Voi non sentite un Urlo?

Io lo sento: è un grido con modi e tempi diversi perché a volte è corto e intenso e a volte è lungo e debole. È un Urlo particolare poiché non proviene né da un essere umano né da un animale, bensì da qualcosa di ben più importante e sovraordinato.
È ovunque intorno a noi, e ha un unico destinatario: l’Umanità.
L’Urlo è potente e ci preoccupa, ma non tutti s’impegnano e sono interessati ad ascoltarlo e, una volta compreso il motivo di tanta agonia, a calmarlo fino alla sua scomparsa.
Non tutti, quindi, lo riescono a udire: dalla mia esperienza ho notato che le persone più sensibili e di cuore lo percepiscono e, soprattutto, diffondono il messaggio che invia con instancabile forza. Nonostante il propagarsi di questo messaggio, poche persone hanno la capacità di percepirlo con costanza: alcuni ci provano per un breve periodo e, in seguito, affaticati dalla difficoltà presente nell’ascoltare, diffondere e combattere affinché tutta l’Umanità sia più sensibile nell’udire tale grido, si arrendono.
Già in partenza sono dei perdenti.
L’Urlo è in qualunque luogo in tutto il mondo e cambia la sua frequenza: in città è poco frequente perché la sua massima espressione è in ambienti non artificiali.
Negli agglomerati urbani si possono vedere e subire le sue conseguenze in periodi brevi e intensi che i giornalisti costantemente evidenziano, ma non sempre specificano che la potenza di questo Urlo si manifesta in periodo lunghi e con presenza costante.

È l’Urlo di dolore della Natura.

Dal dizionario risulta che la Natura è l’insieme degli esseri viventi e delle cose inanimate che costituiscono l’universo come entità retta da un ordine proprio e governata da leggi costanti, che l’uomo può conoscere ma non modificare.
Ne siete convinti? Non sentite l’Urlo di dolore della Natura che nasce dalla sua angoscia e sofferenza?
L’Umanità è quasi completamente indifferente al cambiamento della Natura che sta avvenendo a causa nostra. Noi, stupidi e imperfetti esseri umani, non abbiamo ancora compreso che siamo ospiti di questo mondo.
Nel pianeta terra non tutti ascoltano e provano a ridurre questo grido di dolore: non volete che i vostri figli e le future generazioni possano vedere le meraviglie del mondo che proprio nelle montagne trovano la loro massima espressione?
Non sognate, un giorno, di sciare tra la polvere con i vostri figli e nipoti?
Non volete mantenere le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità UNESCO?
Oppure, tuffarsi nei fiumi ricchi di acqua?
Vivere in un anno con regolari stagioni, dove non vi siano periodi di siccità e d’intensa pioggia?

L’Urlo (della Natura)

L’Urlo (della Natura)

Ora lo udite questo Urlo?

È particolarmente forte nella Groenlandia e nell’Artico, dove è presente la sua massima espressione di sofferenza con lo scioglimento dei ghiacciai causato dal cambiamento climatico provocato dall’Umanità.
Ora, non sono più convinta della definizione di Natura: l’uomo sta modificando le leggi costanti che la governano. Per quanto tempo ancora dovrà urlare affinché noi non saremo più indifferenti a questo sofferente cambiamento?
Quanto piccoli, insignificanti e impotenti siamo di fronte alla sua potenza e perfezione?
Noi siamo il nulla in confronto a lei: l’unica che ha vita infinita e che vedrà i nostri figli e le nostre generazioni crescere. Sicuramente, quindi, è conveniente dedicarle delle valide attenzioni: tutta l’Umanità, non soltanto i più sensibili. Impegniamoci a diffondere le informazioni per prevenire e curare questo Urlo di dolore.
Il problema, però, non è solo in Groenlandia, ma anche in Italia.
I ghiacciai delle Alpi si stanno sciogliendo a ritmi sempre più veloci e il principale indiziato è il permafrost: il ghiaccio che tiene legate le rocce delle montagne che con l’innalzarsi delle temperature si scioglie e, prive del loro collante, le rocce cedono.

Le conseguenze del permafrost

Le conseguenze del permafrost

E cosa succede nel ghiacciaio del Presena

e della Marmolada? In questi ultimi anni è avvenuta la stesura dei teli geotessili “salva-ghiaccio” con lo scopo di conservare il ghiacciaio, di risparmiare energia e risorse. Il telo geotessile rientra, a mio parere, nella categoria inerente quei beni e servizi che risparmiano energia e producono meno inquinamento atmosferico con riscontri sia economici sia ambientali.
Questa categoria ingloba beni provenienti da vari settori con differenti destinazioni come l’auto elettrica, gli elettrodomestici con classe di efficienza energetica elevata, le centrali a biomassa, la raccolta differenziata, la caldaia a condensazione, i pannelli solari e fotovoltaici, i materiali edili a efficienza energetica, ecc.
Questi beni e servizi non rappresentano, però, il punto di partenza per il risparmio energetico.
Sicuramente, sono fondamentali per alleviare l’Urlo di dolore della Natura, poiché usufruendo di tali beni e servizi, l’Umanità non è più indifferente a tanta angoscia.
Ci dimentichiamo, tuttavia, del principio che è a monte di tutto ciò: per ridurre e fermare tale Urlo, non bisogna riflettere sul “come” risparmiare energia e inquinare di meno, ma sul non consumare energia e non inquinare.
È necessario imparare che la migliore energia è quella non consumata!
Ecco, quindi, che ognuno di noi dovrebbe seguire delle buone pratiche quotidiane per non consumare e seguire il “programma delle 8 R” di Serge Latouche: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare.
Il cambiamento deve partire da noi: dalle nostre case, abitudini e attività.

La potenza della Natura

La potenza della Natura

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Giulia Pauletti autore del post

Giulia Pauletti | Corso di Laurea magistrale in Arch.-paesaggio e sostenibilità, IUAV. Maestro di sci, Scuola Sci Coldai, Alleghe. Ho conosciuto e sto conoscendo le Dolomiti grazie allo sci, bici da corsa, mountain bike, arrampicata, trekking. Vivo a Feltre (BL).

9 commento/i dai lettori

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  1. Lorenzo Filipaz
    Lorenzo Filipaz il27 settembre 2013

    P.S. Il tuo post mi piace e ne condivido l’allarme. Le mie riflessioni scaturivano dalla citazione di Latouche

    Ciao

  2. Lorenzo Filipaz
    Lorenzo Filipaz il27 settembre 2013

    mi piacciono i consigli, meno gli ordini… per questo guardo con sospetto all’ideologia della Decrescita, parola poco confortante peraltro, si provi a parlare di Decrescita ai paesi in via di sviluppo: inapplicabile, quei paesi hanno un disperato bisogno di crescere e io credo che qualunque modello di sviluppo per essere efficace deve essere applicabile in primis proprio in quei paesi.
    Penso di potermi definire ambientalista, ma non decrescitista, abbiamo semmai bisogno di UN’ALTRA CRESCITA, ripensare al nostro modello di sviluppo, ritornare a parlare di Bene Comune, magari iniziando col cestinare l’odioso linguaggio da economia aziendale che pervade ogni discorso e che inocula nell’immaginario collettivo le tossine dei profitti massimizzati e dell’asservimento al mercato, ma non possiamo bloccare lo sviluppo e la ricerca tecnologica, abbiamo bisogno – ad esempio – di sviluppare i pannelli solari, ricercare nuovi materiali per renderli sostenibili (attualmente non lo sono).

    Molto bello il quadro

    • Giulia Pauletti
      GIULIA il27 settembre 2013

      Ti ringrazio per il tuo commento…
      Io sono favorevole alla ricerca per migliorare tutti qui beni interni al concetto di sostenibilità.
      Io volevo far riflettere sul fatto che ognuno di noi può fare qualcosa di importante per l’ambiente: non basta solo il top down, ma serve anche il bottom up e ho cercato, spero, di provocare la coscienza di ognuno di noi per motivarla al cambiamento e a un’altra crescita!!
      Il quadro nasce dall'”Urlo” di Munch contestualizzato in Groenlandia e Artico…

      • Lorenzo Filipaz
        Lorenzo Filipaz il30 settembre 2013

        è molto bello, che tecnica pittorica hai usato?

        • Giulia Pauletti
          GIULIA il2 ottobre 2013

          Non è stato fatto a mano (lo studio dell’idea sì), ma con Illustrator!!

  3. chiarofiume il27 settembre 2013

    La mia identità virtuale – al momento – è condivisa da una sola persona – un nonnetto.
    Per un nonnetto questo post è il primo di un sua personale classifica dei post in concorso, come ha sostenuto su Agner & Dintorni … http://agneredintorni.blogspot.com/2013/09/rifugi-virtuali-per-un-futuro-montano.html?showComment=1379842445620#c1946032444522013238 …… perché motivante a ricercare una capacità di cambiamento [“Il cambiamento deve partire da noi: dalle nostre case, abitudini e attività.”]

    • Giulia Pauletti
      GIULIA il27 settembre 2013

      GRAZIE per la sua citazione nel blog “Agner&Dintorni” e per la posizione assegnatami nella sua personale classifica! Con questo racconto volevo “svegliare” la coscienza delle persone, interrogarle sul rapporto di dipendenza che c’è tra uomo e natura, spesso non ricordato!!

      • chiarofiume il27 settembre 2013

        A un nonno, non sarebbe meglio dare del “tu”; se no si continua ad assecondare la nostra innaturale comunicazione di tipo gerarchico. Per fare reti di computer è stato necessario farli comunicare “alla pari” …. adesso sarebbe tempo di fare reti di persone, partendo dalla disponibilità a cambiare i nostri standard di comunicazione interpersonale

  4. Chiarofiume
    chiarofiume il5 settembre 2013

    Le 8 R di Serge Latouche le riassumerei in un unico “Recuperare_errori”; continuare ad ignorare le lezioni che si possono apprendere guardando al nostro passato, per individuare cause e conseguenze di scelte sbagliate, e per tentare di correggerle, dovrebbe fare urlare l’Umanità.

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