La valle degli ultimi

di Vittorino Mason (Castelfranco Veneto, TV)

C’è una valle che più di altre ritorna nei miei pensieri e, da quando l’ho scoperta, la frequento spesso.

Sarà per quei due, tre amici, ormai vecchi, che di tanto in tanto vado a trovare per ascoltare i loro racconti, sarà per le vicende e le storie che conserva, o forse per quella sua triste e sconsolata solitudine.

La Val di Seren, posta a nord del Massiccio del Grappa, è una valle che mi sta a cuore perché è come un’icona, il museo all’aperto di una storia scomparsa ma di cui ancora si può leggere traccia. In questa valle, nelle poche anime rimaste, vedo tutto ciò che ho perduto: la mia storia, la mia terra, la mia campagna, il mio paese, le mie radici. Mi piace camminare da quelle parti, soffermarmi a chiacchierare con qualche vecchio, stare lì in un prato ad ascoltare gli uccelli, il vento e poi il rintocco delle campane. Tutto ha un altro tempo in quei luoghi.

A Pian della Chiesa c’è una vecchia casa, ci abita un’anziana dai lunghi capelli bianchi raccolti a treccia. È sempre lì, seduta sulla panchina, ad aspettare che arrivi qualcuno, oppure a sbirciare dalla finestra socchiusa. Attende, conta i minuti, ascolta i rintocchi delle campane, guarda i gatti e i gerani rossi sul balcone aspettando la sua ora. Non è rimasto nessuno a farle compagnia.

Sembra di stare in un altro mondo quando si è in quella piazza assolata dove tutto sembra essersi fermato; è come se il passato fosse stato coperto dal silenzioso e selvaggio abbraccio della vegetazione circostante e l’umanità scomparsa, scappata via, morta, dimenticata. Ma lì, tra le pietre delle case, qualcuno annaffia e le rose di maggio ancora profumano. Una voce intona un canto soave e par di stare in paradiso.
Verrebbe voglia di trasferirsi lì, per ritrovare un altro spazio-tempo, per ritrovare un’armonia e una pace perdute, per ridare vita a questa piazza che un tempo, nelle sere d’estate, sarà stata una festa. Me la immagino con un giro di sedie, gli uomini e le donne seduti, i bambini in cerchio a giocare e a tirare tardi tra i voli delle rondini e l’ammiccare delle lucciole, i ragazzi più grandi a fare la corte alle ragazze.

Qualche giorno fa sono andato a trovare Luigi, il vecchio cantore di Pian della Chiesa, e lui, alla soglia degli ottantaquattro anni, parlando della sua valle mi ha detto:

«Guarda qua, un tempo qui vi erano quasi tremila abitanti, ora solo pochi vecchi. C’è solo un bambino! In questa valle che scende dal Monte Grappa, c’era un antico ghiacciaio che giungeva fino a novecento metri d’altitudine. I primi abitanti che si sono insediati, hanno lottato contro un ambiente difficile, riuscendo a costruirsi una casa e, attraverso mille sacrifici, vivere.
Guarda là – indica dal ballatoio verso i monti di fronte –, un tempo quei boschi erano tutti prati falciati, pascoli verdi, mentre ora siamo prigionieri della natura. Siamo stati sconfitti e nessuno ha più il coraggio di venire a vivere qui e a lottare per raccogliere i frutti dalla terra!
Sì, l’ignoranza e la povertà ci hanno condannato a una vita dura, fatta soprattutto di stenti. Anche sette mesi all’anno si faceva di transumanza! Avessimo potuto andare a scuola, le cose forse avrebbero preso un’altra piega. Ma la scuola era così lontana che tutti i bambini, invece che usare l’intelletto, hanno da subito usato i muscoli.
Guarda qua: oggi ci sono le strade, ma a chi servono se ormai non c’è più nessuno, se non a qualche turista? Un tempo sarebbero servite, quando bisognava fare molta fatica per spostarsi con grandi pesi sulle spalle. Maledetto il Duce! Mentre noi morivamo di fame, lui mandava le truppe ad invadere, sottomettere e ad uccidere gente povera come noi.
Tutta la politica e i suoi politicanti, che lo vogliano o no, passano attraverso tre proclami che rimangono sempre lettera morta: “Noi abbiamo fatto! Noi abbiamo intenzione di fare! Noi faremo!”
E guarda oggi, è come un tempo: quando c’è una crisi, per risolvere i problemi  loro parlano di guerra».

Ha proprio ragione il vecchio Luigi. Potesse ancora cantare messa in latino e fare il cantastorie, ma ormai, dopo le dipartite di tre vecchi compaesani nell’ultimo mese, è rimasto lui il custode della memoria storica di questo luogo.
Ora che per l’ennesima volta mi appresto ad andare via, a mettermi lo zaino in spalla e camminare per giorni alla ricerca di natura, silenzio e di una terra che mi sia madre, sento forte il valore di questa valle e di un luogo che ho perduto; non per un senso di patria, ma di identità.

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15 commento/i dai lettori

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  1. Redazione altitudini.it
    ezio Autore il8 febbraio 2013

    Grazie all’iniziativa ricordata (la Fondazione citata nel link, promossa da un visitatore della Valle che se n’è innamorato), sta crescendo l’interesse e la volontà di far qualcosa per la Valle di Seren, naturalmente compatibile col massimo rispetto dell’ambiente e delle tradizioni degli antichi nuclei abitati. Lo statuto della Fondazione e le sue finalità sono descritte nel sito citato. Domani pomeriggio, a Seren, un importante incontro degli aderenti all’iniziativa. Chi fosse interessato potrà incontrare (ore 16 circa, presso “sala della biblioteca”), consiglieri e (presumo) Presidente
    Un saluto da Porcen

    • Redazione altitudini.it
      chiarofiume Autore il11 febbraio 2013

      Leggo nel sito della Fondazione di un obiettivo che, per molte Valli, avrebbe bisogno di un ampliamento di orizzonte.
      Mi riferisco alla creazione dimostrativa, nelle Valli da indirizzare verso un cambiamento, di “punti di riferimento culturali” di tipo …..sociale naturalistico… magari in collegamento con altre associazioni anche altoatesine, oltre che ovviamente con organizzazioni e istituzioni del territorio.
      Per ampliamento di orizzonte potrebbe intendersi – mi chiedo – la graduale acquisizione della capacità di dare un senso pratico all’espressione ben nota: agire localmente pensando globalmente?

      • Redazione altitudini.it
        ezio Autore il13 febbraio 2013

        Sono convinto che chi ha avviato l’iniziativa e la maggior parte di chi ha aderito abbia ben presente questa visione e agisca con coerenza per la sua realizzazione. Il coinvolgimento di personalità di rilievo “mondiale”, da Leonardo Boff (le sue radici sono lì nella Valle degli Ultimi, e ha cercato di portare la “liberazione” anche agli Ultimi dell’America Latina) a Serge Latouche credo sia una conferma.

  2. Redazione altitudini.it
    chiarofiume Autore il8 febbraio 2013

    Come mai l’autore di questo post non interviene per rispondere ai commenti?

    • Redazione altitudini.it
      Red. ≈altitudini Autore il16 febbraio 2013

      L’utore del post, Vittorino Mason, ha espresso il desiderio di lasciare “fluire” i commenti al suo racconto, senza alcun orientamento da parte sua.
      la redazione di altitudini

  3. Redazione altitudini.it
    ezio Autore il7 febbraio 2013

    Non è utopia, Bruno: un po’ di vita potrebbe ritornare in Valle di Seren!
    http://www.valdiserenfondazione.eu/

  4. Lorena Magliocchetti il9 ottobre 2012

    io l’ho vissuta da quando avevo 10 anni per 35 anni e assicuro che in questa piazza la festa c’è stata, sono nati amori, amicizie ci siamo divertiti e il suo fascino rimarrà per sempre nella mia vita.
    E’ un luogo meraviglioso.

  5. Pro3LocoWT il4 ottobre 2012

    Cosa ci fa questa Valle degli Ultimi su una “Piattaforma per raccontare e discutere di montagna …. ” ?

    Potrebbe esserci a beneficio di chi volesse vedere un potenziale nel fatto di essere gli ultimi??

    Il ruolo che gli abitanti [reali e virtuali] di una Valle degli Ultimi,
    magari potenziale [come si legge nel commento di Chiarofiume],
    possono assumere GRAZIE ALL’USO COnsapevole, CO-ordinato e CO-responsabile DEL WEB,
    nello svolgimento di attività destinate a PROmuovere, PROteggere e PROgrammare il PROPRIO TERRITORIO, non è facile da COmprendere …

    [DOMANDA]
    ci si potrebbe provare [a COmprenderlo] cercando di COndividere l’evoluzione di una pagina web, iniziata da NON importa chi, realizzabile grazie a COntributi di persone rappresentative di NON importa quali interessi economici …
    ad esempio qualcosa di questo tipo:
    https://plus.google.com/u/0/b/110363898125072935054/110363898125072935054/posts
    ??
    [FINE DELLA DOMANDA]

  6. Purtroppo così vanno le cose. Anche al paese di mio papà, Mione di Ovaro, in Carnia, la popolazione continua a diminuire. La Nidia della prima foto sembra un po’ mia nonna Giacomina, anche lei è andata a falciare fino in tardissima età. E lo stesso sua figlia, la zia Emilia che non sapeva dire una parola peggiore di “orca la peppa”.

  7. Cristina Scopel il2 ottobre 2012

    che meraviglia…..la valle tanto amata dal mio adorato Papà….

  8. Chiarofiume (@w2wai) il27 settembre 2012

    L’esistenza di strade non basta a ripopolare una valle, infatti Bruno dice giustamente che un’utopia pensarlo.
    Oggi la situazione che stiamo vivendo deve tener conto anche delle strade digitali.
    Ci sono “valli degli ultimi” potenziali, dove non si vive più la montagna perché si lavora in prevalentemente in fabbrica.
    In questo tipo di valli il ripopolamento dovrà essere preceduto da un processo di rieducazione all’uso della tecnologia [dell’informazione e della comunicazione]; e non possiamo permetterci di pensare che sia un’utopia; è ormai una condizione irrinunciabile per gestire in modo responsabile un bene comune.

  9. emilia il25 settembre 2012

    I vecchi ci insegnano sempre tante cose soprattutto quelli che si sono spesi tanto anche a costo di gandi sacrifici per la vita all’interno di una comunità dove hanno condiviso quelle cose importanti che oggi forse ci mancano. Per questo li guardiamo e li ascoltiamo con ammirazione e con passione, per il loro sano attaccamento alla terra e ai valori che li hanno sostenuti. I volti ci parlano di questo.

  10. Mario Salvatore Senatore il25 settembre 2012

    Volti di Persone mai vinte che esprimono col sorriso e con gli occhi una una ricchezza interiore che è patrimonio d’inestimabile valore. Il racconto è delicata carezza donata in uno struggente tramonto d’autunno.
    Mi chiedo comme possa crescere alto a rigoglioso un albero se gli si recidono le radici che dovrebbero affondare nell’humus della memoria…
    Mario Senatore – Salerno

  11. Bruno il25 settembre 2012

    Invece di pensare ad edificare nuove costruzioni, perchè non si cerca di incentivare il ripopolamento di zine come queste, visto che adesso, come dice Luigi, adesso ci sono le strade. Lo so: è un’utopia, ma non è un’utopia anche pensare di poter costruire all’infinito consumando il territorio ancora libero?

  12. Claudio Cavolla il25 settembre 2012

    Molto toccante! E la storia…si ripete. La Politica pigue si ingrassa ed il Popolo si estigue con dignità. Messaggio da divulgare per salvare la nostra bella Italia con la sua splendida Gente.Claudio

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