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La Val d’Ossola di Alberto Paleari e Livia Olivelli tra alpeggi e vigne. Un racconto di viaggio, al ritmo lento dei nostri passi, con oltre cinquanta escursioni.

Nella piovosa estate del 2014 Alberto Paleari e Livia Olivelli si sono messi in cammino lungo le valli dell’Ossola visitando apleggi, percorrendo sentieri, andando alla scoperta delle bellezze artistiche e delle bontà gastronomiche di una valle – l’Ossola . che merita di essere conosciuta più di quanto non lo sia.
Da questo cammino nasce “Ossola Bella e Buona – Sentieri e Sapori dal Monte Rosa alla Val Formazza” – un nuovo volume a cura di Monterosa Edizioni, a metà tra la guida escursionistica e il racconto di viaggio.
Un viaggio al ritmo lento dei nostri passi, che contiene più di cinquanta escursioni, la maggior parte delle quali adatte a tutti. Un viaggio che, inevitabilmente, passa per l’agricoltura di montagna, e dà voce a chi ancora resiste a condurre una vita faticosa, fatta di gesti antichi che si ripetono e si tramandano.
Qui parleremo del vino, e in particolare del Prunent, quasi un paradosso in una valle teoricamente non particolarmente vocata alla vinicoltura e che invece dell’Ossola è uno dei punti d’orgoglio.

SR_Ossolabellaebuonacover_01Qui di seguito un estratto del libro che sarà presentato presso la sede del CAI Milano in via Duccio di Boninsegna 21/23, mercoledì 3 giugno alle 20.45 con interventi degli autori.

“Le valli alpine che producono i vini migliori sono orientate da est a ovest o viceversa (Val d’Aosta, Valtellina, Vallese) e hanno un versante sud soleggiato, dove si coltiva la vite, e un versante nord ombroso, dove l’erba è più verde.

L’Ossola, cioè la valle della Toce, invece, tranne in un punto dove, tra Candoglia e Vogogna, è sovrastata dal roccioso versante sud dei Corni di Nibbio, inadatto alle coltivazioni, ha orientamento generale sud–nord e i pochi versanti coltivabili esposti favorevolmente sono la costiera tra Villadossola e il Calvario, esposta a sud-est, e gli sbocchi delle valli tributarie, cioè: Anzasca, Antrona, Bognanco, Divedro, Isorno e Vigezzo. La continuazione della valle della Toce, che poco sopra Domodossola prende il nome di Antigorio (nella quale fino a Crodo si coltiva ancora l’uva) e poi di Formazza, punta invece, dritta come l’ago magnetico di una bussola, verso il nord, infilandosi decisamente nel cuore della Svizzera. Non è quindi un caso che la maggior parte dei vigneti dell’Ossola si trovi all’inizio delle valli tributarie, e solo un paio di volte nella valle principale: presso Calice e in una piccola curva che l’Ossola fa poco prima di chiamarsi Antigorio, curva che l’obbliga a esporre per pochi chilometri un fianco a sud e a sud-est, nei pressi di Crevola e Oira. Anche l’ingresso della Valle Isorno, esposto a sud-ovest, nei pressi di Montecrestese e Masera, è favorevole allo sviluppo della vite.

Finora tutto bene, tutto perfetto; potremmo definire l’Ossola, a causa del suo orientamento: valle con scarsa vocazione per la viticoltura, metterci l’animo in pace e decidere che qui è impossibile fare un buon vino, o quasi. Tutto ciò sarebbe facile da affermare se non esistesse il Prünent, vino ottenuto dall’uva omonima, clone locale del nebbiolo.

Il Prünent è il vino più famoso e anche il migliore che si produca in Ossola, i suoi vigneti più antichi si trovano a Trontano, esposti soprattutto a ovest, a volte, ma raramente, a sud-ovest, ma spesso, come nella frazione Pello, che sta a Trontano come La Morra sta ad Alba, addirittura a nord-ovest. Tutto ciò è paradossale perchè succede in mezzo alle Alpi, non nell’assolata Sicilia.

Affascinato da questo paradosso, in una bella giornata di inizio maggio 2012, partii con Livia alla ricerca del vero Prünent. Il mattino ci dedicammo ai vigneti di Calice e visitammo il Monte Calvario. Al pomeriggio, quando il sole girò, scendemmo a valle, attraversammo la Toce sul Ponte della Mizzoccola e da Croppo salimmo in macchina a Trontano per la strada nuova.

Ci fermiamo a Crunesco ad ammirare i vigneti a pergola bassa, i cui pali di castagno sono così asciugati dal tempo da sembrare fossili. Le legature sono ancora fatte col salice, di cui troviamo una fascina di tralci messa a bagnare nella fontana per ammorbidirli. La strada si snoda, con larghi tornanti, su un dolce pendio disposto a balze, l’erba giovane è verdissima e la prime foglie si allargano elegantemente sulle viti. Ogni tanto compare qualche rustica casa di pietra coi caratteristici tetti di piode. Trontano sorge tra le vigne su una larga ondulazione del terreno, quasi un altopiano alle pendici del Tignolino, è un piccolo paese con una chiesa monumentale. Al centro passa la Ferrovia Vigezzina che unisce Domodossola a Locarno attraversando la Valle Vigezzo e, in territorio elvetico, le Centovalli. Sulla piazzetta presso la stazione s’affaccia la casa dipinta di rosa della Trattoria della Stazione.

E’ qui che con un bel piatto di tagliatelle ai funghi, seguito dagli ottimi formaggi nostrani, beviamo una bottiglia di Prünent del 2008 della ditta Garrone. Mi piace? Sì, anche se non al primo bicchiere, un po’ perché la bottiglia andava aperta qualche ora prima, un po’ perché è un vino a cui bisogna abituarsi. Certamente non si può dire che non abbia personalità: all’inizio lo trovo duro, forse troppo tannico, non so come dire, un po’ grezzo, ma potente e con enormi possibilità (e infatti mi è capitato poi di berne le annate successive e di notarne il costante miglioramento). Altri vini della stessa casa vinicola, affinati anche in barriques, sono più morbidi e facili, ma sono sicuro che di questo Prünent, vinificato tradizionalmente, senza tanti fronzoli e francesismi, ma solo attraverso la cura nella scelta delle uve migliori e nella lavorazione, prima o poi ci sarà l’annata eccezionale da cui uscirà un capolavoro.

Nel pomeriggio facciamo una breve passeggiata: attraversata la ferrovia prendiamo per i prati pianeggianti dietro alla chiesa, l’erba giovane di maggio è costellata di crochi e qua e là nel prato sorgono piccoli appezzamenti vitati a pergola. Con un ampio giro sull’orlo del piano passiamo sul versante vigezzino, boscoso, per poi sbucare a guardare l’Ossola su altri prati

inframmezzati ancora da pergolati e alberi da frutto in fiore. Attraversiamo la stradina asfaltata che scende a Pello, Ronco e Masera e ritorniamo alla chiesa parrocchiale e alla macchina passando presso il bianco Oratorio di San Giacomo (ore 0.30).

Scendiamo in macchina verso Masera dalla strada ripida e stretta di Pello, pensando che se fossimo a Beaune, in Borgogna, invece che a Trontano, le bellissime vigne che ci circondano sarebbero dei Crus, o dei Grands Crus Classés, e la torre detta di Fra Dolcino che si staglia nel cielo del tramonto, sarebbe uno Château. Per adesso Crus e Château a Trontano ancora non ce n’è, ma dategli tempo al Prünent, dategli solo un po’ di tempo.

Dal 2012 Livia ed io siamo tornati più volte a Trontano, una volta nella stagione dei funghi per una meravigliosa insalata di porcini freschi alla solita Trattoria della Stazione, mai però per la vendemmia, che qui si fa tardi, come si addice ai nebbioli.

Finalmente a metà ottobre 2014, da Ronco, all’ingresso della Val Vigezzo, saliamo verso Pello per la stradina ripida e a tornanti che ormai conosciamo bene. Posteggiamo dopo il primo tornante nel parcheggio poco sopra la Birreria del Vichingo e continuiamo a piedi, tagliando dove si può sulla vecchia mulattiera, i tornanti della strada asfaltata.

Le vigne sono una meraviglia, con grandi grappoli neri pronti a essere raccolti; Pello è annunciata da una villa signorile recentemente restaurata, circondata da pergolati con pilastri di sarizzo, dietro la quale si stende la conca di Domodossola e occhieggia la Weissmies.

Ci aggiriamo per il paesino curiosando tra i vigneti che qui sorgono tra le vecchie case di sasso (vignetiurbani, come quelli di Carema di cui raccontava Mario Soldati nei suoi Viaggi in Italia alla ricerca dei vini genuini) quando incontriamo un signore sorridente e abbronzato, credo poco più anziano di me, che attacca discorso con Livia con gli usuali preliminari sul tempo che oggi è così bello.

Il signore è molto gentile e ne approfitto per chiedergli com’è andata l’annata per l’uva, mi dice che quest’estate è stato un po’ un disastro, con tutta quell’acqua, ma a settembre ha fatto bello e “forse ci mettiamo una pezza”. Gli chiedo se tutti i vigneti che vedo intorno sono di prünent: no, no, mi risponde, c’è merlot, nebbiolo e prünent, mi spiega anche la differenza tra gli ultimi due; io conosco bene l’uva nebbiolo, inconfondibile per la pruina sugli acini e il grappolo compatto e alato, ma a dir la verità, malgrado le spiegazioni non riesco a distinguerlo dal prünent.

Gli raccontiamo (è uno dei pochi interlocutori incontrati durante i nostri giri nell’Ossola a cui l’abbiamo detto) che stiamo scrivendo un libro sui sentieri e la gastronomia ossolana ci piacerebbe fare delle fotografie della vendemmia, e lui, subito disponibile, ci chiede il numero di telefono per avvisarci, perché ancora non sa di preciso quando la farà, aspetta anche il Garrone per decidere. Solo che non abbiamo niente per scriverlo e diventa obbligatorio andare a casa sua a cercare una biro.

Entriamo in casa e ci accoglie la moglie, in cucina, col grembiule e le mani infarinate: sta facendo le tagliatelle con l’Imperia, la stessa macchina che aveva mia nonna, e di cui mi faceva girare la manovella quando ero piccolo. Si fanno le presentazioni, lui è il signor Pagani, la moglie ha gestito per anni l’Osteria di Ca’ Turbin sulla strada per la Vigezzo, ora è in pensione e all’osteria va avanti la sorella. Naturalmente ci offrono il caffè e ancora un po’ che stiamo qui va a finire che ci offrono anche il pranzo.

Salutata la simpatica coppia dei nostri nuovi amici ci avviamo in piano verso Creggio, dove si trova l’imponente torre, detta di Fra Dolcino, in realtà una torre di segnalazione. Ci arriviamo per una bella mulattiera nel bosco, che porta alla stazione del trenino della Vigezzina. Questa mulattiera inizia subito a monte della strada asfaltata, di fianco all’ultima casa del paese.

Ritorniamo sui nostri passi rinunciando a salire a Trontano perché abbiamo prenotato il pranzo al Ristorante Divin Porcello di Masera e non vogliamo farci aspettare.

Il ristorante è giustamente famoso, si mangia bene. Noi prendiamo l’antipasto tipico di salumi ossolani di loro produzione e la tagliata al rosmarino (saporita e tenerissima) con le patate al forno, saltando il primo. Dolci dimenticabili, come l’arredamento finto rustico. Il Prünent del 2011 è un piccolo capolavoro e il conto quello che ci aspettavamo, in linea con la categoria del locale.

Pochi giorni dopo il signor Pagani telefonò per avvertirci che stava vendemmiando. Io ero via in montagna. Ci andò Livia, che gli fece le foto che vedete qui a fianco. Non è una raccolta facile quella sotto le pergole, si fa fatica a stare sempre con le braccia in alto. Nella foto il signor Pagani toglie dal grappolo (lo fa per ogni grappolo) gli acini marci o solo brutti.”

Da “Ossola bella e Buona – Sentieri e Sapori dal Monte Rosa alla val Formazza” Monterosa Edizioni

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