Orazio al lavoro nei campi

Orazio al lavoro nei campi

Il ritorno alla montagna è divenuto perfino di moda e perfino le riviste patinate del parrucchiere hanno articoli allegri e simpatici su questi nuovi eroi naif.

Da quasi dieci anni l’Associazione Gente di Montagna (www.gentedimontagna.it), segue con curiosità, simpatia ed anche scientificità le esperienze di chi decide di tornare alle terre alte. Quelle dei nuovi montanari. Allora erano ancora pochi quelli che affrontavano questa emigrazione al contrario: “yamabushi” li avevo definiti, epici asceti giapponesi che si sottoponevano a pratiche di rinuncia ed austerità affinché potessero regalare qualcosa di salvifico a tutti noi.
Oggi sono molti di più, tra le nuove aziende agricole si parla di numeri a due cifre per le percentuali di giovani coinvolti. Mercati nuovi e nuove economie sembrano parole che si sono concretizzate sulla bocca di molti. Il ritorno alla montagna è divenuto perfino di moda (poco tempo fa leggevo di come 3 giovani su 4 siano insoddisfatti del loro lavoro e che la “fuga dalla città” sia diventato una dei nostri sport preferiti) e perfino le riviste patinate del parrucchiere (unisex) hanno articoli allegri e simpatici su questi nuovi eroi naif.
La verità non è così rosea, l’Italia resta Italia anche sopra i 600 metri ed anche qui, come diceva tempo fa qualcuno, l’ascensore sociale non si muove.
Queste a seguire sono le riflessioni di una ragazza in gamba, Sara, che con Orazio, il suo compagno, decide di tornare in montagna. Non sono due sprovveduti, hanno esperienze di lavoro diverse ma forti e che risultano preziose in questa avventura.
Facciamo finta che sia la prima puntata. Ma non è un reality. E nemmeno un articolo per Marie Claire.

Foto? Per ora accontentativi di queste.dt_Sara_05
Quando uno lavora per stare a galla spesso non riesce a staccare lo spirito da sé stesso e salire su per poi fotografarsi. Non fraintendetemi, non intendo dire che Sara e Orazio non abbiamo spirito, anzi la loro casa e la loro vita sono piene di cose belle, ma non hanno veramente tempo (e nemmeno la necessità) di farsi fotografare. Magari più avanti, dopo aver arato i campi, tolti i sassi più grossi dai sentieri, trovato un equilibrio tra quanto si vorrebbe fare e quello che si potrà fare, magari più avanti avranno tempo per qualche scatto fotografico.


Non è facile ottenere dei finanziamenti per chi decide di fare agricoltura in montagna.

I soldi sono pochi, chi fa domanda sono in tanti e le condizioni sono tante.
In più le condizioni non sono adatte ai piccoli appezzamenti di montagna.. non è facile trovare interi terreni di un ettaro o più (o anche più pezzi vicini) di qualità, piuttosto pianeggianti e accessibili con i macchinari, quindi non si riesce ad entrare nei requisiti e chi decide di dedicarsi ad un’agricoltura di montagna e fare una vita simile a quella dei contadini con tutta la dignità e il valore aggiunto che possono dare resta tagliato fuori.
Tutti i bandi sono studiati per aziende medio grandi con colture già avviate e un bel po’ di liquidità alle spalle… non so se si possa dire che la domanda 112 rispetti molto il concetto di “insediamento giovani agricoltori”… l’unica cosa utile, e che resta, è accedere ai piccoli bandi delle comunità montane.
La comunità europea forse non ha ancora ben chiaro il concetto di ruralità e contadinità, non sa distinguere bene tra fare agricoltura e agricoltura industriale/estensiva.
Tutti hanno in bocca parole come: “sostenibilità, biologico, difesa del territorio”, ma quando queste cose diventano grandi o troppo estese non possono più significare il senso che hanno, neanche se le carte lo attestano o lo certificano.

È cinque anni, o forse più, che sto cercando un piccolo posticino con un po’ di terreno

dt_Sara_03dove aprire una piccola attività agricola. Non una semplice casa, ma un posto dove vivere, dove i miei figli possano crescere ed imparare, con una piccola comunità alle spalle.
Abbiamo girato molti posti, visto tante case, tanti terreni, intentato molti progetti. Abbiamo plasmato e adattato le nostre idee e i nostri progetti per situazioni diversi, come far rivivere borghi antichi o cercare qualcuno che avesse il coraggio di unirsi e creare un villaggio contadino, ma tutti preferiscono fare da soli… d’altronde questa società ci ha educato così. Le delusioni sono state tante perché quando pensi di aver incontrato qualcuno di intelligente e sensibile che capisca e condivida il tuo punto di vista scopri che ha paura ed è geloso di quello che ha e il concetto di condivisione va a farsi benedire in un lampo.
A volte abbiamo dovuto rinunciare noi perché con due bambini piccoli alcune situazioni erano un po’ scomode, come i dieci minuti di sentiero da percorrere a piedi o la troppa distanza da primo servizio scolastico.
Abbiamo incontrato un sacco di persone proprietari di bei terreni che non seguono più per problemi di tempo o di età, ma talmente possessive che piuttosto che dartelo in affitto (per non parlare di vendita) lo lasciano marcire o rimboschire. Oltre alla forte cementificazione questo è il secondo problema di perdita di territorio fertile.
Fortunatamente all’inizio di questo anno hanno cominciato a muoversi una serie di energie a catena che ci hanno portato a costituire la nastra azienda agricola (anche se per ora solo burocraticamente).
Prima l’attesa del nostro terzo figlio, poi la notizia che la casa a Castegnone(1) era in vendita e che la comunità era felice di accoglierci. Poi sono arrivati tutti i problemi burocratici di carte, permessi e preventivi… non è facile gestire bene una gravidanza, la ristrutturazione, il caldo e la partenza di un’azienda agricola tutto insieme.
Ora penso positivo e porto avanti tutto… speriamo bene! (continua)

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1) L’azienda agricola di Sara e Orazio si trova a Castegnone, nel Comune di Zogno, in provincia di Bergamo.

avviso_04La 2a parte de “La vita di Sara” prosegue nel prossimo post che pubblicheremo a breve. Se vuoi riceverlo in anteprima, inserisci qui la tua email e clicca su “iscriviti”.

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