Alle porte di Akureyri, lunedì 28 luglio

Alle porte di Akureyri, lunedì 28 luglio

Danilo Giagnoli (a sx.) e Roberto Cassa

Danilo Giagnoli (a sx.) e Roberto Cassa

Danilo Giagnoli e Roberto Cassa si sono conosciuti per caso sul web e nell’estate del 2014 hanno intrapreso una bella esperienza di libertà: il giro dell’Islanda in bicicletta.
La loro idea è stata fin dall’inizio di condividere sul web la loro avventura, pedalare per oltre 1700 chilometri, andando a sfidare in mountain bike uno dei territori più belli e incontaminati del pianeta. Il loro blog www.tramontoislanda.com raccoglie tanti utili consigli su come organizzarsi per affrontare un viaggio all’insegna della libertà.
Qui su altitudini.it potete invece leggere il diario scritto da Danilo, giorno per giorno, di questa affascinante esperienza di viaggio nella natura selvaggia dell’Islanda che pubblichiamo in due puntate.

1. Prima di partire per un lungo viaggio…

Mercoledì 16 luglio 2014 — Meno tre giorni e si parte, non so cosa aspettarmi, tanta eccitazione ma anche paura di ciò che sarà questa Terra! Oggi, come se l’agitazione pre viaggio non bastasse, Roberto mi ha detto che cadendo dalla bici ha sbattuto il braccio e che ora si sta facendo una radiografia.
Ho ancora diverse cose da programmare. Troverò l’alcool per il fornellino? Come torneremo da Akureyri all’aeroporto di Keflavik? Roberto avrà problemi ora che si è fatto male? Nel frattempo ho appena finito di scrivere la lista dell’attrezzatura definitiva.
Per portare tutto il necessario nei vari spostamenti ho deciso di utilizzare uno zaino da 60 litri che poi lascerò dentro allo scatolone. Il peso dello zaino, con dentro le due borse piene, è di 16 kg circa e quello ammesso all’interno dell’aereo per i bagagli da stiva è di 23 kg per Vueling e 20 kg per Norwegian.

Giovedì 17 luglio   Questa mattina, prima di andare a lavoro, metto in carica i due battery pack, le batterie della fotocamera e del cellulare. In tutto questo mi rendo conto che mi manca un adattatore compatibile con le prese elettriche islandesi (220v – presa bipolare, senza la terra centrale). Nella pausa pranzo decido di fare una passeggiata e mentre cammino penso al fatto che tra un paio di giorni i miei piedi calpesteranno un terreno distante migliaia di chilometri e mi pervade un brivido di paura… E se non dovessi farcela?
Di colpo mi ritrovo a pensare a tutte quelle immagini viste su Internet: sorrisi, panorami e città che prenderanno finalmente vita e saranno impresse nella mia mente, creando così il mio film, la mia avventura.
Mi sento davvero carico per questo viaggio che per qualche settimana renderà migliore la mia vita e accrescerà la mia sete di scoperta e di conoscenza.
Ore 18 torno a casa, sulla bacheca dove attacchiamo le bollette, trovo il messaggio del mio amico Stefano che si raccomanda di prestare attenzione e di non mangiare il Karl, la famosa carne di squalo putrefatta, piatto tipico dell’Islanda di un tempo. In effetti, in questi giorni, sto ricevendo tantissimo calore da parte dei miei amici e conoscenti, è bellissimo.
Letto il post-it esco in balcone per innaffiare le mie piante e mi rilasso un po’ sul divano.
L’obiettivo di oggi è di smontare la bici e di inserirla dentro lo scatolone, eliminare un po’ di peso dallo zaino e ordinare una pizza, perché il tempo per cucinare proprio non c’è!

Venerdì 18 luglio — Meno uno, ormai ci siamo, mi sento euforico. Ho deciso di sfruttare la giornata di oggi per sistemare le ultime cose. Anche se poco attendibile, questa mattina ho voluto controllare le previsioni meteo islandesi per i prossimi giorni e purtroppo non promettono nulla di buono: pioggia, pioggia, vento forte con raffiche e ancora pioggia.
Completato il giro delle innaffiature in balcone passo in camera dove tolgo, metto, sposto e rimetto cose dentro alle borse, sembra quasi di giocare a Tetris. Ormai è tutto pronto, prenoto l’autobus per la tratta Akureyri/Reykjavik e poi a letto.

Paesaggi nei pressi di Grindavik, domenica 20 luglio

Paesaggi nei pressi di Grindavik, domenica 20 luglio

 2. You will die

Sabato 19 luglio — Suona la sveglia, mi alzo al volo, faccio una colazione veloce, prendo le cose preparate la sera prima ed esco di casa, sono in viaggio. Con non poca fatica riesco a portare lo scatolone e lo zaino da 60 litri a piedi, fino alla stazione.
Ore 6.30, salgo sul treno regionale che mi porterà all’aeroporto di Fiumicino: che bella sensazione quella di avere gli occhi della gente puntati su di me e che mi guardano con curiosità e ammirazione.
Il vagone predisposto per le biciclette è il primo, sistemo lo scatolone in modo che non dia fastidio e mi rilasso sulla poltrona in compagnia del mio mega-zaino.
Dopo circa 30 minuti arrivo all’aeroporto, riprendo in braccio la bici e, zaino in spalla, mi dirigo verso il primo bar che trovo. Mentre mi godo il mio cappuccino e cornetto ricevo un sms di Roberto che mi informa del suo arrivo al terminal. Raggiungo il mio compagno di viaggio, lo trovo con un carrello pieno seguito dalla madre e dallo zio. Dopo le presentazioni e una breve chiacchierata ci apprestiamo ad imbarcare zaini e biciclette.
Sistemati i bagagli procediamo verso i controlli per accedere ai “gate”, qui purtroppo vengo bloccato dal Metal Detector e un poliziotto mi fa buttare i picchetti della tenda che avevo dimenticato di inserire nello zaino della stiva e penso “Certo che questa proprio on ci voleva!”.
Raggiungiamo Barcellona, qui passiamo le 7 ore di scalo passeggiando su e giù per l’aeroporto e mangiando. Nel frattempo l’aria condizionata ci sta pian piano distruggendo e a fine giornata, la battaglia contro i mulini a vento elettronici mi regala una spiacevole contrattura alla spalla destra.
Atterriamo a Keflavik, ore 00.55, fuori ci sono circa 15°, telefono all’ostello e dopo pochissimo ci viene a prendere un ragazzo. Lungo la breve strada chiedo al tipo se conosce un posto dove poter acquistare materiale da campeggio, ma purtroppo la risposta è negativa. Arrivati alla guesthouse ci mettiamo subito a montare le bici e nell’assemblaggio mi accorgo che qualcosa non va nel cambio, fortunatamente con noi c’è un italiano (Fulvio) che mi aiuta a capire il problema e riesco a risolverlo, o almeno così sembra.
Stremati dal viaggio raggiungiamo la baita che ci hanno assegnato. La struttura è un piccolo cubo di legno con il tetto, all’interno è caldo e oltre ad un piccolo lavandino ci sono due brandine senza coperte, così ci attrezziamo per dormire con i sacchi a pelo. Complessivamente è anche carina, se non penso che l’abbiamo pagata 80€.

Domenica 20 luglio — Svegliati dalla luce che filtra dalla finestra ci prepariamo a gustare la nostra prima colazione islandese. La nottata per me è andata bene, mentre Roberto ha avuto freddo.
Subito dopo aver mangiato montiamo in sella alla ricerca di un supermercato che troviamo vicinissimo all’ostello, se non fosse che oggi è domenica ed è chiuso. Senza perderci d’animo torniamo alla guesthouse e riempiamo le borracce d’acqua, nel frattempo, in questo piccolo tratto di strada, Roberto accusa qualche problema con la bici a causa del peso trasportato.
Iniziamo a pedalare verso sud, percorrendo la strada 43 in direzione del Blue Lagoon, la famosa stazione termale circondata da colate di lava e spiagge di sabbia nera. La velocità media è di circa 10 km/h e dopo un’ora raggiungiamo la piccola cittadina di Grindavik.
Qui troviamo finalmente un supermercato, prendiamo qualcosa da mangiare per i prossimi giorni e dopo la pausa pranzo Roberto si libera di alcune cose per alleggerire il carico della sua bici. Lasciato il paesino, continuiamo il nostro itinerario seguendo la strada 427 in direzione di Þorlákshöfn.
L’asfalto scorre veloce sotto le ruote ma, dopo tante ore passate a pedalare, la fatica nel tardo pomeriggio inizia a farsi sentire. Il mio compagno procede con difficoltà ed è pallido in faccia, sono un po’ preoccupato per lui.
Arriviamo nella città di Þorlákshöfn alle 21.20, ad aspettarci al campeggio troviamo Fulvio che, vedendoci stanchi e affannati, ci prepara un piatto di pasta. Mentre mangiamo facciamo la conoscenza di Constantine, un bancario russo con il sorriso stampato sulla faccia. Indimenticabile il suo sguardo seguito da un “you will die”, nel momento in cui gli mostro il mio fornellino ad alcool autocostruito. Anche Constantine, si dimostra molto gentile con noi, ci offre un the caldo, del mais e mi regala pure un picchetto per la tenda che insieme ai due che mi ha regalato Roberto, più altri due trovati al campeggio mi permettono di montare la mia casa e di passare una felice notte di riposo.

Lunedì 21 luglio  Questa mattina sveglia alle 8.00. Roberto sembra in gran forma, si è ripreso alla grande, come se la fatica di ieri non fosse mai esistita, sono sorpreso, vederlo carico di energia, fa sentire meglio anche me. La prima colazione la facciamo al campeggio insieme al nostro amico italiano e a Constantine che continua a dirci “Non avete una buona attrezzatura e la media di 100 km al giorno è troppo alta”, probabilmente non conosce di cosa siamo capaci noi italiani.
Smontata la tenda e sistemato tutto sulla bici, salutiamo Constantine che, con il suo sorriso smagliante, si dirige verso Geysir. Insieme a Fulvio decidiamo di fare una seconda colazione in un piccolo bar vicino alla biblioteca della città. Skyr, una torta al cioccolato e un buon biscotto ai cereali, la nostra prima colazione islandese!
Procediamo a est, lungo la strada 34, fino a raggiungere la cittadina di Eyrarbakki. Continuiamo a pedalare e dopo una decina di chilometri raggiungiamo Selfoss, da qui inizia la famosa strada numero 1, conosciuta anche come Ring road. A Selfoss troviamo un negozio dove acquistare i picchetti mancanti, facciamo una breve pausa per mangiare e ripartiamo seguendo la strada fino ad Hella.
In totale abbiamo percorso 65 km, senza accusare troppo le difficoltà affrontate, pioggia la mattina e vento il pomeriggio. Giunti al campeggio mi sento chiamare, mi volto a guardare, è Fulvio! Salutato il nostro amico italiano, trascorriamo con lui la serata e tra le varie chiacchiere ci avvisa che le previsioni meteo danno pioggia per i prossimi 6 giorni… proprio una brutta storia!

Fulvio e la sua fedele bicicletta, domenica 20 luglio

Fulvio e la sua fedele bicicletta, domenica 20 luglio

3. Controvento

Martedì 22 luglio — Oggi ci svegliamo abbastanza tardi e, salutato al volo Fulvio e due simpatici francesi conosciuti la sera prima, ci avviamo verso Hella dove ci fermiamo per una ricca colazione.
Dopo la pausa, iniziamo a pedalare sotto la pioggia per circa un’ora, per poi lasciare il posto ad un sole cocente seguito da un vento altrettanto forte.
Il paesaggio inizia a farsi interessante, c’è tanto verde e in lontananza si intravede quello che nel Medioevo era ritenuto la porta dell’inferno, il vulcano Hekla. Dopo una breve pausa per mangiare, riprendiamo a pedalare con il vento contro, questa volta è ancora più forte, arriva quando vuole lui, fa quello che vuole, con quel piglio capriccioso di chi un momento ti accarezza e un altro ti annienta. Si avvicina un brutto nuvolone nero, carico di acqua e noi procediamo a fatica, ammirando però all’orizzonte la bellezza della cascata di Seljalandsfoss che raggiungiamo con difficoltà.
Bici alla mano, ci dirigiamo verso il campeggio, montiamo la tenda e mettiamo ad asciugare i vestiti. Alle 19.30 entriamo nella struttura del camping per la cena. Riempite le pance, decidiamo di farci un giro vicino alle cascate. Giunti sotto alla potenza dell’acqua, mi allontano da Roberto per seguire un sentiero molto fangoso e scivoloso. La via è tutta in salita con acqua che scende da ogni dove ma continuo lo stesso e dopo poco arrivo sopra la montagna, scorgendo intorno a me un panorama mozzafiato, chilometri e chilometri di natura e verde illuminati da una luce crepuscolare. Rimango un’ora a godere di quel momento pieno di vita.

Mercoledi 23 luglio — Questa mattina, dopo aver smontato la tenda e mangiato qualcosa ci rimettiamo subito in marcia. L’obiettivo del giorno è arrivare a Vik e in caso di vento forte ripiegare verso Skogafoss.
Appena saliti in sella il vento è ancora contro di noi e ogni pedalata è sempre più faticosa. Continuiamo a pedalare sperando di trovare un supermercato, il cibo scarseggia. Per avere un po’ di tregua dal vento decido di fare una piccola variazione interna su sterrato, mentre Roberto procede sulla strada principale. Mi avvio nella carrareccia, intorno a me diverse fattorie, qualche cane che si avvicina per salutarmi e cavalli liberi al pascolo. La strada è riparata dalle montagne, c’è poco vento e si viaggia bene. Per avere un po’ d’acqua da bere, mi fermo e chiedo in una piccola fattoria dove faccio la conoscenza di un simpatico “gnometto” biondo islandese, pronto ad aiutarmi malgrado la comunicazione gestuale un po’ goffa.
Procedendo lungo la strada incontro una bella cascata selvaggia sulla sinistra, un paradiso! Dopo una decina di chilometri trovo Roberto che mi aspetta alla fine della via e insieme raggiungiamo un piccolo B&B, tipico e ben arredato, dove la cucina è di altissima qualità. Mentre mangiamo una buonissima zuppa rigenerante, fuori dalla finestra c’è un vento fortissimo che piega i piccoli alberelli e tutta la vegetazione.
Dopo un’ora circa, lasciamo il locale e riprendiamo il cammino controvento. Lo sforzo per spingere sui pedali è notevole e ogni pedalata ti illudi che sia l’ultima. Il vento soffia contro di noi cambiando di tanto in tanto direzione, una forte raffica laterale fa cadere Roberto dalla bici; così affaticati e stanchi riusciamo ad arrivare finalmente alla cascata di Skogafoss, uno spettacolo che ci lascia senza fiato!
Dopo un meritato riposo e un’abbondante cena, anche oggi dedico del tempo a me, risalendo dopo cena la cascata fino al fiume. Ora sono completamente solo, immerso tra enormi vallate verdi, circondato da montagne appuntite, vulcani e ghiacciai. Mi siedo su una roccia e mi godo questa incredibile sensazione di libertà: amo questo posto! Tornato al campeggio rivediamo Fulvio e passiamo con lui la serata, mangiando e chiacchierando. (continua)

Skogafoss, mercoledì 23 luglio

Skogafoss, mercoledì 23 luglio

INDICE PUNTATE | 1 pt 2 pt |