Tappeto bianco di campanellini (ph. Bruno Boz)

Tappeto bianco di campanellini (ph. Bruno Boz)


fotostory
In una fotografia, fatta salva l’intenzione del fotografo di fissare quel momento,
l’immagine ha una ulteriore possibilità significativa. La scrittura, costruita a partire da
una fotografia, può andare oltre l’enfasi dell’icona e superare la nota didascalica e
raccontare una storia. Ai nostri lettori chiediamo di aggiungere con i loro commenti,
ulteriori significati che vedranno nascere da questa immagine.


Basta dare un’occhiata alla cromia dei versanti meridionali delle Vette Feltrine durante l’autunno per accorgersi di quanto la gestione dei boschi ne abbia condizionato l’attuale conformazione: lì una chiazza rossastra di faggeta, subito adiacente un appezzamento verde scuro, dai contorni ben squadrati ed innaturali, di abete, ancora a lato una macchia gialla altrettanto regolare di larici… e così via.
Prima di questi discutibili interventi, in quella fascia altitudinale dominava incontrastata la faggeta; dove è sopravvissuta si osserva ancor oggi una buona propensione alla gestione del bosco che tende a mantenere gli esemplari più giovani sacrificando quelli con diametri più significativi, oltre ad una costante pulizia del sottobosco neanche fosse il salotto di casa. Per questo, nel corso delle mie esplorazioni in quella zona, ho penato non poco per individuare una porzione di faggeta poco gestita, in cui si osservano sì i segni di tagli passati ma anche gli effetti dell’”abbandono” con alberi abbastanza imponenti, tronchi caduti e un assetto più naturale del sottobosco.
Fine marzo, primi di aprile è il periodo in cui la frequento; mi piace in particolare osservare da lontano i buchi del picchio nero ed il suo andirivieni per la preparazione del nido, ascoltare il canto della civetta capogrosso all’imbrunire, esplorare alcune grosse cavità nella speranza di poter osservare l’allocco, scoprire le prime ovature di rana temporaria in qualche pozza, ammirare gli incredibili disegni tracciati dagli scotilidi sul legno dei tronchi morti, incrociare i caprioli che si muovono furtivi fra gli alberi.
Quel giorno invece la mia attenzione è stata attirata da un ampio tappeto bianco di campanellini disteso su un avvallamento più umido. La temperatura è piacevole, il profumo di primavera è nell’aria; vale la pena di cercare un’inquadratura che risalti quel piccolo giardino delle meraviglie e attendere in silenzio che la luce tenue ma calda degli ultimi raggi di sole “incendi” la faggeta.

www.brunoboz.com fonte post: http://www.geniusloci.photo

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Bruno Boz autore del post

Bruno Boz | Biologo, da sempre impegnato in progetti di ricerca e tutela ambientale (in particolare di ecosistemi fluviali). Nonostante il mio lavoro mi porti a peregrinare su e giù per la penisola, la mia bussola è sempre puntata verso Nord, là dove, risalendo il corso del Piave e superate le zone prealpine, si incontra la più meridionale delle catene dolomitiche, con ambienti ancora intatti, poco accessibili e ricchi di tesori da scoprire, osservare... e fotografare.

1 commento/i dai lettori

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  1. Lovato Giuaseppe il11 aprile 2016

    Si è vero, oggi si tende a comandare il bosco, angoli puri ne trovi ben pochi, La foto merita, è molto bella

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