta, in condizioni atmosferiche particolarmente avverse, con salda fede e tenace volontà”. Nella foto Ninì con Boccalatte sulla grandiosa parete ovest dell’Aiguille Noire du Peutérey, 1935.

Ninì con suo padre sulla Mer de Glace, 1931“Nella montagna, oltre al piacere che dà il camminare, il faticare, il mettere a dura prova questa mia, questa nostra fragile potenza, si ha un sentimento più forte, quello del valore della vita”. Orfana di madre, morta di tubercolosi, Ninì trovò nella montagna e nella natura una seconda madre generosa ed esigente: un incontro avvenuto in tenera età con il determinante con tributo del padre Riccardo Pietrasanta, grande amico della montagna, fondatore della Banca Lombarda. Nella foto, Ninì con suo padre sulla Mer de Glace, 1931.

Ninì allo Stelvio con gli olimpionici di Lake Placid tra i quali, terzo da sinistra, Gino Soldà“In rifugio ho conosciuto tanti alpinisti. Si dice comunemente che siano temerari e irriflessivi; ma questo è uno dei tanti luoghi comuni… Li ricordo come persone molto castigate… Raccontavano storie che non potevano offendere… E intanto io mi rendevo utile, aggiustavo calzini”. Nella foto, Ninì sullo Stelvio con gli olimpionici di Lake Placid tra i quali, terzo da sinistra, Gino Soldà.

rs_Guida Giuseppe Chiara_01“Quante ascensioni! Quante vittorie!”. Esulta nel 1929 Ninì nello scrivere queste parole sul libretto della sua prediletta guida alpina Giuseppe Chiara di Alagna. “Dal Trésero al Cevedale, dal Gran Zebrù alla Thurwieser, dall’Ortler al San Matteo (vibrante ancora dei ricordi della Grande Guerra), dal Campanile Basso del Brenta alla vetta dei Lyskamm, l’amico Chiara fu per me non solamente guida fidata e intelligente, ma soprattutto incitatore grande, meraviglioso”.

rs_Ninì 2009_01All’epilogo della sua vita ritrova vecchi compagni di scalate e si abbandona ai piaceri dei ricordi. Alla Presolana, nel 1999, in occasione dell’assemblea annuale del Club Alpino Accademico Italiano, Ninì riceve sobri festeggiamenti in stile alpino insieme con un gran mazzo di fiori. Il presidente generale Roberto Osio le consegna il riconoscimento di socia onoraria. Ninì è anche socia benemerita della Sezione di Milano del CAI. Si spegne ad Arese (Milano) il 23 febbraio 2000.

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Roberto Serafin autore del post

Roberto Serafin | Giornalista professionista, redattore per un quarto di secolo del notiziario del CAI Lo Scarpone. Ha curato a Milano la mostra “Alpi, spazi e memorie” e il relativo catalogo, ha partecipato con il Museo della Montagna “Duca degli Abruzzi” all’allestimento della mostra “Picchi, piccozze e altezze reali”. E’ autore di numerosi libri di montagna, tra cui l’ultimo “Walter Bonatti, l’uomo, il mito“. Con il figlio Matteo ha pubblicato il volume “Scarpone e moschetto”. Da alcuni anni di dedica quotidianamente alla sua creatura editoriale www.mountcity.it

5 commento/i dai lettori

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  1. bepi magrin il22 agosto 2016

    Il grande alpinismo purtroppo è cosa d’altri tempi… oggi abbiamo …l’isola dei famosi!!

  2. Vincenzo il29 dicembre 2015

    ma cè anche un racconto scritto …se cè come averlo ?

  3. Bravissimo Ser Rob, un’idea fantastica, degna della tua passione e del tuo altruismo. Diffonderò.

  4. Flavio Faoro
    Flavio Faoro il19 ottobre 2013

    Bel progetto, per una bella storia. Farò il possibile per diffondere l’idea. In bocca al lupo!

  5. lorella bianchini il15 ottobre 2013

    Sono amica di Daniela e sono orgogliosa e commossa x lei e per cotanto amore e bellezza che trasudano da questa storia.
    Spero di poter vedere presto il film.
    Complimentissimi.
    LB

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