Il Corvo a tre zampe o del fascino discreto del campeggio alpino

di Lorenzo Filipaz (Trieste) – 1° classificato

“Una montagna si impara a conoscerla davvero quando ci dormi sopra” – J. Kugy.
È il motto della nostra compagnia fin dai suoi albori, il gruppo alpin-goliardico “Le Cavre”.

Otto anni fa pernottammo al Perugini in Val Montanaia, dinanzi al celeberrimo Campanile. Allora non salimmo alcuna montagna ma familiarizzammo con la notte in quota, seppure imbozzolati nelle lamiere rosse di un bivacco Fondazione Berti, la famosa “lattina di coca-cola”.

I rumori che filtravano oltre le paratie del ricovero, i bramiti dei cervi a valle, il rotolare improvviso di qualche sasso sul ghiaione detritico poco distante diradarono il nostro sonno in chiazze di riposo guardingo e nervoso. Sebbene avessimo dormito come salami in bilico c’innamorammo della notte in quota al punto dal farne uno degli elementi costitutivi del nostro sodalizio, avvinti dalla magia dell’alba che avanza rapida sulle rocce fra guglie silenti, ma anche dal sapore irripetibile della grappa sorseggiata in uno stambugio sperduto in mezzo al nulla, al calare delle tenebre, col suo senso affatto paradossale di solitudine accogliente.

Ci affrettammo a ripetere l’esperienza, sperimentando talvolta ricoveri farciti di altri respiri spesso pesanti, ma più sovente condividendoli con pochi compagni occasionali come al Bivacco della Pace, sull’isolato gruppo di Fanes, assieme a due cechi con i quali barattammo la nostra grappa barricata per della slivoviza. Solidarietà spontanea che nasce nei rari incontri con altri viandanti squattrinati o poco propensi alla confusione cameratesca dei rifugi, scambi e in certi casi questue, come quella volta al Grisetti quando una coppia ci donò tonno, pasta e formaggio essendo rimasti a corto di viveri, con l’estenuante ferrata Costantini ed il Van delle Nevere ancora a dividerci dalla nostra auto in Val Corpassa.

Alcuni di noi si ribellarono alla geografia talvolta illogica dei bivacchi e salendo il Jof Fuart si caricarono di una tenda da campeggio grossa e pesante. La piantarono in una caverna scavata dai kaiserjaeger nella 1° G. M.. Dopo averne saggiato il peso sulle spalle provate da 1500 di dislivello e dopo una notte insonne falcidiata dal pietrame del fondo, dallo stillicidio della grotta e forse da antichi fantasmi di soldati falciati proprio in quegli stessi spazi, si dissero “mai più”.

Così seguitammo a trascorrere le nostre notti in ricoveri incustoditi ma solidi, passandone in rassegna tutti i tipi: oltre ai “Berti”, baite lignee, casere in muratura e persino futuristici “moduli lunari” a 3 piani come quello del Grintovec, in Slovenia. Con la neve, a -15°, sotto diluvi, con folgori spaventose moltiplicate dall’eco delle pareti, dubitando nell’effetto “gabbia di Faraday” della scocca metallica.

L’anno scorso volammo in Norvegia da una “Cavra” emigrata, ed esplorammo lo Jotunheimen, 500 km sotto il circolo polare. La sua compagna glaciologa – adusa alle spedizioni polari in tenda – ci introdusse alle tende tecniche ultraleggere: paleria minima, micro-aghi come picchetti, un solo telo.
Dormimmo vicino a Besseggen, spettacolare incrocio di laghi dai differenti colori a quote sfalsate, resistendo all’instabile tempo scandinavo, levandoci asciutti e riposati dopo una notte di pioggia e vento.

In Norvegia il campeggio libero è un’autentica filosofia di vita e ha avuto facile gioco a contagiarci. Quest’anno l’abbiamo applicata alle nostre amate Dolomiti adattandoci alle loro restrizioni: ammesso solo il “campeggio alpino” – si monta al crepuscolo e si smonta all’alba. Abbiamo iniziato al Passo Tadega, spezzando il lungo giro che conduce al Piz dles Cunturines, bissando un mese dopo al Vallon Popera.
Abbiamo scoperto i rumori della notte: il tramestio misterioso dell’erba smossa dal vento e dalla rugiada, gli scalpiccii di sconosciuti ungulati. Urla, rantoli, fruscii di bestie notturne indefinite visitano l’udito del campeggiatore alpino alimentando fantasie da dormiveglia inquietanti e magiche: ci s’immagina frotte di animali che raspano il terreno tutto intorno alla tenda, corvi a tre zampe, esseri mitici subito oltre il telo che non si vuole scostare per paura di accertarne la natura.
Anche l’erba ha una vita, e anche i mughi e pure i sassi forse, le pareti lontane e i canaloni.
Kugy lo sapeva.

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Redazione altitudini.it autore del post

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17 commento/i dai lettori

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  1. Pingback: Report Cavrada n° 58: Conturines e Lavarela « La Voce delle Cavre 5 Nov, 2012

    […] di Fanes. Prima occasione di utilizzo della nostra nuova tenda da trekking, citata anche nel Corvo a 3 zampe, anzi, il Corvo a 3 zampe è nato proprio qui! Frutto delle nostre menti malate intente a decifrare […]

  2. Giancarlo il8 ottobre 2012

    Foto bellissime. Mi ha colpito l’alba sulla Cima Bagni in Vallon Popera, solitamente il Gruppo del Popera è il fanalino di coda delle Dolomiti, certamente ai pochi conosciuto!! Ma guarda caso Lorenzo Filipaz lo ha rivalutato, trascorrendo una notte sulla testata del Creston Popera. Grazie LOrenzo.

  3. cavralorenz il7 ottobre 2012

    Ringrazio tutti voi per i commenti, peraltro non necessari alla competizione. Buona montagna e… non temete il Corvo a tre zampe! è benevolo! http://it.wikipedia.org/wiki/Corvo_a_tre_zampe ;-)

  4. Giuliano Vaona il2 ottobre 2012

    Bello, leggero, realistico!

  5. Julia il2 ottobre 2012

    bell’articolo!!

  6. antonella il2 ottobre 2012

    E’ vero: si avvertono anche i più rumori più piccoli e il cuore inizia a battere forte.. ricordo una notte in Val Flavona nella nostra piccola tenda. Mi svegliai con un “raspare” sospetto vicino alla tenda. Il primo pensiero fu ORSO??? Il respiro mi si bloccò in gola, per fortuna il raspare lentamente si allontanò: non era lui! Ma questa è la magia della notte in montagna.

  7. supeimonti il28 settembre 2012

    Mi vien voglia di affrontare una nuova “impresa” fra le amate montagne.

  8. francom19 il27 settembre 2012

    vien voglia di caricarsi zaino e tenda e partire

  9. escursionando il26 settembre 2012

    Complimenti.bellissimo Racconto.Mandi

  10. sandrin il26 settembre 2012

    veramente un bel racconto di avventure passate insieme!!

  11. Stefano il25 settembre 2012

    troppo bei… sai roba… complimentoni… letto e riletto!

  12. Giulia Giorgi il25 settembre 2012

    Bravo Lorenzo, racconto molto emozionante!

  13. Mario il25 settembre 2012

    Che stupenda narrazione della semplice e genuina vita montana.

  14. Diego il25 settembre 2012

    Mamma mia quanti ricordi…mi ritornano in mente le tante avventure montane vissute!!!

  15. Nadia il25 settembre 2012

    E bravo Lorenzo e il suo coraggioso gruppo di Cavre!!!! Non ti avevo “riconosciuto” ma son felice di incontrarti anche qui!
    Ps. il pernottamento in bivacco e tenda mi manca…proprio per paura di qualche visita notturna!!!…e ora pure del corvo a tre zampe!!!
    Nadia

  16. dolceforno il25 settembre 2012

    Magico! Come le notti sui monti..! Bellissimo e verissimo! W le Cavre!

  17. cavrabubez il25 settembre 2012

    Grandi Cavre!!

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