La mia montagna è prima di tutto una metafora. Il suo territorio si estende fino

a comprendere il web. Le sue cime sono anche “intenti”, o “intenzioni sociali”.
Le pareti da affrontare, per raggiungere le cime della mia montagna, sono pareti che … “nascono ed esistono solo perché ci sono uomini che le cercano, le vedono e le scalano” … come ci dice Manolo in questa ”intervista letta su altitudini.it”.
Ciò che Manolo racconta nella sua guida, “In Bilico … tra le falesie di Primiero”, descrive l’evoluzione, iniziata nel 1983, della sua relazione con la montagna, con i risultati che quella relazione gli ha permesso di raggiungere.
Se, nel 1983, si fosse potuto scrivere una guida dal titolo “In Bilico … tra mondi reali e virtuali”, avrebbe descritto l’evoluzione, iniziata durante gli anni ‘60, di una relazione tra “utente” e IT (tecnologia dell’informazione), in ambienti destinati ad assicurare che l’uso dell’IT potesse adeguarsi a obiettivi condivisi da comunità di ricerca scientifica.

Il CERN di Ginevra aveva attivato

uno di quegli ambienti (qui descritto – in inglese – da un italiano che ne ha diretto la gestione), permettendo ad ogni persona della “comunità utente” di instaurare, con l’IT, una relazione simile a quella di Manolo con la montagna.
L’invenzione del Web, avvenuta al CERN sei anni più tardi, è un esempio del tipo di risultati che si possono raggiungere quando le persone hanno la possibilità d’instaurare, con l’informatica, una relazione che potremmo definire un “rapporto di coppia”, basato su “intuizione”, “prova ed errore”, capacità (da acquisire e mantenere) di “concatenare appigli” e di “mettersi in sicurezza”.
Una ricerca in internet di “in bilico tra reale e virtuale”, suggerita da una parafrasi del titolo di una guida all’arrampicata, permette di trovare quelle parole tutte insieme in una tesi umanistica di dottorato del 2005 – in versione pdf, intitolata Strumenti della rete e processo formativo – Uso degli ambienti tecnologici per facilitare la costruzione della conoscenza e le pratiche di apprendimento collaborativo (Par. 4.2 “Le reti telematiche come luoghi”, pagina 92).
Non è un caso; è un avviso di criticità valanghe … dovute a ignoranza – di cose che si possono apprendere solo vivendole – accumulata prima da istituzioni (fino al 1983), poi dall’industria (dal 1983) e infine da chi ha compiti governativi a livello nazionale ed europeo (dal 1993).
Una rivista digitale che si occupa di montagna e alpinismo, stimola ad immaginare “contenuti generati da relazioni tra persone che s’incontrano”, in un ambiente che potremmo chiamare “rifugio virtuale”, dove ci si accorda su come “interagire” o, forse meglio, “interoperare”, per far nascere ed evolvere quei contenuti.

Gli esecutori interoperano e si armonizzano

Gli esecutori interoperano e si armonizzano

Un rifugio virtuale è da intendere come

un superamento dei limiti imposti da un rifugio reale. Quando, nei computer, la memoria (centrale) limitava il numero di programmi che potevano accedere al “bene comune” CPU (unità elaboratrice centrale) se ne ottimizzò l’uso in modo da farla apparire “virtualmente” più grande.
Se un rifugio limita a poche decine di persone il numero degli interessati ad accedere al bene comune “montagna”, potremmo chiederci se l’intenzione di farlo apparire più grande si possa presentare e gestire come un possibile “appiglio”, per l’apertura di una nuova via.
Un testo, che si proponga d’indirizzare un’intenzione sociale, dovrebbe esser letto come una prospettiva di apertura di una “via di arrampicata collettiva”, iniziando dall’intuizione e valutazione degli “appigli” suggeriti, o cercati, negli “abbozzi” successivi di una sua versione momentanea, in divenire permanente.
La definizione del termine “abbozzo” può essere un primo appiglio per arrivare alla “collaborazione” necessaria a produrre una voce di Wikipedia. Possiamo estendere quella definizione, in modo che rappresenti un primo appiglio per arrivare alla “cooperazione” necessaria a descrivere e realizzare un intento sociale?
La differenza tra “collaborazione” (nella condivisione di uno strumento, come un Wiki) e “cooperazione” (nel condividere un obiettivo, come la tutela di un bene comune) potrebbe emergere da un confronto?

Scenario e strumenti pronti; esecutori?

Scenario e strumenti pronti; esecutori?

Ad esempio: un “abbozzo di testo” può essere

sufficiente ad invitare contributi dei suoi lettori alla descrizione di una realtà consolidata come gli eventi (iniziativa di Marketing Territoriale) I Suoni delle Dolomiti, ancora non descritti su Wikipedia; un “abbozzo d’intento” invece? Come lo si può definire, presentare e gestire, perché si possa leggerlo come un invito a definire una prospettiva di eventi (iniziative di partecipazione sociale alla gestione del territorio), da chiamare “I Dialoghi delle Montagne”?
Come si può passare da un abbozzo di voce di Wikipedia a un abbozzo d’intento sociale, in modo utile a coinvolgere le giovani generazioni “native digitali”, con il contributo di interlocutori di  ogni età, competenza, cultura e luogo di appartenenza, che il Web rende potenzialmente raggiungibili?
La ricerca di risposte a queste domande potrebbe iniziare da un incontro di “blogger di montagna” con persone rappresentative di altre categorie sociali, come “le aquile” e “i rifugisti”?
L’intuizione della necessità di un’iniziativa da chiamare “I dialoghi delle montagne” può nascere anche da tre momenti di un concerto de I suoni delle Dolomiti, come quello del 28 Luglio 2010, in Val di Fiemme, Alpe di Pampeago.

Messaggio alle giovani generazioni: forte e chiaro

Messaggio alle giovani generazioni: forte e chiaro

Chiarofiume autore del post

Chiarofiume | Identità d'autore virtuale - condivisibile da più persone reali - per intenti sociali che richiedono cooperazione, come in questo esempio: https://plus.google.com/u/0/b/110363898125072935054/110363898125072935054/about

4 commento/i dai lettori

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  1. Luigi Bertuzzi il1 luglio 2016

    Questo abbozzo di articolo aspetta da tre anni di essere riscritto “cooperativamente”.

    Come dire che, da tre anni, in un campo base “virtuale” [ma non per questo “irreale”], qualcuno aspetta le condizioni “socialmente” adeguate a compiere un’impresa paragonabile a un ottomila senza ossigeno, come quelle raccontate durante l’incontro “Keep Calm and Love Mountains”, ad Agordo.

    Le motivazioni di questa affermazione sono in corso di scrittura tramite uso sperimentale di una piattaforma di rete sociale che non va per la maggiore. – https://plus.google.com/+luigibertuzzi

  2. Lorenzo Filipaz
    Lorenzo Filipaz il26 settembre 2013

    Molto interessante il concetto di Rifugio Virtuale, che però si scontra con questa realtà http://www.altitudini.it/bc201320-il-grande-rientro-diario-dal-fronte-dolomitico/

    Se per “Rifugio Virtuale” si intende il web di taglio manualistico (ferrate, itinerari, sentieri natura, vie normali) – forse un’interpretazione forzata – esso ha veramente permesso di accedere al bene montagna un numero decisamente maggiore di “utenti” rispetto a quello consentito dal “Rifugio Reale”, permettendo ad un numero esteso di persone di sognare la montagna e di desiderare di viverla, ma è stato capace di veicolare anche una “cultura della montagna”? Forse no

    Come diffondere questa cultura? Gli appigli sono minuscoli, la roccia è marcia, la sfida è mantenere l’equilibrio tra il vicolo cieco dell’elitarismo ed il vuoto della massificazione, ma come fare?

    • chiarofiume il27 settembre 2013

      Grazie Lorenzo per la tua osservazione. Credo ci sia da riscrivere la parte iniziale di questa frase del post…
      “Se un rifugio limita a poche decine di persone il numero degli interessati ad accedere al bene comune “montagna”, potremmo chiederci se l’intenzione di farlo apparire più grande si possa presentare e gestire come un possibile “appiglio”, per l’apertura di una nuova via.*…
      Si potrebbe iniziarla con… “Se un rifuglio limita a poche decine il numero di persone che vi si possono incontrare, per condividere iniziative rivolte alla tutela del bene comune “montagna”… eccetera”…
      Ma per arrivare a dire cosa si può intendere per “Rifugio Virtuale” ci sarebbe da rivedere tutto il testo del post… dopo averlo discusso.
      L’intento non è “massimizzare lo sfruttamento” di un bene comune ma “aggregare contributi” alla sua tutela.
      Per rispondere alla domanda “come fare?” inizierei a cercare consensi sulla necessità di non aspettare che la risposta possa arrivare dall’alto.
      Se questi ci fossero si potrebbero prendere in considerazione esperimenti locali che cercano di generare partecipazione, in modo esente da sfoggio di professionalità nella creazione di siti web o nella gestione di iniziative di marketing territoriale e/o delle destinazioni.
      Per il territorio montano che vorrei far partecipare qualcosa del genere lo vedo nel sito http://voltago.altervista.org/ [un abbozzo, che più abbozzo di così c’è solo il nulla]

      • chiarofiume il3 ottobre 2013

        Ho modificato il profilo gravatar dell’autore del post. L’autore avrebbe l’ambizione di potersi definire “virtuale”. La modifica non si trasferisce nella firma del post. L’uso di un profilo “gravatar” andrebbe associato a un ambiente di lavoro WordPress, al momento non praticabile per lo scopo dichiarato dal titolo del post. Ho abbandonato l’esperimento con il sito di Voltago Agordino, citato nel commento precedente. Per l’impossibilità di produrre una partecipazione locale, che dia un senso concreto a un’idea di “Dialoghi delle montagne”, diversa da un’idea di marketing territoriale, ho rimosso dal sito di Voltago i collegamenti ad Altitudini.it e a Dislivelli.eu. Ho rilanciato una ricerca di coinvolgimento territoriale locale con il post – RIFUGI “VIRTUALI” PER FUTURO “REALIZZABILE” – PROLOGO di una realtà? EPILOGO di un’idea? http://agneredintorni.blogspot.com/2013/09/rifugi-virtuali-per-un-futuro-montano.html

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